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Gli gnomi al nostro servizio

di

Gianfranco Helbling
I boss della finanza in Svizzera hanno un nome particolare: sono gli gnomi della Bahnhofstrasse. Nel segreto dei loro forzieri zurighesi spostano soldi per accumulare ricchezze sempre maggiori. Correndo, specie negli ultimi tempi, rischi eccessivi. Che hanno semplicemente riversato sulla collettività. È ora di porre chiari limiti agli gnomi della Bahnhofstrasse, dicono i sindacati. Nell'interesse di tutti noi.

La crisi finanziaria ha particolarmente colpito la Svizzera. «Siamo in una fase decisiva, nella quale si vedrà se si tirano le conseguenze della crisi o se tutto continuerà come prima – se non peggio, con rischi ancora maggiori». Parole dette ieri dal presidente dell'Unione sindacale svizzera (Uss) Paul Rechsteiner in una conferenza stampa sul futuro della piazza finanziaria svizzera dal punto di vista dei lavoratori. Mercati finanziari instabili sono un pericolo sia per i posti di lavoro che per le rendite pensionistiche dei salariati. Affinché la piazza finanziaria abbia un futuro sostenibile per l'intera economia nazionale secondo l'Uss si devono realizzare quattro condizioni:

1. Fare chiarezza sulle cause della crisi

Innanzitutto è necessario chiarire senza remora alcuna i fatti e gli abusi che hanno condotto alla crisi. Il rifiuto dell'assemblea degli azionisti di Ubs di dare il discarico per la gestione 2007 è un primo passo nella giusta direzione. Ma irrinunciabile è l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta (Cpi) durante la prossima sessione estiva delle Camere federali. Perché soltanto una Cpi con la sua indipendenza può chiarire i fatti sia sul piano politico che economico. Lasciare che siano i vertici di Ubs a chiarirli significa sommergerli sotto tonnellate di sabbia. Ma il rischio è grosso che gli ambienti finanziari riescano a condizionare i parlamentari. E dunque ad impedire un chiarimento più che mai necessario. Del resto anche nella commissione d'esperti "Too-big-to-fail" ci sono per metà rappresentanti delle banche e delle grandi imprese,  ma nessuno del personale.

2. Una piazza finanziaria stabile e sostenibile

Tutte le decisioni politiche devono mirare all'obiettivo di una piazza finanziaria svizzera stabile, orientata sul lungo periodo e intenta a perseguire uno sviluppo sostenibile. Una piazza finanziaria che non stia in contraddizione con gli interessi economici della Svizzera, ma li sostenga. Misure devono essere prese in tre ambiti:
•    Nuove norme sul capitale proprio devono limitare i rischi e fare in modo che questi siano di nuovo assunti dagli azionisti. Le banche devono disporre di più capitale proprio e liquidità. Per l'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari Finma bastano da 3 a 4 centesimi di capitale proprio per ogni franco a bilancio, una norma precedente al fallimento della Lehmann Brothers: ci vogliono almeno 10 centesimi per ogni franco.
•    A livello legislativo si deve fare in modo di impedire che si ripetano le pratiche che hanno condotto alla crisi finanziaria. In particolare si devono proibire tutti quegli strumenti finanziari derivati che si sono trasformati in vere e proprie armi di distruzione economica di massa.
•    La piazza finanziaria svizzera non deve più basare la sua competitività sull'evasione fiscale e suoi soldi non dichiarati. Non è nell'interesse dei lavoratori che l'economia svizzera approfitti degli evasori fiscali. Oggi in Svizzera sono depositati circa 500 miliardi di franchi non dichiarati, che danno utili dell'ordine dei 5 miliardi all'anno. Una loro fuga anche parziale all'estero avrebbe conseguenze anche occupazionali: per questo l'uscita dal segreto bancario dev'essere accompagnata da adeguate misure fiancheggiatrici.

3. Delle misure contro le retribuzioni abusive

Sono necessarie misure contro le retribuzioni eccessive nelle prosse imprese, in particolare nelle grandi banche. Gli utili generati dalle banche lo scorso anno sono stati possibili solo grazie al massiccio intervento dello Stato: è quindi urtante che i manager di quelle banche abbiano ripreso ad intascare le loro retribuzioni multimilionarie come se nulla fosse (cfr. articolo sotto). Per l'Uss due ordini di misure sono necessari:
•    Sul piano fiscale bisogna fare in modo che le irragionevoli retribuzioni dei manager ritornino almeno in parte alla collettività (cfr. riquadrato).
•    La sorveglianza sui mercati finanziari deve correggere la cultura dei bonus che ha portato i manager a correre rischi eccessivi: si deve ritornare a salari fissi adeguati senza bonus.

4. Trasformare il settore assieme al personale

Infine, nei processi di trasformazione strategica che sono in corso nel settore finanziario e che ancora abbiamo di fronte, devono essere coinvolti i dipendenti delle banche e i loro rappresentanti. Le banche non sono fatte solo di manager, che il più delle volte perseguono solo i loro interessi. Una piazza finanziaria stabile e sostenibile è prima di tutto nell'interesse del personale stesso. Per questo, dice l'Uss, si deve anche tornare ad un partenariato sociale degno di questo nome nel settore bancario.


I salari sono fermi, i bonus no

Nel 2009 si è riaperta la forbice salariale, cioè lo scarto fra i salari più bassi e quelli più alti. Lo rileva un'analisi condotta da Unia sulle 42 più importanti imprese private svizzere. Se nel 2008 in media i salari dei top manager erano di 49 volte più alti degli stipendi corrisposti in fondo alla scala salariale, nel 2009 questo divario è già cresciuto a 56 volte (cfr. tabella a sinistra) Ma non in tutti i settori le cose sono andate in modo uguale. Mentre nelle macchine e nell'orologeria il divario fra i salari più alti e quelli più bassi si è ridotto in media del 25 per cento circa, esso è esploso nella stessa proporzione nel settore finanziario. Segno che chi ha causato la crisi non ha capito nulla e mentre fa marciare sul posto i salari del personale, ha ricominciato a riversare bonus milionari sui manager (cfr. tabella a destra). Il caso più urtante è quello di Ubs, che, appena salvata con un'iniezione di 68 miliardi di denaro pubblico e non ancora risanata, ha decisamente riaperto la forbice salariale: nel 2009 i membri della direzione di Ubs hanno guadagnato in media 5,2 milioni di franchi, che equivalgono a 106 volte il salario più basso versato nel gruppo. Non meno disinvolto il Crédit Suisse, dove i membri della direzione hanno intascato in media 11,5 milioni, allargando la forbice salariale del 13 per cento rispetto al 2008. Ma anche in altri settori le remunerazioni più alte non sono necessariamente correlate all'andamento degli affari: lo dimostrano i casi di Clariant, Roche, Nestlé, Sika e Holcim, dove malgrado il crollo degli utili i salari dei manager sono decisamente cresciuti.

Pubblicato

Venerdì 23 Aprile 2010

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