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Homo turisticus germanicus

di

Tommaso Pedicini
Quella appena iniziata sarà un’estate all’insegna delle cosiddette partenze intelligenti, giurano al ministero federale dei trasporti a Berlino. Basta con le invasioni di massa verso l’Europa meridionale, basta con le terrificanti code chilometriche sulle autostrade, tappa immancabile verso la meta del tanto agognato riposo: per i tedeschi – garantiscono al ministero – è cominciata l’era delle ferie differenziate per aree geografiche. Prima un Land, poi un altro, poi un altro ancora. Come dire: vacanze a singhiozzo. A una soluzione del genere, per la verità, ci avevano pensato già in passato, solo che, tra ripicche campanilistiche e oggettive difficoltà a coordinare la vita pubblica di ben 16 Länder, l’armonizzazione delle vacanze estive finora era sempre fallita. Per giungere a un compromesso questa volta si sono scomodati niente meno che gli stessi ministri-presidenti dei Länder e alla fine ecco l’accordo: gli abitanti della Baviera, del Baden-Württemberg e del Nord-Reno Vestfalia, le tre regioni più popolose, andranno in ferie in agosto, tutti gli altri a luglio. Se questa decisione rivoluzionerà il modo di fare vacanza dei tedeschi saranno i prossimi anni a dirlo. Per evitare però che le trasformazioni in atto cancellino il ricordo dell’ “Homo turisticus germanicus” che per tutta la seconda metà del ventesimo secolo ha imperversato sui litorali mediterranei, ecco alcuni appunti da tramandare, casomai, alle future generazioni. Fare di tutta l’erba un fascio non è né simpatico, né, tantomeno, scientifico, per cui distinguiamo. Di turista tedesco ne esistono almeno tre tipi: il barbaro, l’alternativo e il goethiano. Partiamo dalla categoria, ahimé, più diffusa, vale a dire il barbaro. Le sue abitudini vacanziere hanno dato addirittura luogo ad una specifica cinematografia: da “Der Stau” con Ottfried Fischer, al memorabile “Man spricht deutsch” di e con Gerhard Polt, a “Ballermann 6”. Coinvolto in un ingorgo apocalittico sull’autostrada del Sole o più comodamente intento a fare il pieno di birra sul lungomare riminese o maiorchino, il barbaro conserva sempre il suo inconfondibile aspetto: camicia fantasia, jeans tagliati a metà gamba (“Lederhosen” nella versione bavarese), calzino bianco di spugna, sandalo francescano, espressione tra l’aggressivo e lo spaesato. La vacanza di questa categoria di turista è talmente improntata al risparmio da sfiorare l’autarchia. Mercedes, Bmw, Volkswagen, caravan e roulotte vengono di solito riempiti fino all’inverosimile di vettovaglie acquistate in madrepatria. Così è facile assistere a intere famiglie tedesche che, noncuranti dei 40 gradi all’ombra, celebrano il rito domenicale dell’arrosto di maiale, accompagnato da innumerevoli boccali di Weißbier, in un ambiente dove tutto (dai nanetti da giardino, alla “Bild-Zeitung”, fino ai programmi di “Deutschlandfunk”) rispecchia fedelmente gli equilibri domestici. Laborioso, disciplinato, estremamente rispettoso delle gerarchie durante tutto l’anno lavorativo, una volta in ferie il barbaro, di solito, si scatena e cambia pelle. Diventa sguaiato, alza la voce, pretende che l’intero Paese che lo ospita si metta a sua completa disposizione, tanto da risultare alla fine molesto anche ai più tolleranti tra gli indigeni. Tra i luoghi preferiti dal barbaro per il rito delle vacanze: il Lago di Garda, la Riviera adriatica da Jesolo ad Ancona e l’isola di Maiorca. Ma anche tutte le mete esotiche del turismo sessuale. Ben altro tipo di turista è invece l’alternativo. Qui, in realtà, più che a un vacanziere vero e proprio ci troviamo di fronte a una scelta di vita. L’alternativo, di solito, ama definirsi tale, rispolverando i ricordi ingialliti della contestazione. Poco importa se oggi di mestiere fa l’ambasciatore o il ministro degli esteri e il suo orizzonte politico è l’Ulivo mondiale. L’alternativo, di norma, è proprietario di un cascinale ristrutturato nella campagna toscana e viticultore per passione. Ama definirsi gran conoscitore della sua patria d’elezione, ma in realtà le sue conoscenze geografico-culturali si limitano alla zona del Chianti. Un principiante, specie se paragonato al goethiano. I goethiani sono pochi, specie se confrontati coi barbari, ma costituiscono la tradizione più nobile e antica del tedesco da esportazione. Sulla scorta del loro poeta nazionale, i goethiani conoscono e amano il Paese meta dei loro viaggi (l’Italia ma non solo) più dei suoi stessi abitanti, possono permettersi di girare le città d’arte senza guide turistiche: sono loro le guide più preparate. Il loro affetto è sconfinato e indistruttibile, riescono a trovare affascinante e struggente persino uno scippo. Purtroppo il loro amore incondizionato non è quasi mai ricambiato. Tre diversissime specie di vacanzieri insomma, eppure tutte riconducibili alla comune definizione di “Homo turisticus germanicus” per l’assicurazione Adac (per i casi di incidente, malattia o rimpatrio della salma) che ogni tedesco, senza eccezione, sottoscrive prima di lasciare la Germania. E tutte di fronte all’incognita delle partenze intelligenti.

Pubblicato

Venerdì 11 Luglio 2003

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