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Immigrazione & dintorni

I benefici collaterali della pensione italiana

di

Dino Nardi

Come è noto a molti nostri lettori, sicuramente alla comunità italiana più anziana, la normativa previdenziale italiana in convenzione con la Svizzera ha permesso a tantissimi immigrati italiani di ottenere una pensione da parte dell’Istituto previdenziale italiano (Inps) grazie a una normativa, che si può tranquillamente definire, molto larga di maniche.

 

Infatti, fino al 2001, per ottenere una pensione da parte dell’Inps era sufficiente aver versato nelle assicurazioni sociali italiane anche solo una settimana di contributi e, successivamente, dal 2002 (con l’entrata in vigore degli Accordi bilaterali tra la Confederazione e l’Unione europea) un minimo di 52 settimane e aver poi maturato nell’Avs il periodo assicurativo mancante per raggiungere complessivamente l’anzianità contributiva/assicurativa prevista dal sistema previdenziale italiano per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia per anzianità o per limiti di età. Tuttavia, a fronte dei tantissimi che hanno fatto valere questo diritto e ottenuto la pensione di vecchiaia in convenzione internazionale da parte dell’Inps – sia pure di un importo molto ridotto, in gran parte dei casi, essendo calcolato ovviamente solo sulla contribuzione versata in Italia – vi sono stati anche immigrati che hanno rinunciato a presentare questa domanda di pensione italiana per pigrizia e per la consapevolezza che, comunque, avrebbero avuto diritto a un importo mensile di pochi euro.

 

Di questo comportamento di molti immigrati italiani ne sono stato testimone nella mia attività professionale nel patronato Ital Uil e come relatore nelle tante assemblee informative sui temi socio-previdenziali organizzate da Unia un po’ ovunque in Svizzera. Addirittura a niente serviva insistere per convincere queste persone a presentare, in ogni caso, la domanda di pensione – nonostante l’ammontare “ridicolo” (come veniva sprezzantemente definito da loro) che si sarebbe percepito – ribadendo il concetto che comunque era assurdo rinunciare al diritto a una prestazione che in futuro poteva, magari, assumere una valenza maggiore. Per esempio, già allora, rimpatriare il titolo di pensionato Inps dava diritto all’assistenza sanitaria gratuita da parte del Servizio sanitario nazionale italiano.


Ebbene, lupus in fabula, a decorrere da quest’anno (in virtù di una norma inserita nella Legge di Bilancio 2021 dello Stato italiano) tutti i residenti all’estero, quindi non solo i cittadini italiani – titolari di una pensione italiana ottenuta in convenzione internazionale che possiedono un’abitazione in Italia non affittata a terzi – beneficeranno di uno sconto del 50% sull’Imposta Municipale sugli Immobili (Imu) e di due terzi sulla Tassa dei rifiuti (Tari). Un beneficio economico non da poco visto l’ammontare abbastanza oneroso di quei due tributi, specie per quanti devono vivere in Svizzera con il solo reddito della pensione Avs. Tanto che adesso – come apprendiamo dagli operatori dell’Ital Uil – vi è la corsa al patronato per presentare la domanda di pensione di vecchiaia italiana da parte di quegli immigrati che, a suo tempo, vi avevano rinunciato e che vorrebbero avvalersi di questi sconti su Imu e Tari. Meglio tardi che mai!

Pubblicato

Giovedì 4 Marzo 2021

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