L'editoriale
Nel mirino dell'Udc ci sono i diritti
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Una crisi economica senza precedenti, esplosione della disoccupazione e del ricorso all’aiuto sociale, decine di migliaia di posti di lavoro a rischio, salari sempre più sotto pressione. Quella che sta uscendo, perlomeno ce lo auguriamo, dalla fase di pandemia è una Svizzera in grande difficoltà e tutte le previsioni ci dicono che in autunno andrà peggio. È dunque un contesto difficile quello in cui, subito dopo l’estate, si terrà la votazione popolare sull’iniziativa dell’Udc detta “per la limitazione”, un appuntamento politico cruciale per l’avvenire della Svizzera. E non solo per quello che concerne le sue relazioni economiche con l’Unione europea e la regolamentazione dell’afflusso di manodopera estera. Perché la vera posta in gioco il 27 settembre sono i diritti di tutte le salariate e di tutti i salariati che lavorano in questo paese, che siano immigrati, frontalieri,  lavoratori distaccati, residenti o cittadini svizzeri.
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26.06.20
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L'ultima edizione

26 Giugno 2020
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Ultime rubriche

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Colletti sporchi
Confiscati a due fratelli legati alla cosiddetta Banca della Camorra diversi milioni di franchi, diamanti e orologi.

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Hanno riciclato più di 10 milioni di euro d'origine criminale nelle banche ticinesi. Ma i colpevoli, persone considerate vicine alla criminalità organizzata napoletana, non andranno dietro le sbarre. Per lo meno in Svizzera. Come reso noto il 30 luglio da Gotham City, due fratelli italiani sono infatti stati condannati dal Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) a sei mesi di prigione con la condizionale. Una condanna che appare leggera, ma che va controbilanciata dall'importante confisca dei prodotti del reato: circa 8,6 milioni di franchi depositati sui conti bancari ticinesi, ai quali vanno aggiunti un milione di franchi e diverse centinaia di migliaia di euro in contanti, oltre a orologi e diversi diamanti, finiranno infatti nelle casse della Confederazione.

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02.08.20..
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Altri sguardi
L'antropologo ticinese Geremia Cometti sta studiando gli Yagan, una piccola comunità del Sud del Cile che si è rafforzata nella battaglia contro una multinazionale norvegese.

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Terra del Fuoco, Patagonia cilena. Un labirinto di isole e canali in prossimità dell'Antartide, in cui da oltre sei mila anni vivono gli Yagan, la comunità più australe del mondo. Oggi ne rimangono un centinaio che vivono nei pressi di Puerto Williams, base militare sull'isola di Navarino. Sterminati dai conflitti, dalle persecuzioni e dalle malattie infettive, gli Yagan resistono. Una resistenza che si è consolidata anche grazie ad una battaglia, vinta, contro una multinazionale del salmone che, con i suoi allevamenti intensivi, avrebbe distrutto quello che per gli Yagan è la loro terra: il mare.

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23.07.20..
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Salute e affari
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Perché un prodotto sospettato di essere dannoso per la salute, ritirato dal mercato americano, dovrebbe continuare a essere venduto in altri paesi? È la domanda centrale che diverse organizzazioni italiane e francesi attive sul fronte della difesa della salute hanno posto nelle scorse settimane, attraverso degli appelli, ai rispettivi ministri della sanità, in relazione alla problematica del talco contaminato da amianto. Una problematica nota da decenni e tornata prepotentemente di attualità alcune settimane fa.

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26.06.20
SwissCovid
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SwissCovid è operativa: anche il nostro paese ha la sua applicazione per il tracciamento dei contatti contro il coronavirus. Se i cittadini sembrano poco interessati, c’è chi storce il naso. Prudenza mette in guardia Amnesty International. Non mancano le voci critiche fra intellettuali e politici, che temono uno scivolamento verso società sorvegliate tecnologicamente. Tra loro l'ex senatore Plr Dick Marty.

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26.06.20
Vendita
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La vendita al dettaglio alimentare era uno dei pochi settori economici attivo durante la fase acuta dei contagi da coronavirus. Un periodo straordinario contrassegnato da tanto lavoro e stress psicologico per i dipendenti, ma anche dall’orgoglio di svolgere un lavoro essenziale per la comunità.  Un mestiere le cui condizioni non miglioreranno, di certo non nel breve termine, con la nuova legge e il Ccl cantonale.

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26.06.20
Il reportage
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In principio fu la Pecora Elettrica. Libreria, bar e luogo d’incontro, a fuoco due volte nel 2019, incendi dolosi dal forte retrogusto di criminalità organizzata. L’appello “Combatti la paura, difendi il quartiere” viene raccolto da centinaia di persone, che si incontrano in piazza e finiscono per fare rete. Si danno un nome: LAC, Libera Assemblea di Centocelle. E poi, è arrivata la pandemia.

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03.07.20
Lavoro & dignità
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Ci sono volute tre settimane di sciopero, ma alla fine il piano sociale è arrivato. Lo scorso maggio, la multinazionale americana Xpo (leader mondiale nella logistica coi suoi 10mila collaboratori), ha licenziato tutti i 32 dipendenti della filiale ginevrina dopo aver beneficiato nei due mesi precedenti dell’indennità pubblica del lavoro ridotto a causa della pandemia. Su mandato dei dipendenti, Unia ha chiesto un incontro per intavolare una discussione sul piano sociale per attenuare i danni economici dei licenziamenti. La multinazionale oppone un doppio rifiuto: Xpo non riconosce il sindacato ed esclude il piano sociale per mancanza di fondi.

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20.07.20
Italia
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Li hanno chiamati Stati generali, anche se Giuseppe Conte per sua fortuna non è Luigi XVI e non è affatto detto che quelli che si sono appena celebrati a Roma debbano essere gli ultimi, come capitò al re della Francia che sarebbe stato detronizzato solo due mesi più tardi dalla rivoluzione del 1789. Una definizione un po’ pomposa per 9 giorni di incontri, comunque utili e necessari, per discutere il futuro di un’Italia ferita gravemente dal Covid-19, insieme ai soggetti dell’economia.

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26.06.20
Soldi sporchi
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Nel 2011, allo scoppio delle Primavere arabe, si è scoperto che la Svizzera era la cassaforte preferita dei cleptomani da poco destituiti. Il tunisino Ben Ali, l’egiziano Mubarak e vari dignitari libici del colonnello Gheddafi: tutti avevano i propri conti milionari nei forzieri elvetici. All’appello mancavano i denari di un altro despota coinvolto dalle sommosse popolari: Ahmed Ali Abdullah Saleh, allora presidente dello Yemen, uno degli Stati più poveri del mondo. Un Paese che, anche a seguito di quei moti partiti nell’inverno del 2011, è piombato in una terribile guerra civile che ha causato decine di migliaia di vittime e milioni di sfollati. Potevano forse non esserci i soldi del regime yemenita in Svizzera? Certo che no. È di qualche giorno fa la notizia – resa nota dal sito d’investigazione romando Gotham City – che proprio nel momento in cui nello Yemen scoppiava la rivoluzione, Ubs ha autorizzato dei misteriosi clienti yemeniti a trasferire 65 milioni di dollari verso una banca di Singapore.

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16.06.20
L'intervista
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«Durante il blocco cantonale della chiusura delle attività non essenziali, nella fase iniziale del regime di deroghe, siamo riusciti a incidere, limitando notevolmente sia il numero di aziende che di lavoratori attivi, assicurando loro le condizioni corrette dal punto di vista sanitario. La pressione degli ambienti economici si è fatta sempre più forte, arrivando al punto di rottura da parte nostra». È uno degli estratti all'intervista video a Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino, con il quale abbiamo stilato un bilancio del periodo Covid, dall'inizio dello scoppio della pandemia nella Regione ai giorni nostri. Con uno sguardo orientato anche al futuro. «La crisi sanitaria ha fatto riscoprire la centralità del lavoro e dei suoi protagonisti nel funzionamento della società. Senza lavoratrici e lavoratori non si mangia, non ci si cura. Ciò significa dare dignità a chi lavora, garantendo le migliori condizioni possibili»

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22.06.20
La vignetta

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