L'editoriale
Fuori onda

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Fino a quando la Svizzera potrà permettersi la sua proverbiale “prudenza” nell’affrontare la nuova ondata pandemica che come un ciclone sta investendo l’Europa e inducendo i governi dei paesi vicini ad adottare nuove drastiche misure per cercare di contenere il dilagare di nuove infezioni? Non per molto se vogliamo evitare un nuovo inverno da incubo per gli ospedali, per l’economia e per l’intera società.
In tutto il continente il quadro epidemiologico è in continuo peggioramento, in termini di infezioni, di ricoveri e di decessi, da ormai un paio di mesi: la situazione è considerata dall’Oms «molto preoccupante» in una decina di paesi. E in diversi hanno già introdotto (e altri lo stanno per fare) pesanti restrizioni di varia natura: il confinamento dei non vaccinati (possibilità di uscire di casa solo per attività essenziali come fare la spesa o andare dal medico) è già realtà in Austria, in diversi Länder tedeschi l’accesso a bar e ristoranti è consentito solo agli immunizzati e in Italia si sta discutendo una soluzione simile, la Francia ha chiuso le frontiere ai no-vax mentre l’Olanda è già in lockdown: chiusura alle 20 di bar e ristoranti, alle 18 dei negozi non essenziali ed eventi sportivi a porte chiuse.

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18.11.21

L'ultima edizione

2 Dicembre 2021

Ultime rubriche

La violenza di genere colpisce tutte, ogni giorno. Anche le donne migranti

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Ieri ricorreva la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una forma di violenza tra le più diffuse al mondo e che coinvolge individui, famiglie e intere comunità. Se è vero che colpisce tutte le donne indistintamente, spesso la violenza che colpisce quelle migranti richiede una lettura del fenomeno molto più articolata, poiché la vulnerabilità delle loro condizioni e del loro statuto raddoppia. È perciò fondamentale garantire un accesso tempestivo a servizi adeguati sul territorio a queste donne: nessuna va lasciata sola, nessuna va abbandonata al proprio destino senza protezione.

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26.11.21
Donne
Non avere voce in capitolo sul proprio corpo al momento del parto e dover subire in silenzio protocolli medici non necessari è una forma di abuso

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Oggi ricorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, lo stesso giorno, le donne che ritengono di aver subito violenza durante il parto, la gravidanza o il puerperio, possono depositare una rosa nei luoghi dove è avvenuta questa violenza: è il Roses Revolution Day. Sì, perché la violenza contro le donne si manifesta anche così, in quello che dovrebbe essere uno dei giorni più belli della propria vita. Secondo uno studio pubblicato nel 2020, un quarto delle donne in Svizzera subisce una forma di violenza ostetrica durante il parto, con conseguenze anche importanti su mamma e bambino.

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18.11.21
donne e lavoro

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L’iniziativa per cure infermieristiche forti, che voteremo il 28 novembre, mette in luce le criticità del sistema sanitario svizzero con una carenza allarmante di personale. L’opinione pubblica se ne è accorta durante la pandemia, ma il problema persiste da tempo e per più motivi, tra cui condizioni di lavoro spesso insopportabili e non conciliabili con la vita privata. Il personale di cura – ci spiega lo specialista – paga il pedaggio di un retaggio storico che ha penalizzato e discriminato le professioni identificate al femminile.

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24.11.21
Lavoro & Dignità

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Otto scioperi, in altrettante località, nella medesima impresa nel pacificato mondo del lavoro elvetico è un fatto mai visto nel Ventunesimo secolo. I corrieri di Smood di Yverdon, Neuchâtel, Nyon, Sion, Martigny, Friborgo, Losanna e, infine, Ginevra sono entrati in sciopero, organizzati e sostenuti da Unia. Rivendicano il pagamento delle ore effettivamente prestate, l’indennizzo per l’impiego dei propri mezzi di trasporto, una migliore pianificazione dei turni e la fine delle sanzioni arbitrarie.

Questa protesta si aggiunge a quella intrapresa a livello nazionale dai corrieri in lotta da nove mesi contro il Sistema Dpd, fondato su zero dipendenti e ottanta ditte subappaltanti, che consentono di eludere la responsabilità quale datore di lavoro diretto.

In Ticino poi spira vento di ribellione in un'altra ditta di consegne cibo, la ticinese Divoora. Un repentino cambio contrattuale imposto ai lavoratori nel giro di 24 ore pretende di non riconoscere il tempo di lavoro del dipendente a disposizione dell'azienda.



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18.11.21
Salute & Giustizia

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Mentre nei paesi ricchi imperversa, fomentato dai media, il dibattito tra provax e novax, nel mondo continuano a morire ogni giorno migliaia di persone a causa del coronavirus. Le donazioni di vaccini ai paesi poveri non sono assolutamente sufficienti per coprire il fabbisogno e le tonnellate di fiale in scadenza sono destinate alla discarica.

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18.11.21
L'intervista

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L’ambito degli appalti pubblici assieme a quello dei permessi è uno di quelli che si presta maggiormente alla corruzione. A titolo di esempio, l'Ufficio federale delle strade (Ustra) ha firmato nel 2020 contratti per 1,9 miliardi di franchi. Le ciffre, insomma, sono elevate e le imprese che concorrano attratte da questi guadagni sono molte. Il rischio di corruzione, però, è dietro l'angolo. Lo dimostrano alcuni casi recenti: le condanna di due ex funzionari dell'Ustra nell'ambito degli appalti sul Sempione e di un ex collaboratore della Segreteria di Stato dell'economia (Seco) corrotto in cambio di centinaia di commessse per del materiale informatico. Di fronte a questa situazione, cosa prevede la legge? Per saperne di più ne abbiamo parlato con Federica De Rossa, professoressa straordinaria di Diritto dell’economia presso l'Università della Svizzera italiana.


 

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17.11.21
Colletti sporchi

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Nel 2016, l’ombra della corruzione plana sui cantieri del Sempione. Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) arresta due dipendenti dell’Ufficio federale delle strade (Ustra) e il direttore di un’importante impresa vallesana. La vicenda si è conclusa quest’anno: i due ormai ex funzionari sono condannati, mentre la procedura nei confronti dell’imprenditore è archiviata. Oggi, grazie ai documenti che abbiamo potuto consultare, area è in grado di raccontare cosa si celava dietro ai grossi appalti pubblici in Vallese: un vero e proprio sistema di scambi di favori che potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di quanto avviene a livello nazionale.

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19.11.21
Covid e lavoro

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La narrazione della pandemia per essere completa non può fare a meno delle voci di chi si è ritrovato da un giorno all’altro, bardato da capo a piedi, a combattere contro un virus sconosciuto. Paura, preoccupazione, orrore, frustrazione, isolamento, solitudine, sofferenza e un carico enorme di lavoro. Un carico emotivo e fisico pesante amplificato da una mancanza di personale nel settore sociosanitario, che ha prodotto un cumulo di stress causato da turni lunghi, scarsa possibilità di recuperare le forze e la serenità. E poi quei morti portati via nei sacchi... Uno studio della Supsi dà la voce ai curanti nelle case anziani ticinesi.

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18.11.21
Donne

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Il 2021 non è ancora terminato e abbiamo già quasi raddoppiato il numero di femminicidi dello scorso anno in Svizzera: 25 contro 16 quelli compiuti, nove i tentativi (lo scorso anno i tentativi sono stati 5), di cui l’ultimo proprio in Ticino poche settimane fa. Lo stesso giorno una donna è stata uccisa dal marito nel Canton Ginevra. Il 18 ottobre una ragazzina di 12 anni è stata ammazzata dal padre nel Canton San Gallo, due giorni prima una donna è stata freddata in auto da un conoscente nel Canton Glarona e il 13 dello stesso mese una donna era morta per mano del marito a Zurigo. A questa triste lista si aggiungono due tentativi di femminicidio, uno è quello avvenuto in Ticino e l’altro nel Canton Soletta il 2 ottobre.
Non si tratta semplicemente di omicidi, ma di femminicidi e l’uso di questo termine è importante. Ne abbiamo discusso con Graziella Priulla, professoressa di sociologia della comunicazione all’università di Catania.

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03.11.21
Lugano

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Mente la politica o la polizia? Nessuno dei due, ha deciso il procuratore generale Andrea Pagani, proponendo l’abbandono dei capi d’imputazione nei confronti del vicecomandante della Polizia cantonale. Assolvendo così l'uno e l'altra. Nel corso dell’inchiesta, il poliziotto ha sempre sostenuto di aver informato le autorità politiche dell’ipotesi di demolire lo stabile, come puntualmente avvenuto la notte del 29 maggio durante lo sgombero del Centro sociale autogestito il Molino. Davanti al procuratore e all’opinione pubblica, i politici hanno invece ripetutamente negato di esserne stati a conoscenza. La questione di chi abbia mentito tra i politici o il poliziotto, rimarrà una domanda senza risposta sotterrata dall’assoluzione del vicecomandante.

 

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02.11.21

Ancora increduli, rattristati e indignati per la decisione del Consiglio di Stato ticinese di negare al nostro fratello e compagno Arlind Lokaj il diritto di continuare a vivere nel paese dove è nato, dove ha la sua mamma, la sua ragazza e i suoi amici più fraterni e dove tra pochi mesi potrebbe incominciare un apprendistato, gli “Amici di Arlind” lanciano un accorato appello a tutta la popolazione ticinese affinché si mobiliti in favore di questo bravo ragazzo di soli 17 anni che non ha mai fatto del male a nessuno ma che il nostro Governo vorrebbe espellere dalla Svizzera e rispedire in Kosovo, nel suo paese di origine dove però non ha più alcun punto di riferimento.

 

Perché non dare ad Arlind la possibilità di vivere una vita normale in Ticino invece di cacciarlo in un tunnel di cui non si vede l'uscita? Solo perché secondo la legge la domanda per il ricongiungimento familiare è stata presentata tardivamente? Chiediamo umilmente ai cittadini ticinesi di rispondere a queste domande e di provare anche solo per qualche minuto a calarsi nei panni di un Arlind o in quelli del genitore di un Arlind. Tutti coloro che proveranno un sentimento d'indignazione per la decisione del Consiglio di Stato, sono invitati/e a partecipare ad una


Manifestazione di protesta

ARLIND È UNO DI NOI E CON NOI DEVE RESTARE!

martedì 15 aprile alle 17.30

a Bellinzona -Piazzale della Posta-


 

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10.04.14
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