< Ritorna

Stampa

 

Gli stati generali dell'industria ticinese

di

Francesco Bonsaver
Obbligatorio dal 1° gennaio su tutto il territorio nazionale, il contratto collettivo di lavoro degli interinali ha causato alcuni problemi d'applicazione nel canton Ticino. Caso unico del panorama nazionale, nel Canton Ticino dei salari inferiori ai 3.000 franchi sono tutt'altro che una rarità. 3.000 franchi, che scendono a 2.700 franchi lordi mensili nel Mendrisiotto, sono gli importi minimi fissati per legge per gli stipendi degli interinali. Importi insufficienti a vivere nella Svizzera italiana, eppure più alti delle paghe versate in interi comparti industriali cantonali.
Una situazione che ha creato un effetto paradosso in alcune fabbriche: la sostituzione degli interinali con assunzioni dirette di personale perché meno costose per le aziende. Una tendenza confermata anche dai dati statistici. Lorenza Rossetti dell'Ufficio cantonale della sorveglianza del mercato del lavoro, conferma che nel mese di marzo c'è stato un calo del 24 per cento dei permessi per lavoratori temporanei rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Si potrebbe pensare il calo sia dovuto a una diminuzione degli ordinativi nelle fabbriche ticinesi. Non è cosi. Nello stesso periodo sono aumentate del 12 per cento le assunzioni a tempo indeterminato nel settore industriale, notoriamente grande fruitore del mercato del lavoro temporaneo. Altro fenomeno registrato dall'introduzione del ccl temporanei, il sospetto di clonazione di alcune agenzie temporanee per dimezzare la cifra d'affari di 1,2 milioni di franchi, sopra la quale scatta l'obbligatorietà del rispetto dei minimi salariali per gli interinali. Di queste conseguenze area ha parlato con Renzo Ambrosetti, co-presidente di Unia nazionale, nonché tra i firmatari del ccl interinali.

Renzo Ambrosetti, la soglia di uno stipendio minimo a 3mila franchi (anche il salario derogato di 2.700 franchi) pone problemi nel solo Ticino, dove i salari dei fissi nell'industria sono sovente inferiori. Nel redigere il ccl nazionale si è per caso trascurato il problema ticinese?
No, si era ben consci che il Ticino fosse il cantone più disastrato dal punto di vista dei salari. In nessuna parte della Svizzera ci sono degli stipendi così bassi. L'introduzione del ccl degli interinali s'iscrive proprio nella strategia di elevare le paghe ticinesi a un livello decente. È ora di dire basta allo sfruttamento in Ticino da parte di alcuni datori di lavoro. Non è ammissibile ad esempio che un grande gruppo orologiero nazionale possa pagare a parità di lavoro degli stipendi ben superiori nel canton Giura rispetto al sud delle Alpi. È una situazione inaccettabile. Se ci sono aziende presenti in Ticino che dovessero andarsene perché fondate sui bassi salari, l'economia cantonale non ne risentirebbe. In Ticino ci vuole un'industria sana, fondata sull'alto valore aggiunto, non un'economia a rimorchio come diceva ben quarant'anni fa Angelo Rossi.
Uno dei primi effetti in Ticino dell'introduzione del ccl degli interinali è la sostituzione dei temporanei con personale assunto direttamente perché costa meno…
Siamo a conoscenza di questi fenomeni. Sarà compito della Commissione Tripartita vegliare su questi comportamenti sanzionandoli, come previsto dalle misure di accompagnamento. Le autorità cantonali stanno già vegliando su questi comportamenti.
Il ccl degli interinali è obbligatorio per le agenzie temporanee la cui cifra d'affari è superiore a 1,2 milioni di franchi. In Ticino, alcune agenzie interinali sono sospettate di essersi clonate per dimezzare cifra d'affari per non sottostare ai minimi salariali imposti dall'obbligatorietà dei ccl. Come s'intende intervenire?
Anche questo è un problema noto. Per risolverlo ci sono due vie. La prima è estendere in Ticino il ccl degli interinali a tutte le agenzie temporanee, indipendentemente dalla loro cifra d'affari. La competenza è della Tripartita ticinese che grazie alle misure di accompagnamento, ha la facoltà di decidere anche l'estensione di un contratto qualora ci sia dumping. La seconda opzione è fissare un salario minimo nel settore industriale, dove non esistono ccl, al fine di rendere non conveniente economicamente l'aggiramento dei salari obbligatori per gli interinali.
L'adozione di un ccl per gli interinali non ha riscosso solo simpatie negli ambienti sindacali o lavorativi, perché vista come una sorta di legalizzazione del precariato. Perché Unia ha deciso di scendere su questo terreno?
Sono convinto che si tratti di un passo decisivo nella lotta al precariato. Son ben conscio che non si tratta della soluzione ottimale, ma rappresenta indubbiamente un progresso per i 240.000 interinali in Svizzera. Solo un terzo dei temporanei lavora in settori coperti da ccl di categoria, mentre il restante 70 per cento aveva le condizioni di base di lavoro definite dal Codice delle obbligazioni. Oggi questa stragrande maggioranza di temporanei ha un contratto che fissa la settimana lavorativa a 42 ore, beneficiano della tredicesima, di procedure per il rincaro, di copertura in caso di malattia, ecc. Un passo avanti notevole rispetto al nulla di prima.
Come si conciliano il contratto degli interinali e l'iniziativa sul salario minimo a 4.000 franchi?
Non è in contrapposizione all'iniziativa sul salario minimo, anzi. S'iscrive nella strategia di alzare i salari, soprattutto in Ticino. Con il ccl degli interinali abbiamo gettato le fondamenta per arginare bassi salari e precariato. Ora si tratta di migliorarle.


«Ci vogliono regole minime per fare industria»
Unia e Ocst hanno promosso una giornata di mobilitazione delle maestranze per rivendicare un ccl nell'industria

Avete detto franco forte? Nel 2011 con beni esportati per 7,4 miliardi di franchi, l'esportazione delle industrie ticinesi ha segnato una crescita del 6 per cento rispetto al 2010, anno in cui il "problema" del franco forte non esisteva. I dati sembrano dunque mitigare, se non smentire, l'allarmismo creato sulla questione del franco forte, di grande attualità lo scorso anno.
Legittimo dunque il sospetto dei sindacati che l'allarmismo sia stato usato dal padronato per ridurre le paghe o chiedere ore di lavoro gratuito ai propri dipendenti. Ben reale invece, e confermato dai dati, il dumping salariale in atto in alcuni comparti industriali ticinesi. Una situazione che consente, nell'ambito delle misure di accompagnamento ai bilaterali, l'adozione di un contratto normale di lavoro obbligatorio per l'industria cantonale. È il succo dell'istanza promossa dai sindacati Unia e Ocst all'indirizzo della Commissione Tripartita affinché introduca un ccl nel settore. Nel dettaglio, il ccl invocato prevedrebbe una settimana lavorativa di quaranta ore, la tredicesima e salari minimi di 3.300 franchi.
Di tutt'altro avviso l'Associazione delle industrie ticinesi (Aiti). Stando a quanto riferisce a area il suo presidente Daniele Lotti, «il dumping nell'industria non esiste. Ci sono solo alcuni casi particolari». Per correttezza d'informazione, aggiungiamo che area dispone dei risultati dell'inchiesta sui salari del 2010 condotta dall'Ispettorato del lavoro nella quale si attesta il fenomeno di dumping salariale in diversi comparti dell'industria ticinese (si veda area dello scorso numero). Un'inchiesta che è stata la base legale per inoltrare l'istanza alla Tripartita.
E per promuovere l'istanza fra i lavoratori, i due sindacati hanno indetto una giornata dell'industria lo scorso martedì a Cadempino. «L'attacco ai salari e alle condizioni contrattuali, il licenziamento per far spazio a personale pagato meno, se non lo avete già subito, rischia di essere il vostro futuro. Reagire è un obbligo al quale non si può rinunciare» ha affermato Rolando Lepori, co-segretario di Unia, nel corso della giornata. «Il ccl proposto nell'istanza vuole definire le regole minime per fare industria in Ticino. Per chi vuole solo speculare sui bassi salari non ci deve essere più spazio» gli ha fatto eco Giovanni Scolari dell'Ocst. Detto in altri termini, fissando dei paletti minimi si vorrebbe sganciare dall'industria di punta la zavorra dell'industria a rimorchio. «Ci sono aziende che versano per un tempo pieno di lavoro stipendi di 1.800 franchi mensili. È semplicemente inaccettabile» ha spiegato Lepori. Alla domanda se non siano insufficienti anche i 3.300 franchi proposti nell'eventuale ccl, Scolari risponde: «Questa domanda ci è stata posta anche dai militanti di entrambi i sindacati. È vero, è una paga insufficiente per vivere in Ticino. Ma abbiamo fissato questo importo perché è una proposta realista, attuabile immediatamente. E sarebbe una cifra che tutelerebbe soprattutto le lavoratrici, ossia la categoria peggio retribuita». 
Secondo Lepori l'adozione di un ccl sarebbe il primo passo importante per mettere ordine in un settore troppo frammentato. «Più del 50 per cento delle industrie in Ticino è sprovvisto di un minimo contrattuale oltre il semplice Codice delle obbligazioni. All'interno delle mura di quelle fabbriche i lavoratori sono in balia dei loro dirigenti. È una situazione che va cambiata». Ora la palla passa alla Commissione Tripartita, chiamata a esprimersi sull'introduzione di un contratto normale di lavoro obbligatorio per l'industria locale forse già nella prossima riunione del 15 giugno.

Pubblicato

Venerdì 8 Giugno 2012

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 20 Gennaio 2022

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 5561
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019