I banchieri e i "nomadi"

Lunedì il Gran consiglio ticinese ha deciso che il segreto bancario dev’essere ancorato alla Costituzione federale. Lo stesso giorno 260 cittadini rumeni di etnia Rom, la metà dei quali minorenni, erano tenuti prigionieri del Centro per richiedenti l’asilo di Chiasso, come fossero criminali. Due notizie diverse, unite da un’unica logica, quella di un disumano egoismo che si sta diffondendo fra la classe politica e le autorità ticinesi. Una logica esplicitata dal solito leghista di turno, Rodolfo Pantani, che, interrogando il Municipio di Chiasso sulla presenza dei Rom in città, osserva: «con queste situazioni è inutile parlare di rilancio economico della nostra piazza commerciale e finanziaria». Dunque per salvare la piazza finanziaria ticinese occorre fissare nella Costituzione la tutela del segreto bancario. Così facendo lo si eleva a fondamento della nostra identità nazionale. Ma il segreto bancario equivale ad un’istigazione all’evasione fiscale per i grossi patrimoni stranieri. In altri termini riconosciamo nell’azzeramento del principio di solidarietà fra ricchi e poveri, che sta alla base di ogni moderno sistema fiscale, uno dei motivi per i quali vale la pena che la Svizzera esista. Già basta per inorridire. Ma ben più osceno è il comportamento dalle nostre autorità nei confronti dei Rom giunti nelle scorse settimane a Chiasso. Accolti dalla polizia come fossero una minaccia per l’ordine pubblico, dapprima li si è voluti ammassare in un ex fortino militare sotterraneo a Mollis, e ci si è meravigliati che non fossero d’accordo. Poi, rispediti a Chiasso, gli si è proibito di chiedere l’elemosina nelle strade, che non sta bene. Infine li si è rinchiusi dietro una rete metallica con filo spinato, negando loro la più elementare delle libertà, quella di movimento, come fossero dei criminali. Tutto per proteggere la popolazione dalle “molestie” dovute alla loro presenza: e questo benché i chiassesi abbiano dimostrato molto più equilibrio delle autorità di polizia e degli stranieri, non scendendo al loro livello d’isterismo. Qualcuno dice che è nel rapporto degli svizzeri col denaro che si riconosce il nostro vero carattere. Allora la lezione è duplice. Da un lato il Ticino è diventato profondamente antisolidale. Dall’altro, se è vero che nello Stato liberale è concesso a tutti chiedre l’elemosina, ci stiamo pure scoprendo radicalmente illiberali. In Ticino i tempi si fanno sempre più bui.

Pubblicato il

11.10.2002 00:30
Gianfranco Helbling
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