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Guasti padani

di

Tita Carloni
Uscendo da Milano in direzione di Torino, dopo i caselli della circonvallazione, ci si può fare un'idea di cosa provochi sul territorio il passaggio della Tav (Treni ad alta velocità). Le basse pendenze, i raggi di curvatura amplissimi, l'esistenza di una rete molto ramificata di strade provinciali e locali, provocano la costruzione di terrapieni e viadotti dritti ed in curva di impatto enorme. Oltretutto, siccome i binari ferroviari continuano ad essere posati, anche nel ventunesimo secolo, su consistenti letti di ghiaia, i ponti e i rilevati hanno sezioni corpulente per contenere il sottofondo ghiaioso. I viadotti sono naturalmente appoggiati su piloni giganteschi, frequenti, fitti, il cui disegno di stile vagamente egizio post-moderno non fa certo onore all'ingegneria italiana di questi anni. Il pensiero corre inevitabilmente a Pierluigi Nervi, a Riccardo Morandi e a tutti quei bravi ingegneri che resero famosa la loro disciplina in tutto il mondo con opere di grande valore per l'arditezza del calcolo, l'eleganza del disegno e la qualità costruttiva.
Ora si direbbe che l'ingegneria affidata alle grosse imprese generali che fanno tutto, dal progetto, al calcolo, all'analisi economica, alla realizzazione, sia finita in meccanismi perversi dove comandano prima di tutto i profitti e l'abbattimento dei costi. Crepino pure l'ambiente, l'ordine territoriale, la qualità delle infrastrutture.
Superati poi i luoghi dello sconvolgimento bestiale del paesaggio periurbano milanese, che aveva accolto a suo tempo senza conflitti eccessivi l'autostrada, lasciandola correre in mezzo alle vecchie cascine, a stabilimenti industriali contenuti, a campi, prati, siepi, filari di pioppi e stradine sterrate, si giunge nella fascia di territorio che appartiene al Parco lombardo del Ticino. Lì, dalle parti di Magenta, di Abbiategrasso, di Boffalora, la vecchia natura fluviale è ancora ben presente e malgrado la ricorrente scarsità d'acqua nel grande fiume (a causa anche dei grandi prelievi per l'industria e l'irrigazione) il paesaggio presenta ancora qualità naturali straordinarie. Tuttavia la pressione è enorme. Nuove scorrevolissime strade per la Malpensa, enormi rotonde, informi quartieri d'abitazione dal disegno geometrile che spuntano da ogni parte, capannoni di cemento lavato ovunque posti, dalla destinazione incerta, formano corona attorno allo spazio protetto del parco dando l'impressione di rosicchiarlo a poco a poco.
Nel cielo, verso sera, è una processione ininterrotta di velivoli in direzione dell'aeroporto. Spuntano come piccole luci dal cielo brumoso e poi si avvicinano a intervalli di tempo piccoli e regolari, assumendo la dimensione e la luminosità dei soliti bolidi volanti. Si sente il rombo ma non si percepisce la finissima pioggia dei residui di cherosene che innaffia subdolamente fiume, canali, alberi, marcite, animali, uomini, case.
Camminare per chilometri e chilometri in quei posti è bello ma qualche volta l'andare da un vago presentimento di ultimo viaggio in un mondo che di anno in anno si guasta sempre di più con le sue stesse mani, senza quasi produrre, fosse anche in piccolo, nulla di meglio.

Pubblicato

Venerdì 16 Novembre 2007

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