L'editoriale
Anche i vecchi hanno diritto di vivere

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In Svizzera la popolazione anziana non gode della necessaria considerazione e del dovuto rispetto. È l’amara constatazione che ci viene di fare guardando a come la politica sta agendo sul fronte del sistema pensionistico e su quello della pandemia. Due questioni certamente molto diverse tra loro ma che vanno entrambe a incidere sul diritto alla vita delle persone: a una vita dignitosa e in salute. L’allungamento della speranza di vita, reso possibile dagli straordinari progressi della medicina, è una conquista straordinaria ma che viene da un lato usata per far lavorare la gente più a lungo e dall’altro sacrificata sull’altare delle libertà economiche.

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15.12.21

L'ultima edizione

15 Dicembre 2021

Ultime rubriche

Lavoro & dignità
Striscione sul tetto del deposito Dpd a Giubiasco contro i licenziamenti dei corrieri che chiedono condizioni di lavoro dignitose

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Sui tetti per difendere il lavoro a condizioni dignitose. E il diritto costituzionale della libertà di affiliazione sindacale. È il gesto simbolico forte  a cui sono ricorsi operai e sindacalisti questa mattina, arrampicandosi sul tetto del deposito Dpd in Ticino a Giubiasc, posando lo striscione “Reintegro subito!”. Una protesta contro i licenziamenti selettivi di quattro corrieri, colpevoli di essere membri attivi del sindacato Unia e per aver "osato" chiedere condizioni di lavoro dignitose.

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13.01.22
Diritti violati
Unia chiede la reintegrazione di quattro autisti, "colpevoli" di essere nel sindacato. Lanciata una petizione

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DPD deve smetterla di violare i diritti sindacali del personale e di punire chi li esercita. È la richiesta contenuta in una petizione promossa dal sindacato Unia all'indomani di un ennesimo atto ostile da parte dell'azienda specializzata nella spedizione di pacchi, che con un meschino stratagemma si è sbarazzata di quattro lavoratori impegnati nel sindacato. Lavoratori che vanno immediatamente reintegrati, recita il titolo della petizione lanciata oggi e che può essere firmata online (cliccare qui).

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11.01.22
Lavoro & Giustizia

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Oggi non ordinate cibo da Divoora. Per un duplice motivo. Il vostro cibo, semmai dovesse arrivare, lo farà con estremo ritardo. Un ritardo dovuto al secondo motivo, decisamente più nobile: non ordinando a Divoora esprimerete la vostra solidarietà ai loro dipendenti, oggi in agitazione sindacale. Le motivazioni dell’agitazione le hanno espresse a viva voce le corriere e i corrieri di Divoora in una conferenza stampa in Piazza Riforma di Lugano. «Siamo persone con famiglie, onesti e svolgiamo il nostro lavoro con dignità. Siamo arrivati a Natale, affranti e frustrati, con salari miseri. Pretendiamo dall’azienda che ci paghi tutte le ore per cui siamo a disposizione e un contratto dignitoso e legale» ha riassunto un corriere in Piazza Riforma a Lugano.

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23.12.21
I sans papier in Svizzera

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Il 25 aprile 2001, con l'occupazione di una chiesa a Losanna, i sans papiers sono entrati per la prima volta nell’agenda politica elvetica. La solidarietà in questi 20 anni nei loro confronti non è mancata. Ma la loro condizione di fondo non è cambiata: sono molto richiesti come forza lavoro ma non hanno il pieno diritto di esistere all’interno della società svizzera. Ma in alcune città svizzere nascono progetti interessanti.

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21.12.21
Lavoro e salute

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Molti sono oramai i Paesi che stanno passando a un orario lavorativo settimanale più breve, con benefici su vari fronti. Anche in Svizzera qualcosa si muove, ma per uno dei Paesi con la media oraria più alta d’Europa il cambio di mentalità sarà tutt’altro che facile. Ne abbiamo discusso con Eleonora Fontana, psicologa e psicoterapeuta del Laboratorio di psicopatologia del lavoro di Lugano.

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15.12.21
Lugano

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La parola fine non è ancora stata scritta. La chiusura delle indagini sulla demolizione dello stabile del centro sociale autogestito luganese il Molino nella notte di maggio, può considerarsi la fine di un capitolo, ma non dell’intera questione. Almeno un paio d’incognite restano tuttora aperte. La prima, la vertenza giuridica avrà molto probabilmente un seguito con l'inoltro dei ricorsi alle varie istanze. Non convince chi ha subito la demolizione né una parte significativa dell'opinione pubblica. area ha sottoposto alcune criticità dell'inchiesta al Procuratore generale nell'intervista che segue.

In secondo luogo, la questione dell'autogestione tornerà, presto o tardi a manifestarsi nel luganese. E l'autorità politica sarà costretta a confrontarvisi nuovamente.





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15.12.21
Libertà di stampa

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Attacco alla libertà di stampa o equivoca sentenza giudiziaria? È un fatto inedito quanto ieri ha coinvolto il servizio pubblico d’informazione, la Radiotelevisione di svizzera italiana (Rsi). Inedito e per certi versi preoccupante. Una decisione giudiziaria impediva alla Rsi di esercitare il diritto alla cronaca, informando il pubblico del rinvio a giudizio in Italia del municipale luganese Tiziano Galeazzi (Udc).

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16.12.21
Quarto potere

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Contro il pacchetto di aiuto ai media varato dal Parlamento lo scorso giugno è stato lanciato un referendum da un comitato di destra. In un con - testo di crisi generale della stampa, aggravata dalla situazione pandemica, la votazione del prossimo 13 febbraio sarà decisiva per la sopravvivenza dei giornali più piccoli e attivi a livello regionale, oltre che per la stampa associativa di cui fa parte anche area. La battaglia è già molto accesa, anche perché i referendisti hanno ricevuto il sostegno di associazioni economiche del calibro di Economiesuisse. Facciamo il punto della situazione e cerchiamo di capire come è composto oggi il paesaggio giornalistico in Svizzera. 

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20.12.21
Lavoro & Dignità

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Il sistema Dpd vissuto dall’interno. Grazie alla testimonianza di Tommaso*, ex dipendente, possiamo descrivere le ripercussioni fisiche e psichiche del sistema aziendale sui lavoratori, fondato sullo sfruttamento dei corrieri in subappalto. «La giornata iniziava con l’ambiente infernale del magazzino Dpd di Giubiasco. Alle sei eravamo tutti lì. C’eravamo noi, i trentacinque corrieri suddivisi fra i tre padroncini subappaltori di Dpd, attorniati dai loro capetti la cui unica funzione è quella di spronare noi corrieri a correre, correre, senza fermarci mai. Spronare non è la parola giusta. Ad insultarci, denigrarci affinché fossimo sempre più veloci, perché fruttassimo loro sempre di più. Lo sfogo era a cascata, dal padroncino al capetto, dal capetto ai corrieri, dal corriere fisso a quello ingaggiato a ore. L’aria era densa di aggressività. La stanchezza faceva sì che ci si odiava l’uno con l’altro, senza una vera ragione. Due ore d’inferno quotidiane a caricare i pacchi nel furgone pronto per partire con le 150 o più consegne di quel giorno. Ai piani alti, la direzione del magazzino, i soli alle dipendenze dirette della Dpd. “I vostri problemi non mi riguardano” rispondeva a noi corrieri il direttore di allora (poi sostituito). “Parlo solo coi padroncini, gli unici con cui abbiamo un contratto”».

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02.12.21

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Ieri ricorreva la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una forma di violenza tra le più diffuse al mondo e che coinvolge individui, famiglie e intere comunità. Se è vero che colpisce tutte le donne indistintamente, spesso la violenza che colpisce quelle migranti richiede una lettura del fenomeno molto più articolata, poiché la vulnerabilità delle loro condizioni e del loro statuto raddoppia. È perciò fondamentale garantire un accesso tempestivo a servizi adeguati sul territorio a queste donne: nessuna va lasciata sola, nessuna va abbandonata al proprio destino senza protezione.

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26.11.21

Ancora increduli, rattristati e indignati per la decisione del Consiglio di Stato ticinese di negare al nostro fratello e compagno Arlind Lokaj il diritto di continuare a vivere nel paese dove è nato, dove ha la sua mamma, la sua ragazza e i suoi amici più fraterni e dove tra pochi mesi potrebbe incominciare un apprendistato, gli “Amici di Arlind” lanciano un accorato appello a tutta la popolazione ticinese affinché si mobiliti in favore di questo bravo ragazzo di soli 17 anni che non ha mai fatto del male a nessuno ma che il nostro Governo vorrebbe espellere dalla Svizzera e rispedire in Kosovo, nel suo paese di origine dove però non ha più alcun punto di riferimento.

 

Perché non dare ad Arlind la possibilità di vivere una vita normale in Ticino invece di cacciarlo in un tunnel di cui non si vede l'uscita? Solo perché secondo la legge la domanda per il ricongiungimento familiare è stata presentata tardivamente? Chiediamo umilmente ai cittadini ticinesi di rispondere a queste domande e di provare anche solo per qualche minuto a calarsi nei panni di un Arlind o in quelli del genitore di un Arlind. Tutti coloro che proveranno un sentimento d'indignazione per la decisione del Consiglio di Stato, sono invitati/e a partecipare ad una


Manifestazione di protesta

ARLIND È UNO DI NOI E CON NOI DEVE RESTARE!

martedì 15 aprile alle 17.30

a Bellinzona -Piazzale della Posta-


 

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10.04.14
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