L'editoriale
La libertà sindacale sgradita agli impresari
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La libertà sindacale è un diritto fondamentale esplicitamente riconosciuto, oltre che dalle leggi internazionali, dalla Costituzione federale, al pari della libertà d’opinione, economica, di associazione, di stampa eccetera. Da essa deriva tra l’altro il diritto del sindacato di accedere ai luoghi di lavoro, cioè laddove sorgono e si possono risolvere i conflitti, nonché intercettare e combattere gli abusi compiuti a danno dei salariati. Può sembrare una banalità ed esagerato riaffermare questo elementare concetto nell’articolo di fondo di un giornale sindacale. Ma, ahinoi, non lo è. Perché nel 2020 vi sono ancora dei padroni e delle organizzazioni che li rappresentano che proprio non si rassegnano all’idea.

Un esempio paradigmatico ce lo ha fornito alcuni giorni fa la sezione Ticino della Società svizzera degli impresari costruttori (Ssic) con una delirante presa di posizione, in risposta alle reazioni di sdegno e di condanna per la vile aggressione, da parte di un impresario (membro della Ssic), di un funzionario sindacale di Unia mentre svolgeva regolarmente il suo lavoro su un cantiere della Valle Maggia.



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Pubblicato il

10.09.20
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L'ultima edizione

10 Settembre 2020
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Ultime rubriche

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Calcio sporco
Cronaca di metà tempo del processo in corso al Tribunale penale federale nei confronti dell'ex segretario generale della Fifa e del patron del Psg

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È un calcio malato. Un calcio corrotto dove a farla da padrone sono l'avidità e i milioni dei diritti tv. Soldi, tanti soldi, finiti nelle tasche di chi, da Zurigo, governava il lucroso business del pallone. È questo il quadro che emerge dal processo in corso al Tribunale penale federale (Tpf) di Bellinzona nell'ambito dell'inchiesta più importante del cosiddetto Fifagate, l'affare di corruzione legato alla Federazione internazionale di calcio. Un processo che area ha potuto seguire in questi giorni e che non solo racconta il disgustoso dietro le quinte di questo sport. Ad emergere sono anche le difficoltà del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) nel condurre un'inchiesta macchiata dagli incontri non protocollati con la Fifa – che hanno portato alle dimissioni del Procuratore generale Michael Lauber – e che ha dovuto, all'ultimo, rivoluzionare l'accusa a causa di un accordo stipulato tra la stessa Federazione e uno dei tre imputati, Nasser Al-Khelaifi. La partita in tribunale non è ancora conclusa. Ora, all’inizio del secondo tempo (oggi è in corso la requisitoria dell'Mpc; da domani parleranno le difese), ecco una breve cronaca di quanto abbiamo potuto osservare dai nostri spalti privilegiati.

 

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22.09.20..
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Diritti & Società
Un presidio di denuncia contro l'attacco allo stato di diritto perpetrato dal governo cantonale

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Diritto alla disoccupazione negato, una politica familiare azzoppata e revoche illegali di permessi. «Quanto salito alla ribalta mediatica in questi giorni, non è storia recente. Sono anni che denunciamo una prassi sistematica di discriminazione istituzionalizzata nei confronti delle lavoratrici e lavoratori stranieri e delle loro famiglie» ha chiarito Chiara Landi del sindacato Unia oggi al presidio davanti al Palazzo dei congressi, dove si tiene la seduta del Gran Consiglio ticinese. Un presidio organizzato da un comitato unitario composto da vari gruppi politici e sindacali indetto «per il ripristino della legalità in contemporanea alla riunione dell'ufficio Presidenziale del Gran Consiglio che deciderà sull'attivazione dell'alta vigilanza sul Consiglio di Stato».

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21.09.20..
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Lavoro & società
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La pandemia ha portato con sé un importante calo occupazionale un po’ovunque, in Svizzera il cantone più colpito è il Ticino, dove preoccupa lo scarto di genere: quasi nullo l’effetto per gli uomini, mentre si registra quasi il 6% in meno per le donne. Per il sindacato non è una sorpresa: «Le lavoratrici sono spesso le meno tutelate e quindi le prime ad essere espulse dal mercato del lavoro».

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14.09.20
Lavoro & dignità
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La legge sul salario minimo, frutto della volontà popolare col voto favorevole cinque anni fa all’iniziativa dei Verdi “Salviamo il lavoro in Ticino”, fu approvata lo scorso dicembre dal Gran Consiglio. La Legge è stata poi impugnata al Tribunale federale da due ricorsi inoltrati da altrettanti avvocati in rappresentanza di undici ditte, come aveva riferito il quotidiano LaRegione ad aprile. Essendo la misura d’interesse pubblico toccando migliaia di lavoratori attivi in Ticino, area pubblica la lista delle imprese che, legittimati dal diritto, hanno deciso di ricorrere al Tf rappresentate dagli avvocati Gianluca Padlina e Costantino Delogu. Una lista che non desta particolari sorprese negli ambienti sindacali, poiché diverse sono “vecchie conoscenze” del sindacato Unia. Tranne una, sono tutte affiliate all’Associazione industrie ticinesi (Aiti). Benché la piaga dei bassi stipendi sia ormai diventata una pratica diffusa in molti rami professionali, soprattutto nel terziario, ad opporsi è stata una parte del padronato industriale ticinese. Vediamo chi sono.




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10.09.20
Lavoro & dignità
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"Quello che ho visto sotto questa montagna mi ha fatto schifo. Ho imparato cosa significa lavorare in un cantiere dove vigeva un’omertà mafiosa e le più basilari norme di sicurezza sono state calpestate», spiega Pascal Annen, esperto elettricista attivo nei cantieri Alptransit di Faido e in seguito al Ceneri. Due cantieri, stesso committente, ma due mondi diversi. Nella tratta finale di Alptransit, si lamentano incidenti, lacune nella sicurezza, turni infernali, soprusi, minacce e quei sospetti, mai del tutto levati, d’infiltrazioni criminali. È in questo contesto che, il 21 settembre del 2010, ci scappa il morto. Pietro Mirabelli, operaio d’origine calabrese, minatore figlio di minatore, lancista esperto assunto qualche mese prima, viene travolto da 400 chili di roccia staccatasi da un’altezza di 8 metri.

Altri problemi seguiranno con nella fase del materiale ferroviario, coraggiosamente denunciate da lavoratori, appoggiati da Unia, che hanno portato all’apertura di un’inchiesta penale ancora in corso.

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10.09.20
Cultura
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Siamo negli anni Sessanta, un’epoca in cui la classe operaia è forte in tutta Europa e l’Italia, paese dove è particolarmente combattiva, si avvia a diventare una delle potenze industriali su scala mondiale. Renato Prunetti è un giovane metalmeccanico livornese appassionato del proprio lavoro. In breve tempo diventa un saldatore provetto e un operaio trasfertista capace di riparare gli impianti industriali di mezza Italia. Si tratta di un lavoro sfiancante, pericoloso, che costringe l’operaio metalmeccanico a una vita raminga su e giù dai treni sempre in ritardo della Penisola. Renato incontra così i luoghi più tossici del paese come Piombino, Busalla, Taranto. Utilizza anche protezioni in fibra d’amianto per non rischiare di saltare in area saldando tubi e altre componenti metalliche a ridosso di cisterne piene di combustibile. Per lungo tempo lavora anche a Casale Monferrato, uno dei luoghi simbolo delle tragedie industriali del Novecento. Questa è in sintesi la biografia professionale di Renato raccontata magistralmente dal figlio Alberto in Amianto, il primo volume di una trilogia working class capace di far riflettere sui destini della classe lavoratrice di ieri e di oggi.  

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10.09.20
Lavoro & società
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Dopo la pausa estiva si sono succeduti gli annunci di importanti licenziamenti: Manor, Bucherer, Der Touristik e Credit Suisse che potrebbe tagliare fino a 500 impieghi nella Confederazione. Altre aziende avevano già fatto annunci analoghi prima delle ferie: Schindler, Sulzer, Mikron, Ewag, Landis + Gyr e altre ancora. La Segreteria di Stato dell’economia (Seco) ha ricevuto 139 notifiche di licenziamenti di massa solo tra marzo e giugno. Sono interessati circa 8.000 dipendenti. A questo vanno aggiunti i licenziamenti che sfuggono ai radar mediatici.

«Sarà un autunno molto caldo sul fronte economico, perché sta per scoppiare un incendio (doloso) che brucerà numerosi posti di lavoro e farà fallire diverse aziende per svariati motivi, aumentando in maniera drammatica la disoccupazione, ben oltre ciò che le statistiche ufficiali possono mostrare» afferma Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia e di economia monetaria all’Università di Friburgo.



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08.09.20
Moda fiscale
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«Oltre 2,5 miliardi di franchi. Un utile netto così, in Ticino, non si era mai visto. E, probabilmente, mai più si vedrà. I risultati registrati nel 2018 dalla Luxury Goods International di Cadempino (Lgi) – la società che gestisce i marchi del lusso del gruppo Kering – hanno dell’incredibile».

 

Cominciava così un articolo pubblicato su area esattamente un anno fa. La realtà dei fatti ci ha smentito: il nuovo articolo potrebbe iniziare esattamente allo stesso modo. Già, perché anche per il 2019 la filiale ticinese della multinazionale della moda con ha realizzato il medesimo utile netto da capogiro: 2,5 miliardi di franchi. Il dato lo si trova nei bilanci della Kering Luxembourg, la società bucalettere del Gran Ducato che, fino alla fine dello scorso, anno controllava il 100% della Lgi.

 

Ma come è possibile?

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01.09.20
Lavoro & dignità
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Il numero è preciso: 476. Sono gli impieghi che Manor intende tagliare per accelerare la sua «trasformazione strategica». Di norma il «più grande gruppo di grandi magazzini della Svizzera» è avaro di dati: la sua cifra d’affari e i suoi utili non sono pubblicati da anni. Poco note sono anche le informazioni sul gruppo che controlla Manor: una holding ginevrina molto discreta e dietro cui si cela una ricchissima famiglia. E che oggi sembra puntare su altri settori più redditizi.

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31.08.20
Lavoro & dignità
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Fine della libera circolazione e delle misure di accompagnamento, accordi bilaterali stracciati e ripristino dei contingenti per l’impiego della manodopera estera. È quanto accadrebbe se il 27 settembre dalle urne uscisse un sì all’iniziativa “Per una immigrazione moderata” promossa dall’Unione democratica di centro (Udc). Quali sarebbero le conseguenze per i lavoratori in Svizzera? Ne parliamo con Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di Unia.

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31.08.20
La vignetta

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