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Guantanamo senza fine

di

Alberto Bondolfi
Vari giornali di questi ultimi giorni hanno annunciato, non senza compiacimento, la notizia della chiusura prossima e probabile della prigione di Guantanamo. Una prigione che chiude, almeno di primo acchito, è una buona notizia. Ma almeno su un settimanale e su una colonna che si vuole "di riflessione" è meglio prendere un po' emotivamente le distanze. I piani dell'amministrazione Bush sono infatti molto modesti. Si intende spostare questi "nemici degli Usa" in varie prigioni di massima sicurezza sul continente e dividerli tra loro. L'operazione è dunque per il momento puramente logistica e non mette in evidenza alcun cambiamento di linea sul problema di fondo.
Lo scandalo di Guantanamo infatti, al di là delle tute e delle celle molto particolari, è dato dal quadro generale di questa operazione, quadro che evidentemente contraddice ai principi che reggono la confederazione degli Stati uniti d'America. Ammetto che l'eredità del pensiero illuminista ha avuto varianti diverse al di qua ed al di là dell'Oceano. Ci sono diversità anche attorno al modo con cui vari stati europei hanno applicato al loro interno i medesimi princìpi della rivoluzione francese. Si pensi, solo per star vicini, alla diversità di applicazione nelle strutture politiche francesi e svizzere. Al di là di queste legittime varietà rimangono alcuni capisaldi, non per nulla a carattere spiccatamente etico, che non ammettono variazioni essenziali:
- L'Habeas corpus impedisce arresti clandestini od anonimi.
- Il Nulla pœna sine lege richiede che si accusino gli arrestati di un crimine previsto da un codice democraticamente accettato all'interno di uno Stato democratico.
- Il Nulla pœna sine culpa esige che si tenga al più presto dopo l'arresto un processo equo che stabilisca la responsabilità penale delle persone accusate.
Ce n'è abbastanza per poter vedere che sia a Guantanamo che altrove (l'abolizione del campo non cambia la sostanza del problema) questi princìpi basilari sono bistrattati e che la comunità internazionale prende le distanze sì, ma in maniera davvero troppo tiepida. I giuristi a questo punto potrebbero emettere ancora una serie di altri interrogativi del tutto pertinenti (come ad esempio il principio di territorialità ecc.), ma meno centrali in prospettiva etica. Ma perché parlarne dunque in un nobile, ma pur sempre "foglio di provincia"? Il motivo è semplice: anche alle nostre latitudini i princìpi appena evocati stanno per essere dimenticati, quando già non lo sono.  Visto che siamo alla vigilia delle vacanze estive consiglio a chi prende l'aereo a Kloten di guardarsi un po' attorno: proprio vicino alla pista di partenza c'è un grande cubo di cemento armato dove risiedono alcune centinaia di persone in attesa di espatrio forzato, senza processo e senza altra accusa, se non quella di essere "richiedente di asilo rifiutato" ed in "attesa di espatrio"... 

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Venerdì 6 Luglio 2007

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