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È il mio lavoro

«Gli uomini hanno più chances»

di

Serena Tinari

Docente - livello formazione terziaria


Caratteristiche:


  • Sono:                                      Donna
  • Lavoro al:                                100%
  • È il mio lavoro da:                   14 anni
  • Salario lordo annuale:             115.000
  • Sottostò a un CCL:                   No
  • Seguo corsi di formazione:     Sì
  • Sono iscritto al Sindacato:      No



Era il lavoro che desideravi fare?

Sì. Amo il contatto con gli studenti e cerco di trasmettere loro strumenti per leggere la realtà con approccio critico. Mi considero fortunata anche perché il mio lavoro mi obbliga a tenermi aggiornata sugli argomenti che mi interessano.

 

Hai intenzione di cambiare lavoro?  

Per il momento no, sono soddisfatta e consapevole dei benefici di questo posto. Come autogestire gli orari e il carico di impegni: a parte le ore di lezione, mi è consentita una certa flessibilità nell’organizzazione del lavoro.

 

Iniziative per la formazione professionale?

Anche in ambito accademico, come in altri mestieri, non è sempre il merito a essere premiato. Spesso vincono piuttosto logiche di assoggettamento al potere inteso in senso lato: mostrare assenza di spirito critico e far parte della corrente giusta può  privilegiarti. Riporterei al centro il valore della competenza, anche umana.

 

La direzione ascolta, sostiene il personale?

Nell’istituto pubblico in cui lavoro c’è grande disponibilità al dialogo, si discute apertamente di cosa si potrebbe migliorare, si propongono e sperimentano cambiamenti nell’organizzazione. C’è grande attenzione all’aspetto umano e per questo mi sento davvero privilegiata: c’è un clima di comprensione, si cercano con sensibilità soluzioni su misura. Non ci sentiamo trattati come un pezzo di una macchina, ma sostenuti nella nostra individualità.

 

Questioni legate all’identità di genere.

Il tempo parziale ci era sembrato un vantaggio, ma è diventato un ulteriore ostacolo alla carriera al femminile, perché il resto del mondo del lavoro viaggia su criteri basati sul tempo pieno. Gli uomini hanno più chances perché è un sistema costruito attorno al loro orologio biologico, non a quello delle donne. I criteri che governano le istituzioni di tipo accademico, poi, tendono a tagliarci fuori. La carriera si basa sulla quantità e qualità delle pubblicazioni che firmi grosso modo fra i 32 e i 44 anni. Quindi se hai figli, relazioni, persone di cui occuparti, diventa difficile avanzare. Per farcela, inoltre, dovresti mettere in campo una mobilità quasi assoluta, essere disposta a passare anni lontana dal tuo tessuto sociale: i conti con il lavoro di cura non tornano quasi mai.

 

Quali la presenza e il peso del sindacato?

Praticamente nulli. È un’entità che non ha mai avuto molto a che fare con il mondo accademico, è una presenza poco sentita.

Pubblicato

Giovedì 6 Ottobre 2016

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