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Gli sgravi fiscali e i loro effetti

di

Generoso Chiaradonna
Sembrava di assistere al varo di un nuovo pacchetto di sgravi fiscali, ma così non era. Il tema su cui era chiamato a votare il Gran consiglio ticinese era invece un altro. «Volete o no aderire alla richiesta di referendum facoltativo sul pacchetto fiscale 2001 della Confederazione?». Punto e basta. Invece, tutta la discussione si è trasformata in un discorso a favore o contro la politica dei tagli fiscali. Il ragionamento che s’intravedeva alla base del discorso, almeno per i deputati che si sono dichiarati contro la richiesta di referendum (la maggioranza del parlamento), era che i tagli fiscali fossero bell’e pronti e già lì da raccogliere. Dando per scontato che i cittadini accetteranno questo ennesimo pacchetto fiscale senza riserve il prossimo maggio. Il motivo che ha spinto 22 governi cantonali a chiedere il lancio di un referendum (accettato da 11), è stato volutamente sottaciuto o minimizzato dai favorevoli agli sgravi. Come spiegato nel messaggio approvato dai 3 quinti del Consiglio di Stato (Pesenti, Gendotti e Pedrazzini) e ribadito da Gabriele Gendotti in aula, «il referendum non è rivolto contro le singole misure degli sgravi fiscali, ma contro le conseguenze finanziarie globali che il pacchetto avrà per i conti cantonali». Preoccupazioni condivise solo dal gruppo socialista e da una fronda di liberali-radicali e popolari. «Vedremo se questo parlamento si comporterà con la stessa coerenza e determinazione quando sarà chiamato ad approvare il prossimo preventivo del cantone», ha dichiarato Gendotti. Preventivo che verrà presentato la prossima settimana e che già si preannuncia di “lacrime e sangue”. Tagli, tagli e ancora tagli. Alla spesa pubblica, ovviamente. Sono infatti previste riduzioni di spesa per i settori del sociale, della scuola, del personale pubblico e della sicurezza. Vedremo come reagiranno i vari Fiorenzo Robbiani, Fabio Regazzi e Armando Boneff (tutti deputati del Partito popolare democratico). Vedremo se faranno spallucce o alzeranno forte il loro grido di dolore a favore delle famiglie bistrattate da una politica sociale miope ed egoista. Si accontenteranno per queste ultime che a parole dichiarano di difendere, della sola leva fiscale o chiederanno la difesa di servizi fondamentali messi in pericolo dalla stessa politica fiscale scellerata che hanno difeso? Fiorenzo Robbiani durante il dibattito parlamentare l’ha ammesso candidamente: «Prendo atto che due terzi dei cittadini sono a traino di un terzo dei contribuenti. Io ho più a cuore le sorti dell’1 per cento dei contribuenti che pagano il 22 per cento delle imposte cantonali». Complimenti, deputato Robbiani. Splendida ammissione di colpevolezza. E che dire di Armando Boneff (Ppd), firmatario con Manuele Bertoli (Ps), Moreno Colombo (Plr) e Alex Pedrazzini (Ppd), di una mozione con la quale si chiede di «rispettare il voto dei ticinesi in materia di persone con handicap». Con questo documento i firmatari chiedono al governo di attivare «un organico piano d’intervento di tipo finanziario e legislativo per compensare integralmente i tagli di bilancio previsti nell’ambito delle “misure di sgravio 2003 del budget della Confederazione”». Con quale coerenza Boneff ha votato allora contro la richiesta di referendum e quindi a favore di un indebolimento delle risorse dello Stato? Misteri della fede. Almeno il suo compagno di partito, Alex Pedrazzini, ha fatto outing e molto coerentemente ha fatto retromarcia togliendo l’appoggio al pacchetto fiscale. Chapeau! Lo stesso vale per Roland David sempre del Ppd. Le risposte a queste semplici domande si avranno tra pochi giorni. Il 15 ottobre, infatti, il Consiglio di Stato dovrebbe presentare la bozza di preventivo 2004 (per la prima volta dopo anni è rispettato il termine legale, evviva) e tutti i nodi verranno al pettine. Come detto prima i tagli saranno dolorosi soprattutto nel settore sociale e il pre-consuntivo 2003 presentato a metà settembre dava già le prime indicazioni di risparmio. La spesa che almeno nominalmente è cresciuta di più è quella del Dipartimento sanità e socialità. Le maggiori uscite si sono avute soprattutto per sussidi ai premi di cassa malati e non per volontà del dipartimento diretto da Patrizia Pesenti. In una parola per cause esogene. Cause che hanno comunque radice nella politica dell’alleggerimento fiscale. Aumentando le deduzioni dal reddito, diminuisce sempre di più l’imponibile. Diminuendo l’imponibile, aumentano sempre più i contribuenti che rientrano nei limiti per richiedere i sussidi per l’assicurazione malattia. Un circolo vizioso senza fine. Solo durante il 2002 sono stati 6 mila i contribuenti che grazie agli sgravi fiscali hanno potuto chiedere e ottenere sussidi che solo l’anno prima non avrebbero ottenuto.

Pubblicato

Venerdì 10 Ottobre 2003

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