Le Officine di Bellinzona, una possibile miniera d'oro per tutta la regione. Arriva a questa conclusione l'articolato studio della Supsi, 800 pagine di analisi commissionato del Cantone, per valutare le possibilità di crescita dello stabilimento Ffs di Bellinzona.

In un mercato dei trasporti in radicale evoluzione, si aprono ampi spazi di conquista di nuovi clienti nel campo della manutenzione di locomotive e carri merci. I punti forti delle Officine di Bellinzona secondo lo studio Supsi sono le competenze dei suoi operai e ingegneri, (il know-how industriale), la localizzazione sull'asse nord-sud (in particolare la vicinanza al mercato italiano), i precedenti investimenti importanti che ne fanno un centro di eccellenza dal punto di vista tecnico. In un mercato come quello dei trasporti destinato a crescere, dove le aziende attive nella manutenzione di alto livello sono relativamente poche e posizionate nel nord Europa, sono alte le potenzialità delle Officine di acquisire nuovi clienti tra i numerosi proprietari privati di mezzi di locomozione in circolazione. Ma bisogna far presto, prima che altri arrivino ad occupare queste nicchie di mercato. Gli analisti della Supsi arrivano anche a definire la tempistica per la realizzazione: da un minimo di 12 a un massimo di 18 mesi. Tempi brevi, e con causa. Non c'è solo l'esigenza di fare in fretta per occupare il mercato prima di altri, ci sono anche motivi "interni". Attualmente il maggior cliente delle Officine è Ffs Cargo. Con quest'ultima il contratto di prestazione scade il 2013. Per poter sopravvivere, le Officine devono garantirsi altri clienti esterni. In tempi brevi, appunto.
In verità, lo studio Supsi, dopo aver descritto la situazione aziendale dello stabilimento bellinzonese, il mercato ferroviario europeo, i possibili concorrenti e analizzato i potenziali clienti andando anche a intervistarli, arriva a proporre tre scenari.
La tempistica prima citata riguarda il secondo scenario, quello del Centro di competenza di trasporto e mobilità ferroviaria. Lo scenario "sposato" anche dal governo cantonale. Un Centro di cui beneficerebbe l'intera regione sotto diversi punti di vista. Non solo aumenterebbe l'indotto economico generato dalle Officine alle imprese locali, che già oggi ammonta a 12 milioni di franchi senza contare gli introiti fiscali e le migliaia di posti di lavoro ad esso collegati. Anche i settori della ricerca, dell'ingegneria, e in senso largo tutte le innovazioni riguardanti la mobilità sostenibile troverebbero un terreno fertile nella realizzazione del centro di competenza. Un centro policentrico, nel senso che se le Officine ne sarebbero il "cuore", attori e strutture collegate non sarebbero necessariamente collocati fisicamente negli stabilimenti Ffs, ma nel cantone intero. Un cuore in grado di dare linfa ad alto valore aggiunto a tutta la regione, nell'ottica di una concreta politica economica cantonale.
Ma non sono tutte rose e fiori quelle contenute nel rapporto Supsi. Ci sono aspetti critici da superare. In primis, la dirigenza Ffs. Per la realizzazione del centro di competenza, allo stabilimento bellinzonese dovrebbe essere concessa una maggiore autonomia decisionale. Le Ffs sono disposte a concederla? Le Ffs vedono nello stabilimento bellinzonese una opportunità per l'azienda o un peso di cui liberarsi ? Fino al 2007, per la dirigenza Ffs le Officine bellinzonesi sarebbero diventate l'unico "Centro di competenza" per la grande manutenzione di locomotive moderne e tradizionali. A dimostrazione di quanto ci credevano, investimenti di svariati millioni erano stati effettuati. Poi, nel 2008, inversione di rotta a 360 gradi: Bellinzona non è concorrenziale, va chiusa. I motivi sono stati sviscerati anche dall'analisi Supsi. Una serie di investimenti sbagliati all'estero di Ffs Cargo di centinaia di milioni, la necessità di correggere contabilmente costi e ricavi interni per limitare il deficit della divisione Cargo, avevano spinto i manager Ffs a partorire l'idea di chiudere lo stabilimento bellinzonese. Facendo però male i calcoli, senza tener conto dell'oste. I dipendenti e la popolazione del canton Ticino fieramente attaccati alle Officine, convinti delle sue possibilità e forse un giorno ripagati dalla nascita di un centro di competenza dalle ricadute positive per tutti.
Per dovere di cronaca citiamo anche gli altri scenari individuati dai ricercatori Supsi, anche se come detto è la prospettiva di Centro di competenza a godere del consenso di autorità, analisti e maestranze. Il nome del primo scenario dice tutto: declino programmato. Scenario che «s'inserisce nel solco della continuità delle strategie Ffs». Una politica che porterebbe ad ulteriori ridimensionamenti delle Officine attraverso concentrazioni di funzioni nella dirigenza generale o di riduzione dell'attività. «Considerati i potenziali di mercato non ancora sfruttati, l'avverarsi di uno simile scenario sarebbe poco comprensibile anche solo dal punto di vista strategico aziendale Ffs», senza dimenticare le gravi perdite per l'economia regionale. Comprensibilmente scartato da maestranze e governo cantonale. Il terzo scenario prevede invece una rivoluzione interna nei rapporti Officine e Ffs, dove quest'ultime dovrebbero riconoscere un'autonomia decisionale molto ampia agli stabilimenti bellinzonesi, diventando un soggetto che tratta alla pari con le Ffs. In particolare, le ferrovie dovrebbero considerare il mercato della manutenzione una risorsa importante per l'azienda, generatrice di profitti, lasciando alle Officine l'autonomia per occuparsene. Una proposta difficilmente accettabile dalla dirigenza Ffs, non fosse altro che per la rimessa in discussione della gestione verticale attuale.

Le maestranze: «Ora non si perda tempo»

Gianni Frizzo, rappresentante delle maestranze, lo studio dice che la scelta di chiudere le Officine era strategicamente sbagliata. Il potenziale di crescita è enorme. Pensavate che ci fossero così tante opportunità nelle Officine ?
"A pelle" la sensazione c'era. Il lavoro scientifico dei ricercatori Supsi condotto con grande professionalità, contenuto nell'impressionante mole di documentazione (oltre 800 pagine, ndr.), ha messo nero su bianco quello che intuitivamente sentivamo, ossia di avere un presente e un futuro per le Officine. L'analisi conferma che avevamo ragione a opporci alla loro chiusura. Senza lo sciopero non avremmo mai potuto dimostrare di aver avuto ragione.
La prospettiva del Centro di competenze vi soddisfa?
Lo scenario del Centro di competenze dimostra che la nostra lotta non è stata condotta per motivi puramente egoistici, solo per i nostri posti di lavoro, ma riguardava gli interessi e lo sviluppo di un'intera regione. L'iniziativa popolare per un polo tecnologico sottoscritta da 15 mila cittadini andava proprio in questo senso. E intendiamo rispettare la volontà di chi ha sostenuto la nostra lotta.
Il futuro?
Solo l'opera dell'uomo potrebbe gettare all'ortiche una prospettiva di crescita di questa portata. I timori sono che qualcuno voglia  lasciare trascinare le cose fuori tempo massimo. Ci aspettiamo dunque una rapida dichiarazione d'intenti sullo scenario del Centro di competenza e la sua concretizzazione nei tempi indicati dallo studio (12-18 mesi, ndr.). Ci sono i presupposti affinché nessuno abbia a perderci. Ho la speranza che le Ffs maturino in tempi brevi la convinzione di non poter perdere questa occasione.

Le Ffs: «Vedremo»

E le Ffs ? Non si esprimono. O perlomeno sul futuro manca la necessaria chiarezza e convinzione che ci si aspetta dal proprietario delle Officine bellinzonesi. Ricordiamo che lo status quo, secondo lo studio Supsi, equivale ad una "morte lenta" degli stabilimenti ticinesi.
Da noi contattate, le Ffs attraverso il loro portavoce Alessandro Malfanti rispondono così: «Secondo le Ffs, gli scenari descritti nello studio Supsi richiedono delle analisi più approfondite. Sono in particolare necessarie analisi di dettaglio in grado di concretizzare le varianti generali proposte dagli autori dello studio. Un aspetto fondamentale sarà quello di determinare la portata delle scelte strategiche individuate e perseguibili, e le loro possibili implicazioni sull'attività operativa, sia delle Officine che del settore manutenzione Viaggiatori delle Ffs. Per questi motivi le Ffs ritengono prematuro esprimersi nell'attuale fase. Le Ffs sono pronte a discutere apertamente con tutte le parti interessate sulle future prospettive industriali che scaturiranno dalle successive analisi di dettaglio. Sarà comunque necessario che queste ultime siano sostenibili finanziariamente dall'azienda e tengano in debita considerazione sia la tempistica che le priorità strategiche definite e concordate con le parti sociali alla Tavola rotonda».
Qualche elemento in più lo ha dato Ferruccio Bianchi, direttore degli stabilimenti di manutenzione Ffs, presente alla conferenza stampa di presentazione dello studio Supsi.
Bianchi afferma che anche per le Ffs lo scenario del Centro di competenza appare il più interessante, senza però sbilanciarsi su un impegno concreto delle Ffs. Proviamo allora a domandargli se sia possibile fissare una data entro la quale le Ffs diranno su quale scenario si andrà concretamente: «Lo studio è stato commissionato dal governo ticinese. Ora bisognerà vedere i prossimi passi per valutare come riunire gli attori e come procedere». Il prossimo passo spetta a voi o al governo cantonale? «Al Consiglio di Stato ticinese», risponde l'alto funzionario Ffs.

Sadis: «Noi ci siamo»

Consigliera di stato Laura Sadis, il responsabile Ffs ha risposto che tocca al governo ticinese fare il prossimo passo…
Noi abbiamo inviato questo studio tre mesi fa alle Ffs, al Comitato di sciopero e alla città di Bellinzona. Questo passo lo abbiamo fatto per tempo perché ci sembra che sia oggettivamente uno studio ben fatto sul quale vale la pena ragionare. È legittimo che le ferrovie facciano le loro osservazioni. È chiaro però che ci vuole anche la volontà di tutti per andare avanti.
E l'iniziativa popolare come si inserisce in questo contesto?
Lo studio aiuta il governo a dare delle risposte all'iniziativa popolare, che ricordo sottoscritta da un gran numero di cittadini. Dallo studio emerge una soluzione tecnicamente un po' diversa da quanto contenuto nell'iniziativa. Presumo però che il senso del sostegno popolare all'iniziativa fosse la ferma volontà di mantenere in Ticino delle competenze specialistiche nel campo dei trasporti, auspicandone una loro crescita. E lo scenario del Centro di competenza va in questo senso.
Si può dire che il governo ha "sposato" lo scenario due?
Il governo, in maniera unitaria, dà la sua preferenza allo scenario del Centro di competenza. Naturalmente, andrà affinato e verificata la capacità dei vari attori presenti sul territorio di farlo proprio.
Il comitato di sciopero ha sempre riconosciuto al governo di essere stato compatto nella difesa delle Officine. In particolare, lei e Borradori, avete sempre accompagnato il comitato nel corso della Tavola rotonda. Poiché siete i due consiglieri di stato che si ricandidano con buone possibilità di essere rieletti, significa che il Cantone continuerà a sostenere le Officine?
Ci sono stati momenti molto delicati nel corso della tavola rotonda, ma ci sembrava giusto essere presenti nell'interesse del Cantone .Credo che anche nel caso di un governo ampiamente rinnovato, in ragione del fatto che questo settore ha senso di esistere e buone prospettive di crescita, sia nell'interesse del Cantone e della sua economia continuare a sostenerlo.   

Manca qualcuno all'appello

Le premesse ci sono tutte. Potenzialità di crescita delle Officine di Bellinzona e punti critici da superare sono stati individuati nel lavoro dei ricercatori della Supsi. Ora si tratta di non perdere il treno. La realizzazione del Centro di competenza prevede la partecipazione di diversi attori. Le maestranze e il governo cantonale hanno già dato la loro adesione. La Supsi, per bocca del suo direttore Franco Gervasoni, garantisce l'accompagnamento scientifico al progetto. Le Ffs si sono dette interessate, senza però esprimersi chiaramente. Peccato. Sarebbe un'occasione per l'azienda di adempiere al mandato che gran parte della cittadinanza si aspetta: un ruolo trainante nella politica dei trasporti in ottica federalista con un progetto dalle incoraggianti prospettive di profitto aziendale. Per dare una "scossa" alle Ffs, altre voci dal Ticino devono levarsi. In particolare, quelle degli attori privati del settore presenti nel territorio e delle associazioni economiche che li raggruppano. L'appello a un Ticino compatto non può essere levato solo per l'elezione di un consigliere federale. L'opportunità data dal Centro di competenza del trasporto e mobilità sostenibile è unica. È una visione di politica industriale cantonale di cui da troppo tempo si soffre l'assenza. Una tappa importante per passare da un'economia a rimorchio, fondata sul basso prezzo pagato alle braccia frontaliere e sui soldi importati nel migliore dei casi dall'evasione fiscale, a un'economia trainata da una locomotiva. 


Pubblicato il 

27.08.10

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