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I Secondos-plus ci riprovano

di

Silvano De Pietro
Il 12 febbraio prossimo a Zurigo si voterà per eleggere i nuovi organi comunali della città: il consiglio comunale (il “Gemeinderat”, legislativo) ed il consiglio municipale (lo “Stadtrat”, esecutivo). Gli equilibri politici non dovrebbero subire grossi scossoni: in ambedue i consigli la maggioranza dovrebbe tranquillamente rimanere di centrosinistra. Nel legislativo, su 125 seggi, attualmente 49 sono occupati dai socialisti (Pss), a cui se ne aggiungono 13 dei verdi ed alternativi, e 20 dei democristiani (Ppd ed evangelici). Nel Municipio, su nove membri, 4 sono socialisti (compreso il sindaco), uno è verde, tre sono radicali ed uno è senza partito. La nota più curiosa, che vivacizza un po’ la campagna elettorale, è la sfida lanciata dall’Udc candidando un manager di banca, Roger Liebi, alla carica di sindaco. A sinistra, la nota più interessante è però quella offerta dagli stranieri naturalizzati, immigrati di prima o seconda generazione, che puntano ad allargare la loro rappresentanza in consiglio comunale. Ce ne sono un po’ in tutti i partiti; ma nelle formazioni “borghesi” sono quasi sempre di terza generazione, oriundi italiani, senza più grandi legami con la cultura d’origine (in genere non parlano neppure l’italiano). A sinistra, invece, spicca il gruppo “Secondos-plus”, attivo nell’ambito del Ps cittadino. Non sono più di origine soltanto italiana, ma tra loro ci sono rappresentanti di quasi tutte le culture più presenti a Zurigo. Nel 2003 i Secondos-plus avevano presentato una loro lista indipendente per l’elezione in Consiglio nazionale. Nessuno di loro è stato eletto, ma hanno fatto un bel po’ di rumore e si sono fatti conoscere. In città, invece, quattro di loro erano già stati eletti nel 2002 in consiglio comunale: Salvatore Di Concilio, sindacalista di Unia; Fiammetta Jahreiss-Montagnani, insegnante; Massimo De Salvador, ingegnere informatico; Kyriakos Papageorgiou, economista. Ora, a candidarsi per il consiglio comunale sono in 16: i quattro uscenti più altri 12. Tutti motivati e convinti. A poche settimane dalle elezioni, abbiamo chiesto a Salvatore Di Concilio di commentare con un’intervista questo che si profila come un ulteriore passo avanti dell’organizzazione dei Secondos-plus. “Eletti almeno in cinque” Salvatore Di Concilio, su 16 candidati 12 sono nuovi. Sono anche privi di esperienza? No, perché alcuni di loro avevano già fatto esperienza di campagna elettorale: un paio erano sulla lista dei Secondos per il Consiglio nazionale. Perché siete sulla lista del Ps e non avete presentato una vostra lista autonoma? Perché, con il nuovo sistema elettorale a Zurigo, le liste piccole devono ottenere almeno il 5 per cento dei voti per avere un seggio. Quindi, all’interno del Ps facciamo una campagna per i nostri candidati dei Secondos. Con quali obiettivi politici? Far parte di questo gruppo dei Secondos-plus, significa sentirsi in qualche modo legati alle proprie origini. Da qui l’attenzione ai bisogni di quella parte della popolazione da cui provengono. E lo si vede nel modo in cui, quelli che hanno già una carica pubblica, fanno politica: s’interessano di più ad alcuni problemi della popolazione degli immigrati, come quelli relativi alla formazione scolastica ed alla formazione professionale. In pratica, formano un piccolo gruppo “di pressione”, per così dire, all’interno del consiglio comunale. Anche nel Ps e tra i candidati socialisti formate un piccolo gruppo a sé? Sì. Ma questa volta ci sono candidati con radici straniere, come noi, anche nelle liste degli alternativi e dei verdi. Avete contatti? Sì, con alcuni di loro. Però non sono numerosi come voi… Sono anche numerosi, ma non hanno molte possibilità, perché sono liste piccole: gli alternativi, per esempio, sono pochi. Invece noi abbiamo la possibilità, questa volta, che ancora un paio di noi vengano eletti. Quindi sarete eletti in 6? Sì, almeno in cinque. Questa è la mia previsione. Quanti anni sono che i Secondos vengono candidati in modo così organizzato? Nel 2003 abbiamo fatto una lista separata per il Consiglio nazionale. Ma già in precedenza si faceva campagna per i naturalizzati che si erano candidati nelle liste del Ps. Col tempo, però sta maturando una certa esperienza, oggi c’è più conoscenza e consapevolezza dei problemi politici e sociali della città, e speriamo che pian piano prima in città e poi negli altri parlamenti ci siano più persone di origini straniere. Allora farete una lista anche per il parlamento cantonale, che sarà rinnovato l’anno prossimo? A livello cantonale finora non si è fatto niente, ma ci sono dei candidati che sono figli o nipoti di immigrati. Però non sono ancora organizzati come gruppo, anche se noi del gruppo Secondos-plus del Ps stiamo cercando di contattarli. Proprio il mese scorso abbiamo fatto un po’ di campagna elettorale per uno che si era candidato come giudice distrettuale. Abbiamo però contatti anche in altri cantoni, come quello di Lucerna, dove ci sono persone che hanno le radici nell’immigrazione e fanno politica a favore dei migranti. Insomma, quello che vi contraddistingue, in qualunque lista o località vi candidiate, è l’obiettivo politico comune a favore dell’immigrazione. Giusto. E cominciamo ad essere in tanti. Bisogna tener conto che soltanto negli ultimi dieci anni ci sono stati più di 300 mila stranieri che hanno preso il passaporto svizzero. E questi costituiscono un potenziale elettorale e anche una parte importante di popolazione che vogliamo più integrata nella politica svizzera. Con quale criterio le candidature sono distribuite in uno o nell’altro quartiere della città? Ciascuno dei 12 quartieri rappresenta una circoscrizione elettorale. Uno può candidarsi in qualunque circoscrizione, ma naturalmente lo fa dove vive, dov’è più conosciuto. Però non sembra che nei quartieri più popolari ci siano, per esempio, più candidati con nomi italiani. C’è un rapporto di rappresentanza tra l’origine dei candidati e la maggioranza degli immigrati del quartiere? Quando non c’è corrispondenza, è perché probabilmente non avevamo in quel quartiere nessuno con l’esperienza e la volontà necessarie e che fosse anche rappresentativo. Va però detto che questa volta il Ps ha voluto dare molto peso alla presenza dei turchi e dei curdi. A Basilea, per esempio, sono stati eletti addirittura cinque candidati di origine turca e curda. L’età media dei 16 candidati è di quasi 40 anni (i più giovani sono due ragazze di 29 anni). Per essere dei secondos, non sono un po’ troppo anziani? Il gruppo si chiama Secondos-plus; e il “plus” vale per la prima generazione, a cui apparteniamo ancora in parecchi. Abbiamo tuttavia chiamato quest’organizzazione “Secondos” proprio perché quelli di seconda generazione saranno sicuramente più numerosi, più presenti, più attivi nell’ambito della politica svizzera. Col tempo, si potranno aggiungere anche quelli di terza generazione. Un’altra cosa che si nota è che questi candidati sono quasi tutti dei professionisti: ci sono un paio di economisti, due sociologi, un ingegnere, un architetto, due studenti universitari, un regista. Sono rappresentativi della seconda generazione? Sì, sono rappresentativi di quella parte dei secondos che s’interessano di politica, cultura, scuola, eccetera. Gli operai, i tecnici, gli impiegati, sono invece rappresentati di più nei sindacati. Il ricambio che si nota nel gruppo Secondos-plus, e che si rispecchia nella formazione di questa lista, vuol dire che quelli di prima si sono stancati e se ne sono andati? L’entusiasmo iniziale si va affievolendo? L’entusiasmo c’è. Il cambiamento, che pure c’è, è determinato da diversi fattori. Alcuni della prima generazione, anche per motivi d’età, si sono un po’ tirati indietro. Per altri invece si può parlare di un ricambio naturale: ci sono sempre dei giovani che si accostano e sui quali puntiamo a medio-lungo termine. Vogliamo pensare al futuro (e la scelta del nome, “Secondos”, lo dimostra) e questi giovani e meno giovani che s’interessano di politica, figli di immigrati, sono sempre più interessati e sicuramente col tempo li troveremo dappertutto, nell’ambito della politica, della cultura, dell’economia.

Pubblicato

Venerdì 20 Gennaio 2006

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