L'editoriale
Salari più alti e protetti

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Quello che celebriamo quest’anno non è un Primo Maggio tutto virtuale con strade e piazze deserte come è stato quello del 2020, ma non sarà nemmeno una “normale” Festa dei lavoratori, perché in questi luoghi, da 131 anni simbolo della lotta internazionale del movimento operaio, si potranno tenere soltanto delle piccole azioni con pochi partecipanti, supportate da iniziative nella realtà digitale. La situazione pandemica e le necessarie misure sanitarie non consentono di fare di più. Ancora una volta, le salariate e i salariati, in Svizzera come altrove, non possono incontrarsi per lottare uniti, per diffondere le loro ragioni, per vivere appieno lo spirito di questa giornata. Bisogna allora sfruttare ogni occasione alternativa che è stata pensata per sopperire alle circostanze, perché del Primo Maggio c’è quest’anno più bisogno che mai.

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29.04.21

L'ultima edizione

29 Aprile 2021

Ultime rubriche

Giornata internazionale
Unia ha avviato un progetto di costruzione sindacale nel settore: accrescere la capacità di mobilitazione per rafforzare i diritti

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In occasione dell’odierna Giornata internazionale delle cure infermieristiche si tengono in tutta la Svizzera azioni di sensibilizzazione da parte del personale del settore organizzato sindacalmente e a livello associativo. «Un anno dopo gli applausi non è cambiato nulla», scrive Unia in una nota stampa in cui si ribadiscono le rivendicazioni: una maggiore protezione della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, più investimenti per il personale e aumenti salariali, un sistema di finanziamento delle cure basato su principi di solidarietà e che consenta di garantire buone condizioni di lavoro e buone cure, la messa in pratica dell’iniziativa popolare “per cure infermieristiche forti”, che mira a garantire la formazione di un numero sufficiente di personale, migliori condizioni di lavoro e migliori cure. Della situazione nel settore abbiamo parlato con Enrico Borelli della direzione nazionale del settore terziario di Unia e co-responsabile del dossier “cure”.

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12.05.21
Quarto potere
Un libro mette in luce le crescenti difficoltà che toccano il giornalismo d’inchiesta in Svizzera: il quarto potere è sotto pressione e imbavagliato da un esercito di comunicanti

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La Svizzera un paese modello per la libertà  di  stampa?  Non  proprio  secondo Gilles Labarthe, giornalista e ricercatore romando che ha da poco pubblicato   un   libro   sull’inchiesta   giornalistica  nella  Confederazione  (Mener  l’enquête,  Antipodes).  Una  ricerca,  frutto  di  un  lavoro  di  dottorato  all’Università  di  Neuchâtel,  che   tocca   alcuni   aspetti   preoccupanti   come   le   difficoltà   d’accesso   alle  informazioni  ufficiali,  le  intimidazioni  giudiziarie  e  il  rapporto  di  forza  sempre  più  sfavorevole  di  fronte  alla  pletora  di  comunicanti  professionisti impiegati dal settore pubblico  e  privato.  Ciononostante, chi fa inchiesta sta sviluppando tutta  una  serie  di  metodi  per  liberarsi  dal  guinzaglio.  In occasione  dell’odierna giornata    mondiale della libertà  di  stampa  abbiamo   cercato   di   approfondire   alcuni di questi aspetti con l’autore della ricerca, lui stesso confrontato con  queste  problematiche  nell’ambito della sua attività giornalistica.

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03.05.21
Giustizia & Società

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Disoccupazione e sottoccupazione crescono, gli impieghi precari proliferano, il rispetto delle norme legali in materia di salari e condizioni di lavoro viene meno e a pagarne il prezzo più elevato sono le persone fragili, in termini sia economici sia di salute. Sono gli effetti deleteri di 14 mesi di pandemia e soprattutto del mancato ascolto del celebre appello che udiamo sin dal marzo 2020 “Nessuno va lasciato indietro”. La situazione è «preoccupante anche per i mesi a venire», denuncia l’Unione sindacale svizzera (Uss), formulando tutta una serie di rivendicazioni tese a ricomporre la frattura sociale: a partire da quella di un salario minimo legale di 22 franchi l’ora.

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29.04.21
Società

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Il naturale è queer. È questo ciò che sembrano volerci dire i curatori della nuova mostra allestita presso il Museo di Storia naturale di Berna. Queer è l’aggettivo, un tempo usato con disprezzo in ambito anglosassone per designare “i froci”, utilizzato oggi per definire positivamente chi non si riconosce nel modello eterosessuale o binario. Letteralmente “queer” è in inglese qualcosa di “bizzarro”, di “particolare” di “strambo”, ciò che eccede la norma. Oggi sappiamo benissimo, a dircelo sono la scienza, l’antropologia, la ricerca storica, la psicologia, la medicina che la norma, ovvero la rigida suddivisione tra genere maschile e genere femminile, è un costrutto culturale che non corrisponde affatto alla realtà. Come afferma Simon Jäggi, curatore della mostra insieme a Christian Kropf, «maschile e femminile esistono come categorie, ma sono due poli di un ampio spettro all’interno del quale si collocano le numerose varianti sessuali e di genere presenti nell’essere umano».

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05.05.21
Lavoro & Giustizia

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Nel (quasi) deserto svizzero di studi scientifici sull’impatto del Covid a livello socio-economico o nel mondo del lavoro, un’analisi dell’Università di Berna di recente pubblicazione dimostra quanto i poveri e diverse tipologie di lavoratori abbiano dei rischi nettamente maggiori di contrarre la malattia e di morirne. Uno studio importante, poiché per quanto si potesse supporne la correlazione, una conferma scientifica sbarazza il campo dalle narrazioni ideologiche.

 

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27.04.21
Politica federale

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Nel novembre 2019, area aveva pubblicato un articolo in cui si rendeva noto del fatto che diversi eventi organizzati dal Dfae sono sponsorizzati da multinazionali, alcune delle quali controverse. Nella lista dei nomi ottenuta tramite la Legge federale sulla trasparenza figuravano imprese attive nell’estrazione e nel commercio di materie prime (Glencore), negli armamenti (Ruag e Raytheon) o nel tabacco (Philip Morris). Ora, secondo un recente articolo della Nzz am Sonntag, il Dipartimento guidato da Ignazio Cassis ha fatto dietrofront.

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26.04.21
Eguaglianza

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Nell’antico distretto industriale tessile biellese, industriali lanieri e operai firmarono un contratto clandestino durante l’occupazione nazista che segnerà le relazioni industriali italiane del secondo dopoguerra. A proteggere la firma dell’accordo, ci furono partigiani e partigiane.

Nel bel mezzo dei boschi della provincia biellese, in una trattoria di montagna come tante altre, “il Quadretto”, un gruppo di industriali lanieri e alcuni rappresentanti sindacali s’incontrano all’inizio del 1945 per firmare un accordo che farà storia: il Contratto della montagna. A scortare le due delegazioni, c’erano partigiani armati, staffette e sentinelle sparse qua e là lungo tutto il sentiero che permetteva di raggiungere la trattoria.

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22.04.21
Diritti sindacali

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Una sentenza della Corte dei reclami penali di Ginevra potrebbe costituire un precedente in Svizzera per i diritti sindacali. Il Tribunale ha infatti respinto l'appello di un'azienda che si batteva contro il non luogo a procedere decretato dalla procura pubblica in seguito ad una denuncia contro un segretario di Unia. Secondo Olivier Peter, avvocato del sindacalista, questa decisione potrebbe porre fine all’apertura di procedimenti penali che mirano solo ad imbavagliare e ritardare l’azione sindacale.

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20.04.21

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Il passaggio alla produzione di auto elettriche e la pandemia, una tempesta perfetta per il futuro occupazionale del ramo. È in questo contesto che il sindacato tedesco Ig Metall si è confrontato col padronato nel rinnovo contrattuale dei metalmeccanici. Alla fine, dopo una serie di scioperi d'avvertimento a cui hanno partecipato quasi un milione di operai, l'accordo è stato trovato. Aumenti salariali che saranno versati o convertiti in riduzione del tempo di lavoro a parità di stipendio.

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15.04.21
Africa

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La Tanzania era l’unico paese al mondo ad aver sconfitto ufficialmente il Covid con la medicina tradizionale, la preghiera e il digiuno... Fino all’arrivo in massa dei turisti, soprattutto a Zanzibar. Eppure fuori dai sentieri battuti non c’è anima viva, a scapito degli abitanti per cui il turismo è una fonte di reddito importante. Viaggio da Bagamoyo alle falde del Kilimangiaro, con le sue piantagioni di fiori e caffè, sulle tracce dei coloni tedeschi.

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15.04.21

Ancora increduli, rattristati e indignati per la decisione del Consiglio di Stato ticinese di negare al nostro fratello e compagno Arlind Lokaj il diritto di continuare a vivere nel paese dove è nato, dove ha la sua mamma, la sua ragazza e i suoi amici più fraterni e dove tra pochi mesi potrebbe incominciare un apprendistato, gli “Amici di Arlind” lanciano un accorato appello a tutta la popolazione ticinese affinché si mobiliti in favore di questo bravo ragazzo di soli 17 anni che non ha mai fatto del male a nessuno ma che il nostro Governo vorrebbe espellere dalla Svizzera e rispedire in Kosovo, nel suo paese di origine dove però non ha più alcun punto di riferimento.

 

Perché non dare ad Arlind la possibilità di vivere una vita normale in Ticino invece di cacciarlo in un tunnel di cui non si vede l'uscita? Solo perché secondo la legge la domanda per il ricongiungimento familiare è stata presentata tardivamente? Chiediamo umilmente ai cittadini ticinesi di rispondere a queste domande e di provare anche solo per qualche minuto a calarsi nei panni di un Arlind o in quelli del genitore di un Arlind. Tutti coloro che proveranno un sentimento d'indignazione per la decisione del Consiglio di Stato, sono invitati/e a partecipare ad una


Manifestazione di protesta

ARLIND È UNO DI NOI E CON NOI DEVE RESTARE!

martedì 15 aprile alle 17.30

a Bellinzona -Piazzale della Posta-


 

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10.04.14
La vignetta

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