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Ha vinto la paura

di

Gianfranco Helbling
Iniziativa per delle pigioni corrette: 67 per cento di no; iniziativa per le domeniche: 62 per cento di no; iniziativa sulla salute: 73 per cento di no; iniziativa per la parità dei diritti per i disabili: 62 per cento di no; iniziativa corrente senza nucleare: 66 per cento di no; iniziativa moratoria più: 58 per cento di no; iniziativa sui posti di tirocinio: 68 per cento di no. Lette così d’un fiato le cifre delle votazioni dello scorso fine settimana sono testimoni, quanto mai eloquenti, di una vera e propria batosta per la sinistra. Particolarmente deludente è l’esito dell’iniziativa sulla salute: che essa abbia raccolto solo il 27 per cento dei sì significa che nemmeno tutto l’elettorato di sinistra l’ha sostenuta. Pazienza, sappiamo che il popolo svizzero è molto prudente (non necessariamente conservatore) e che dei diritti popolari si può anche fare un uso strumentale, per porre un certo tema in cima all’agenda politica e per determinare, magari su più chiamate alle urne, una presa di coscienza nell’elettorato. A bruciare di più sono le modalità di questa sconfitta. Molti hanno interpretato l’esito delle urne come espressione di egoismo. È più probabile che ad aver vinto sia stata la paura che, si sa, è cattiva consigliera. La campagna di avvicinamento al voto è stata messa dalla destra politica ed economica sul piano del terrore finanziario e dell’insicurezza per il futuro, perfettamente alimentati da una grossa confusione che l’elevato numero di oggetti al voto non ha contribuito a dissipare. “Niente nuove tasse” è stato lo slogan tanto facile quanto falso dietro cui la destra s’è riconosciuta. Col risultato che ora qualunque riforma, di qualsiasi segno essa sia (a cominciare dall’avvicinamento all’Europa) sarà ancora più difficile. Un’ultima annotazione molto ticinese: gli stessi partiti borghesi che prendono (oggi) le distanze da Flavio Maspoli, hanno mandato Giuliano Bignasca a contrastare in televisione l’iniziativa sulla salute. In che modo, lo si è visto: Bignasca non ha detto una sola frase che avesse un senso compiuto, ma s’è limitato a creare confusione, ad intorbidire il dibattito, a rendere impossibile anche un solo ragionamento. Il tutto al servizio della strategia della paura. Qualcuno ci deve ancora dimostrare che Bignasca sia moralmente preferibile a Maspoli. Ma questo agli avversari dell’iniziativa non importava. Si lascino dire almeno che usare del personale politico del tutto screditato sul piano morale come hanno fatto non li rende più credibili quando parlano di moralità.

Pubblicato

Venerdì 23 Maggio 2003

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