L'editoriale
Pericoloso protagonismo

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La concessione di poteri esorbitanti alle autorità di polizia è uno dei punti più problematici della “Legge sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo” (Mpt) in votazione il 13 giugno. Una legge liberticida e che mina principi fondamentali dello stato di diritto, perché conferisce alla polizia la facoltà di limitare i diritti di libertà degli individui a titolo preventivo, a sua discrezione, semplicemente sulla base di un sospetto e senza alcun mandato di un’autorità giudiziaria o politica. È l’anticamera di uno Stato di polizia. Ogni intervento «sarebbe proporzionato al caso in questione», tenta di rassicurare il Consiglio federale, ma in realtà è più che legittimo temere un’esplosione degli abusi. Per farsi un’idea di cosa possa significare un eccesso di potere nelle mani della polizia e come le leggi e le garanzie costituzionali possano essere facilmente calpestate, basta guardare allo spettacolo indegno che in queste settimane sta offrendo la città di Lugano nell’affrontare la questione dell’autogestione, che, come altrove in Svizzera, anche in Ticino, da oltre vent’anni, è una realtà sociale, politica e culturale ben radicata.  

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08.06.21

L'ultima edizione

23 Giugno 2021

Ultime rubriche

Lavoro & Giustizia

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«Grave violazione della Legge sulle commesse pubbliche». A due anni di distanza, come riportato da La Regione, il Consiglio di Stato ha dato ragione alla denuncia di Unia del 2019 relativa alla costruzione della banchina sul lungolago di Lugano, proprio di fronte al Municipio.

Ad essere stata sanzionata, per ora, la ditta che aveva ricevuto il subappalto in maniera illegale, la Edil Global Services (Egs) Sa con 900 franchi di multa (il 10% dell’opera subappaltata). Sarà piuttosto difficile che il Cantone riesca ad incassare la multa, dato che la Egs è fallita giusto un mese dopo la cerimonia municipale d’inaugurazione della banchina nel luglio 2019. Ora si attende che l’Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche si esprima sul mittente, cioè chi ha subappaltato illegalmente l’opera alla Egs, ossia la Franco dell’Oro Sa. Ditta che, malgrado la denuncia, ha beneficiato di mandati diretti dal Municipio di Lugano per oltre 100mila franchi nei 16 mesi successivi.

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24.06.21
Donne
Dopo decenni di lotte le donne continuano a dover rivendicare a gran voce i propri diritti

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Il 2021 in Svizzera è un anno di ricorrenze a cifra tonda per quanto riguarda i diritti delle donne: si festeggiano infatti i 50 anni di diritto di voto, i 40 dell’introduzione dell’articolo costituzionale sulla parità e i 30 dal primo sciopero delle donne del 1991. Ma a soli due anni dal secondo grande sciopero femminista la situazione in ambito di parità è tutt’altro che migliorata e oggi un altro sciopero si rende necessario.

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14.06.21
Lavoro & Giustizia

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Quasi nove giurassiane e giurassiani su dieci hanno detto sì all’iniziativa “Parità salariale, concretizziamola!” (88% di voti favorevoli). L’iniziativa promossa dal sindacato Unia Transjurare è stata approvata la scorsa domenica in tutti i comuni del cantone, con punte fino al 94.41 % nel comune di Lajoux. Non si poteva festeggiare in modo migliore la vigilia della ricorrenza dell’imponente giornata di lotta femminile del 14 giugno di due anni fa. Sempre a livello di votazioni cantonali della scorsa domenica, si segnala l’introduzione di un salario minimo per la prima volta in un cantone svizzero tedesco.

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14.06.21
Internazionale

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Da un paio di mesi sono in corso operazioni di guerra di cui la stampa mainstream riferisce rarissimamente. È una delle tante guerre dimenticate, ma di cui è doveroso parlarne alle nostre latitudini, non fosse che per l’importante presenza della comunità curda costretta all’esilio svizzero. Per rompere il silenzio contro la guerra nascosta, una delegazione europea composta da 150 persone, si sono recati nella regione del conflitto dal 7 al 12 giugno. Tra loro anche il ticinese Tobia Schnebli, ginevrino d'adozione. Ma non ha potuto svolgere il suo compito, poiché detenuto e subito rimpatriato dalle autorità locali. La sua testimonianza. 

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17.06.21

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Lo schiaffo del risveglio, dopo una notte di raid delle ruspe, che ha abbattuto un'ala dell'ex Macello, brucia ancora forte. In attesa di sapere la verità di chi è il responsabile dei fatti avvenuti nella notte fra il 29 e il 30 maggio a Lugano per gli osservatori politici la (mal)celata voglia di repressione mina la credibilità delle istituzioni.

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15.06.21
Giustizia & Società

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La colpa non fu della polizia o del Municipio, ma dell’operaio. È l’ultima ipotesi di risposta alla domanda che l’opinione pubblica sta aspettando da una decina di giorni: chi ha deciso la demolizione del Centro autogestito luganese? In sintesi, l’ultima ipotesi in circolazione sulle responsabilità della demolizione sarebbe da attribuire ad una maldestra e affrettata operazione di rimozione del tetto, che avrebbe pregiudicato l’intero stabile tanto da renderne inevitabile l’abbattimento. La tesi difensiva del tetto scagionerebbe (quasi) tutti gli attori, ma contrasta con quanto dichiarato in precedenza dalle autorità politiche e i fatti noti all’opinione pubblica. Un riassunto cronologico s’impone.



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09.06.21
Autogestione

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Dialogo, un nobile termine spesso abusato nella questione Centro sociale autogestito il Molino. Il Municipio luganese è tornato a invocarlo per definire «un’autogestione nel rispetto della legalità» al termine dell’imponente manifestazione dello scorso sabato, a sette giorni dalla loro decisione di inviar le truppe e quelle ruspe cariche di violenza simbolica all’ex Macello. In tempi recenti l’associazione culturale e non-profit Morel ha fatto del dialogo e della legalità il proprio punto fermo nei suoi rapporti con l’esecutivo. Ripercorriamone l'istruttiva storia.

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08.06.21
Lavoro & Salute

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Ci sono voluti 5 anni, 329 udienze e 11 giorni di camera di consiglio perché la giustizia, a seguito di un’inchiesta partita nel 2008, di un processo concluso e poi annullato e rifatto ex novo, confermasse ciò che tutti a Taranto sapevano da tempo: l’Ilva della famiglia Riva ha distrutto l’ambiente, i mari, la terra, gli animali e la città, avvelenati dalla diossina, dal benzo(a)pirene e dalle polveri tossiche sparate dal camino E312; ha ucciso e fatto ammalare migliaia di cittadini colpevoli di abitare troppo vicini al mostro, ha tolto la vita e intossicato i suoi operai.

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10.06.21

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Fa quasi più paura della minaccia la legge che dovrebbe tutelarci. «Basta vedere la vaga definizione che si dà di “terrorismo”: una definizione che è ignota ai paesi democratici». Sono pesanti le parole di Paolo Bernasconi: l’ex magistrato ticinese è in prima linea nel combattere la nuova Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo,  che è «un attentato alle libertà individuali e arriva a imporre misure ai minori a partire dai 12 anni senza che un giudice possa valutare il caso».

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04.06.21
Lavoro & Sicurezza

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Alle ore 17.50 di sabato, quando il corteo del centro sociale autogestito il Molino è fermo davanti all’ex Macello, il vice comandante della polizia comunale di Lugano telefona a tre imprese edili per allertarle di attivarsi per la successiva demolizione dell’ex Macello. La polizia aveva dunque deciso lo sgombero e la demolizione del Centro sociale quasi un’ora prima dell’occupazione dello stabile Vanoni. La demolizione, quando fu invece autorizzata da parte dell’esecutivo cittadino?


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02.06.21

Ancora increduli, rattristati e indignati per la decisione del Consiglio di Stato ticinese di negare al nostro fratello e compagno Arlind Lokaj il diritto di continuare a vivere nel paese dove è nato, dove ha la sua mamma, la sua ragazza e i suoi amici più fraterni e dove tra pochi mesi potrebbe incominciare un apprendistato, gli “Amici di Arlind” lanciano un accorato appello a tutta la popolazione ticinese affinché si mobiliti in favore di questo bravo ragazzo di soli 17 anni che non ha mai fatto del male a nessuno ma che il nostro Governo vorrebbe espellere dalla Svizzera e rispedire in Kosovo, nel suo paese di origine dove però non ha più alcun punto di riferimento.

 

Perché non dare ad Arlind la possibilità di vivere una vita normale in Ticino invece di cacciarlo in un tunnel di cui non si vede l'uscita? Solo perché secondo la legge la domanda per il ricongiungimento familiare è stata presentata tardivamente? Chiediamo umilmente ai cittadini ticinesi di rispondere a queste domande e di provare anche solo per qualche minuto a calarsi nei panni di un Arlind o in quelli del genitore di un Arlind. Tutti coloro che proveranno un sentimento d'indignazione per la decisione del Consiglio di Stato, sono invitati/e a partecipare ad una


Manifestazione di protesta

ARLIND È UNO DI NOI E CON NOI DEVE RESTARE!

martedì 15 aprile alle 17.30

a Bellinzona -Piazzale della Posta-


 

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10.04.14
La vignetta

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