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Gli italiani di Zurigo in mostra

di

Silvano De Pietro
Fino a qualche anno fa capitava spesso di sentir dire che Zurigo era la maggiore città di lingua italiana in Svizzera. Un’affermazione solo formalmente paradossale, ma dal contenuto sostanzialmente esatto, almeno dal punto di vista numerico. In effetti, negli anni in cui la popolazione italiana residente a Zurigo era particolarmente numerosa, la concentrazione di italofoni sulle rive della Limmat superava di gran lunga il numero di abitanti della pur popolosa Lugano. Questo non faceva ovviamente di Zurigo una città di lingua italiana, ma ne modificava incisivamente il profilo sociale e culturale. Insomma, oltre un secolo d’immigrazione italiana in una città di lingua tedesca non passa invano, senza lasciare traccia. La mostra “Tutto bene? Italienerinnen und Italiener in Zürich”, inaugurata questa settimana al Museo Bärengasse di Zurigo, è dedicata alla storia ed alla vita quotidiana degli italiani in questa città, nonché all’immagine che essi hanno e danno di sé stessi. Un’esposizione che, per gli oggetti esposti, i commenti e i diversi allestimenti, è un’occasione più unica che rara di riflettere su come un lungo fenomeno d’emigrazione abbia interferito con una città d’immigrazione ed influito sulle persone e sulla società. La mostra completa l’esposizione “La dolce lingua”, presentata contemporaneamente al Museo nazionale, che illustra la storia della lingua italiana come portatrice di un’identità culturale che è anche la nostra. L’immigrazione italiana in Svizzera è strettamente collegata allo sviluppo della rete ferroviaria elvetica nella seconda metà del 19° secolo, in particolare alla costruzione della linea ferroviaria del San Gottardo. I lavoratori ingaggiati provenivano soprattutto dalle regioni agricole dell’Italia del Nord. A quell’epoca, e fino alla prima guerra mondiale, in Svizzera giunsero ogni anno circa 80 mila lavoratori stagionali italiani. E se nel 1860 si contavano nel nostro paese 10 mila immigranti italiani domiciliati, questa cifra era passata a quasi 120 mila unità nel 1900 e a circa 200 mila nel 1910. Dopo il calo nel periodo tra le due guerre mondiali, l’emigrazione italiana riprese nel secondo dopoguerra. Nel 1975 gli italiani che vivevano in Svizzera erano oltre 570 mila, con un sensibile incremento del numero di lavoratori originari del Meridione d’Italia. Per lungo tempo i rapporti tra la popolazione svizzera e gli immigrati italiani sono stati contraddistinti da molte incomprensioni. Ma da alcuni anni a questa parte gli attriti tra le due comunità sembrano definitivamente appianati. Che cosa ha fatto sì che i “Tschingg” (espressione spregiativa usata nella Svizzera tedesca per designare gli italiani) diventassero gli stranieri più amati nel nostro paese? Considerati un tempo violenti e rissosi, gli italiani sono visti oggi come persone amanti della tranquillità, ed il “made in Italy” va per la maggiore. Documenti, fotografie, nonché estratti di registrazioni e filmati storici illustrano l’avvincente percorso umano di varie generazioni. La mostra si apre con la testimonianza di alcuni zurighesi di origini italiane, che hanno prestato 66 “oggetti preziosi” di loro proprietà destinati ad evocare il rapporto che essi intrattengono con l’Italia o con la Svizzera. Si tratta di oggetti il cui significato è associato a una storia d’amore o a un valore simbolico. Segue una serie di interviste televisive, in cui cinque persone raccontano quanto le proprie origini italiane abbiano influito sulla loro vita a Zurigo. C’è la ventenne che esprime la gioia di vivere di una giovane rappresentante della seconda generazione, il novantenne che rievoca dettagli interessanti relativi alla storia zurighese, il calciatore che ricorda quanto le sue radici italiane abbiano inciso sulla sua carriera e racconta che, se i suoi genitori fossero stati svizzeri, avrebbe probabilmente giocato a disco su ghiaccio o sarebbe diventato un judoka. Infine, la sezione della mostra dedicata alle diverse identità ed alla loro percezione, analizza i fenomeni d’integrazione, o meglio di acculturazione, osservabili nella realtà quotidiana zurighese. Attraverso postazioni ed allestimenti ludici, l’esposizione rivela – con uno sguardo talvolta ironico – i pregiudizi e gli stereotipi ormai superati, con l’intenzione di divertire tanto il pubblico svizzero quanto quello italiano. Contemporaneamente alla mostra, sono previste delle visite guidate attraverso la città (in italiano e tedesco), che consentono di ritrovare i luoghi politici, gastronomici, o più semplicemente della vita quotidiana, che accomunano la storia degli italiani a Zurigo. Dal canto loro, i bambini possono visitare la mostra avvalendosi del passaporto turistico zurighese.

Pubblicato

Venerdì 11 Marzo 2005

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