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Governo, ma non solo

di

Gianfranco Helbling
Governo o opposizione? Oppure governo e opposizione? Anche il Partito socialista (Ps) ha il suo eterno “Essere o non essere”. Che, alla Conferenza cantonale dello scorso 7 dicembre, s’è manifestato con gli interventi di Iris Canonica prima e di Dario Ghisletta subito dopo. Canonica ha rimproverato al Ps di basare troppo spesso il suo lavoro politico «sulla contrapposizione: invece dobbiamo essere prima di tutto un partito che propone idee e contenuti. Oggi al Ps manca una cultura di governo che ci sappia rendere ancora più forti». La risposta di Ghisletta è stata immediata e secca: premettendo di non condividere per intero l’intervento di Canonica, egli ha sottolineato che «dobbiamo contrapporci agli altri partiti. Se ci appiattiamo sulle loro posizioni l’elettore tende a rimanere a casa, e questo ci penalizzerà alle elezioni del 6 aprile». Oggi con i due protagonisti dello scambio di opinioni riprendiamo i temi da essi sollevati per capire, a tre mesi dalle elezioni, qual è lo stato attuale dell’eterno dibattito che, a scadenze regolari, si accende in casa socialista. Dario Ghisletta, lei alla Conferenza programmatica del Ps ha replicato a Iris Canonica dicendo di non condividerne per intero l’intervento. Perché? Capisco che occorra anche cercare delle convergenze con gli altri partiti. Tuttavia su alcuni punti fondamentali siamo obbligati a contrapporci alle loro posizioni. Alla Conferenza cantonale ho fatto alcuni esempi che posso riprendere. Ultimo in ordine di tempo, la Legge sul turismo: se 13 deputati socialisti su 15 hanno aderito al rapporto di minoranza del Ps, significa che il gruppo s’è opposto alla maggioranza granconsigliare unanime di Plr, Ppd, Lega e Udc. Prima ancora il Ps aveva fatto proposte alternative e si era opposto al quarto pacchetto fiscale, in consonanza anche con le posizioni assunte dalla nostra consigliera di Stato, che ci ha permesso di profilarci. Canonica invece era a favore. Anche per quel che concerne l’introduzione della tassa sul sacco dei rifiuti, che ci sembrava interessante dal punto di vista finanziario e ambientale, 14 granconsiglieri Ps erano favorevoli. Infine, pure sulla questione del segreto bancario e sull’aggregazione della Capriasca solo una deputata si era dissociata dal gruppo socialista in Gran Consiglio. La ricerca di convergenze non deve necessariamente tradursi nel voto con la maggioranza borghese del Parlamento. In tutti questi casi ci saremmo appiattiti sulle posizioni della maggioranza, che per altro ha dimostrato totale chiusura rispetto alle proposte del Ps. L’appiattimento porterebbe, secondo lei, ad una penalizzazione del Ps alle elezioni cantonali nel caso in cui ci fosse un forte assenteismo. Come mai? Se vogliamo essere attrattivi dobbiamo per forza di cose essere alternativi a proposte che oggi vengono da quelli che, a livello federale, si definiscono “i partiti borghesi”. Se il Ps si appiattisce sulle loro posizioni contribuiamo al disinteresse verso la politica, rinunciando ad animare il dibattito politico e a suscitare interesse nella comunità Ticino. Sono quindi d’accordo sulla ricerca di possibili punti d’incontro, ma quando questa non è possibile occorre che esplicitiamo le differenze. Alle elezioni di aprile ci sarà verosimilmente un più marcato assenteismo. In queste condizioni chi rischia maggiormente di essere penalizzato è il Ps, a meno che non sappia essere attrattivo proprio per la sua specificità. Canonica parte da un bisogno di ricerca quasi assoluta di consenso con gli altri. Io sono invece convinto che se, da un lato, negli esecutivi ci vuole capacità di concertazione, dall’altro il Ps non può proporsi elettoralmente come il partito della mediazione a tutti i costi. Lei vorrebbe i deputati del Ps più in sintonia con la posizione della maggioranza del gruppo socialista in Gran Consiglio? No, ci mancherebbe altro. Non mi dà certo fastidio che una deputata del Ps in Gran Consiglio voti come ritiene giusto votare, anche in contrasto con il resto del gruppo socialista. Il problema è come queste sue prese di posizione vengono poi strumentalizzate dagli altri partiti e soprattutto dai media più vicini all’odierna maggioranza, in particolare al Plr. Così, molto furbescamente, il “Corriere del Ticino” in materia di Legge sul turismo ha messo in evidenza, per il Ps, la posizione di Canonica, e chi non segue attentamente i dibattiti è portato a credere che rappresenti l’opinione di tutto il Ps su quell’argomento. La stessa cosa è accaduta sulla fiscalità. Iris Canonica esprime spesso pubblicamente le sue idee in contrasto con quelle del gruppo Ps in Gran Consiglio. La libertà di espressione e di voto ogni deputato socialista dev’essere massima, avendo però cura di chiarire quali sono le scelte del partito e quali sono le scelte personali. Non condivide neppure la critica di Canonica secondo cui al Ps mancherebbe una cultura di governo? Non la condivido nel modo più assoluto. Con Patrizia Pesenti abbiamo una giovane consigliera di Stato che ha saputo assumere posizioni interessanti e alternative alla maggioranza sia sul quarto pacchetto fiscale che sui preventivi 2003. Sono dimostrazioni di una sana “cultura di governo” di una socialista in governo. Iris Canonica, lei alla Conferenza programmatica del Ps ha rimproverato il partito di cercare troppo spesso la contrapposizione più che il consenso. Può fare un esempio concreto? La mia è una tesi che esprimo fin dal Congresso del '96, e che ho ripreso più volte in seguito. Sostengo ad esempio che in tema di politica fiscale la chiusura del Ps non sia stata una buona strategia. Non sono per gli sgravi fiscali a tappeto: ma credo che in alcuni pacchetti fiscali ci fossero dei margini di manovra, in particolare per le persone fisiche ma anche per le giuridiche, per permetterci di assumere una posizione più differenziata a difesa dei redditi dei cittadini. Al di là della contingenza, credo che in materia fiscale siamo sempre stati troppo chiusi (commettendo pure qualche clamoroso autogol) anche quando le finanze pubbliche avrebbero permesso un atteggiamento diverso. La sua critica è più ampia: al Ps mancherebbe una cultura di governo. Capisco chi sostiene la necessità di profilarsi perché sul breve periodo questo potrebbe essere pagante in termini elettorali. Però il lavoro politico richiede anche altre strategie, visioni politiche e contenuti che spesso mancano: ho qualche dubbio che sul medio e lungo termine la strategia di profilarsi come partito di contrapposizione sia vincente. Noi siamo partito di governo da 80 anni in un sistema consociativo, e a numerose importanti riforme abbiamo contribuito in maniera decisiva con la nostra presenza in Consiglio di Stato. Un partito che sta al governo deve prioritariamente cercare di fornire proposte e soluzioni creando consenso attorno a sé, non solo chiusure. Per cui l’alternativa è una sola. O scegliamo di stare al governo in maniera attiva come fatto finora dai nostri rappresentanti nell’esecutivo cantonale, oppure chi sostiene la necessità di un’altra opzione deve porsi seriamente il problema sul senso della nostra presenza in Consiglio di Stato e negli altri esecutivi. Nei Municipi, dove siamo presenti in molti Comuni, dimostriamo di saper mediare, di saper trovare dei compromessi praticabili, che per noi non sono necessariamente contro natura. La politica delle contrapposizione sistematica rischia invece di portarci all'isolamento. Scegliere un'altra politica non significa dover sempre dire di sì. Come valuta il dibattito in occasione della Conferenza programmatica? Mi sembra ci siano stati degli ottimi dibattiti nei singoli gruppi di lavoro, ma non posso dire altrettanto della Conferenza: quando sono stati presentati i lavori dei singoli gruppi il confronto è mancato. Nel Ps abbiamo sempre il difetto che, quando ci confrontiamo internamente su posizioni diverse, ci deve sempre essere qualcuno che vince sull'altro, e quest'altro deve allora essere in qualche modo accantonato. È una cultura vecchia di decenni che ci impedisce di progredire. E negli ultimi anni ho notato un ulteriore irrigidimento. Quindi è d’accordo con Marina Carobbio, secondo cui nel Ps non c'è una cultura del confronto? Spero che Marina sia sincera quando lo dice. Ho infatti l'impressione che negli ultimi anni non solo non ci sia stato dibattito, ma che anzi si siano perse per strada tante persone che avrebbero potuto dare un contributo importante al partito. Abbiamo ottime potenzialità che però tendono ad essere relativizzate dalla tendenza a mettere da parte chi non segue in tutto e per tutto la linea tracciata dal partito. Anche in considerazione delle trasformazioni economiche e sociali in atto dobbiamo avere altri approcci e altre capacità propositive che nel Ps oggi mancano.

Pubblicato

Venerdì 20 Dicembre 2002

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