Il commento
Quello che rischia tutto il paese
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Oltre a dover affrontare l’emergenza sanitaria causata da una diffusione rapida, estesa e grave del coronavirus e a piangere il più alto numero di morti di tutto il paese, il cantone Ticino nell’ultima settimana ha dovuto sprecare energie per difendersi da inqualificabili attacchi provenienti da Oltralpe e per giustificare le misure restrittive adottate allo scopo di frenare la crescita dei contagi e dei decessi. La decisione del Consiglio di Stato, caldeggiata da medici ed epidemiologi e sostenuta da datori di lavoro e sindacati, di chiudere tutti i cantieri e tutte le attività produttive non essenziali ha mandato su tutte le furie i vertici nazionali delle organizzazioni padronali. Evidentemente più interessati a riaffermare il primato dell’economia su tutto, costi quello che costi, anche per la salute dei lavoratori e della popolazione tutta.

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Pubblicato il

27.03.20
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L'ultima edizione

26 Marzo 2020
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Ultime rubriche

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Socialità
Negli istituti e nei centri per persone con disabilità mentali ci si adatta alla nuova situazione: "Serve un giusto equilibrio tra protezione e supporto"

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C'è preoccupazione nel settore dell'assistenza sociale in Ticino. Se tutti noi siamo vulnerabili di fronte a questo virus, ci sono categorie di persone che lo sono di più. Pensiamo, oltre agli anziani, a tutte quelle persone con disabilità mentali che sono ospiti di residenze protette oppure che frequentano centri e laboratori diurni. Un conto è fermare l'economia (anche se, abbiamo visto, le sensibilità variano), altra cosa è limitare la socialità. Quale è l'impatto del Covid-19 e delle misure prese dalle autorità sulla vita di queste persone e sui loro famigliari? Abbiamo cercato di capirlo facendo un breve giro d'orizzonte in questo settore dove operano molte lavoratrici e lavoratori impegnati al massimo per far fronte ad una situazione molto delicata.

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31.03.20..
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Lavoro femminile
Le attività non essenziali sono ferme. Chi invece deve lavorare più di prima è il personale sanitario e quello del commercio di beni di prima necessità. Due settori a rischio e a prevalenza femminile.

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Secondo gli ultimi dati dell'Ufficio federale di statistica, l'82% del personale nel settore sanitario è femminile e oltre l'80% di coloro che sono a contatto con i pazienti, come ad esempio le aiuto medico, le assistenti di cura a domicilio, le levatrici o le farmaciste, è donna.

 

Nel commercio al dettaglio la percentuale è simile: 71% di una forza lavoro che conta all'incirca 190.000 persone. Difficile stabilire in che proporzione questo 71% di donne si occupi proprio della vendita di beni di prima necessità, non esistono statistiche in merito, ma riferendosi alle cifre fornite da Coop e Migros siamo attorno al 61%.

 

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30.03.20..
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Telelavoro
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«Prima dell’emergenza Covid-19 la possibilità di lavorare da casa era molto remota. Passata l’epidemia, invece, diventerà realtà. Questo perché il virus ci ha obbligati ad utilizzare quella che prima era solo una facoltà malvista, che si è in concreto rilevata una valida alternativa». Giacomo lavora in un ufficio di Lugano e, come molti di noi, da qualche giorno è in modalità telelavoro. area ha raccolta la sua e altre testimonianze.

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26.03.20
La psicoterapeuta
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In questo momento di disorientamento generale è difficile capire cosa ci spinge a reagire in un modo o nell’altro, come spiegare ai bambini cosa sta accadendo, ma senza spaventarli, come far capire agli anziani che devono stare in casa per proteggere sé stessi e la società. area ha cercato di mettere a fuoco la situazione con Norma Bargetzi, psicoterapeuta.

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26.03.20
L'intervista
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Oggi la priorità è l’emergenza sanitaria, ma la questione economico-sociale si sta già imponendo in tutta la sua gravità. Per aiutare a comprendere la problematica e intravedere delle possibili vie di uscita per l’intera collettività svizzera, area ha interpellato Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo.

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26.03.20
Misure contro il Covid-19
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Da giorni Unia chiede al Consiglio federale di fermare i lavori in tutte le imprese attive in ambiti non essenziali, come è il caso da sabato scorso in Ticino. E tutta L’Unione sindacale svizzera chiede di consentire perlomeno ai Cantoni di adottare «misure di lotta contro la pandemia più incisive» di quelle in vigore a livello federale, in particolare per quanto concerne la protezione della salute sui posti di lavoro. area ha fatto il punto della situazione con la presidente di Unia Vania Alleva.

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26.03.20
La storia
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Scherzano chini tra i cavoli, Ismail si alza in mezzo alle piante e guarda il compagno più vicino: «Lorè non fai niente e già ti fa male la schiena?»; intanto con il coltello pulisce il cavolfiore dalle foglie troppo lunghe e ripone la palla nella cassetta. Ridendo si alzano anche Lorenzo e Cheikh sollevando le cassette. Per stamani hanno finito la raccolta, insieme si avviano per il campo verso il trattore.

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26.03.20
Italia
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L’Italia è nella Nato, l’ombrello atlantico amico nato con la guerra fredda per proteggerci dal nemico orientale e comunista. L’amico si vede nel momento del bisogno. Gli Usa, per esempio, che tentano di comprare aziende e brevetti europei per produrre in esclusiva respiratori per i propri malati in terapia intensiva, o che dalla base Nato di Aviano spediscono centinaia di migliaia di mascherine negli Usa mentre in Italia c’è la coda di medici, infermieri, farmacisti e contaminati che tentano di conquistarne una.

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26.03.20
Salute & lavoro
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Il Ticino è autorizzato a decidere la chiusura di determinati rami produttivi non essenziali, previa richiesta alla Confederazione. La preminenza del Consiglio Federale sui cantoni è stati così salvaguardata, con l’adozione di una modifica speciale all’ordinanza decisa questa mattina del governo federale. Al contempo, è salva l'autonomia cantonale nel reagire rapidamente a contesti sanitari urgenti. «Il Ticino conta il triplo dei contagi rispetto al resto del Paese», ha spiegato in conferenza stampa oggi pomeriggio il Consigliere federale Alain Berset, nel motivare l’eccezionalità concessa a Sud delle Alpi. La norma di eccezionalità, seppur confezionata su misura del Ticino, appare estensibile ad altre realtà di frontiera, poiché fa esplicitamente riferimento alla forte presenza di manodopera frontaliera. Ginevra e Vaud, due cantoni il cui numero di contagi è decisamente più alto della media elvetica, potrebbero dunque essere le prossime eccezioni. Area ha chiesto a Marina Carobbio, consigliera agli Stati ticinese, come valuta la decisione odierna del Consiglio Federale.

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27.03.20
Salute & lavoro
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Oggi, il Consiglio federale ha deciso di non decidere. Non ha ufficialmente "punito" il Ticino per aver decretato autonomamente la chiusura di tutte le attività non essenziali, ma nemmeno ha concesso la deroga all'autonomia cantonale in questo campo. Come leggere questa non risposta, lo chiediamo a Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia Ticino e Moesa.

La non decisione odierna del Consiglio federale sullo stop alle attività produttive non essenziali introdotto dal Ticino, come interpretarla?
C’è una posizione di stallo, che, oltre alle diferenze di vedute tra Berna e Ticino, denota anche una probabile spaccatura all’interno del Consiglio federale. Purtroppo, lo stallo è negativo perché lascia trasparire un dubbio quando la popolazione ha invece bisogno di certezze. Alla situazione sanitaria molto preoccupante e ai legittimi dubbi di aziende e lavoratori di riuscire a sopravvivere economicamente, sarebbe decisamente preferibile evitare di aggiungere delle incertezze politiche.spaccatura all’interno del Consiglio federale. Purtroppo, lo stallo è negativo perché lascia trasparire un dubbio quando la popolazione ha invece bisogno di certezze. Alla situazione sanitaria molto preoccupante e ai legittimi dubbi di aziende e lavoratori di riuscire a sopravvivere economicamente, sarebbe decisamente preferibile evitare di aggiungere delle incertezze politiche.

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25.03.20
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