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Guerra e pace

di

Francesco Bonsaver
Un atto di guerra nei confronti dei salariati di questo paese. Tale è la disdetta padronale del Contratto nazionale mantello (Cnm) dell'edilizia inoltrata il 23 maggio dalla Società svizzera impresari costruttori (Ssic) per il 30 settembre. Una disdetta che coincide, ironia della storia, con i settant'anni della Pace del lavoro in Svizzera. La sua nascita è associata dagli storici all'avvento del primo contratto collettivo di lavoro (Ccl) nel nostro paese.
Il 15 maggio 1937, dopo due mesi di sciopero per una disputa salariale in una fabbrica orologiera di Bienne, l'allora Dipartimento delle finanze intervenne nel conflitto sottoponendo alle parti un Ccl valido per l'intero settore dell'industria orologiera. Oltre a fissare salari e condizioni di lavoro, l'accordo governativo prevedeva che la parte padronale rinunciasse ai licenziamenti di massa e i lavoratori all'uso dello sciopero. Due mesi dopo, anche il settore della metallurgia concluse il suo primo Ccl. Altri accordi seguirono in diversi ambiti, finché nel 1943 il Governo decretò d'obbligatorietà generale sul territorio svizzero i più importanti Ccl in vigore. Senza entrare nel merito sul ruolo positivo o negativo avuto dalla Pace del lavoro per i salariati di questo paese, va pur detto che è in questo contesto che si è sviluppata una politica nazionale di partenariato sociale alla cui fondamenta vi erano i Contratti collettivi di lavoro.
Il Cnm dell'edilizia incarna certamente quanto di meglio si sia riusciti a produrre in Svizzera nel complicato rapporto di forze tra gli interessi padronali e quelli dei lavoratori. Ed è nell'edilizia che il sindacato è riuscito a far progredire al meglio nel contesto dato la difesa dei diritti dei lavoratori, costruendo nel tempo una capacità di mobilitazione in grado di farsi rispettare. Un esempio su tutti: il prepensionamento a 60 anni. Un diritto conquistato a fatica dagli edili e dai sindacati, poi esteso ad alcuni settori affini all'edilizia semplicemente per osmosi e senza colpo ferire.
Pur non perfetto, il Cnm dell'edilizia rappresenta per molti salariati "il faro" verso cui dirigere l'azione sindacale. E spegnere quel faro è il vero obiettivo del padronato. Perché spezzare i reni all'organizzazione sindacale nel suo terreno favorito, sarebbe una lezione a tutti i salariati del paese affinché non osino più rivendicare nulla. E in ultima analisi, darebbe una spallata definitiva alla già da tempo traballante coesione sociale elvetica.
L'abolizione del Ccl dell'edilizia, oltre alle riduzione salariali e ai peggioramenti delle condizioni di lavoro dei muratori direttamente coinvolti, avrebbe quindi ripercussioni gravi sull'insieme dei diritti dei salariati in Svizzera. La posta in gioco in questo conflitto non è la sola difesa degli interessi di una categoria professionale: il rischio è quello di un passo indietro di almeno settant'anni. Per tutti.

Pubblicato

Venerdì 1 Giugno 2007

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