Lavoro

È capitata la stessa cosa alla parola carità: dovrebbe significare l’amore disinteressato di chi vuole il bene dell’altro e invece chissà perché ha assunto il senso di elemosina. Fate la carità a un povero disgraziato.
  

Così perdere. Oggi è sinonimo di smarrire, ma originariamente il verbo significava mandare in rovina qualcuno, secondo l’etimologia dare per, dare attraverso, gettare qualcuno fuori dalle mura della città. E si capisce quale sarebbe stata la sorte dell’uomo consegnato al nemico: venire infilzato su un palo bene in vista per spiegare senza bisogno di parole che fine avrebbero fatto gli abitanti della città assediata. Ne ha scritto Giorgio Agamben nel suo Homo sacer: l’uomo sacro, un membro della comunità scelto per diventare vittima sacrificale, un capro espiatorio per ingraziarsi la divinità, che tutti  potevano uccidere senza commettere reato. Un verbo sinistro.


   Dunque gli dei accecano chi vogliono perdere, cioè lo privano del lume della ragione in modo che si rovini da solo. È quello che sta accadendo a coloro che qui da noi intendono togliere la C di cristiano dal nome del partito democristiano, imitando ciò che fece anni or sono il maggior partito della sinistra italiana eliminando la C di comunista, dilaga l’antipatia per la lettera C. La religione non deve avere niente a che fare con la politica, d’accordo. Ma se si mette a confronto l’immensa ricchezza di esperienze e la complessità storica del lascito cristiano con la povertà del patrimonio culturale dell’odierno PDC si rimane stupiti. Perché c’è il cristianesimo di Costantino e il cristianesimo del vescovo Ambrogio, il cristianesimo di Bonifacio VIII e quello di Francesco d’Assisi, quello di Carlo Borromeo e quello di Bernardino da Siena, ci sono stati i legionari di Cristo e Dietrich Bonhoeffer, don Leber e don Mazzolari, don Giussani e don Malgesini.


   E dopo essersi liberato della C, che cosa farà finalmente il PD(C)? Si collocherà al centro. Per fare cosa? Per praticare l’arte del compromesso. Per esempio: la destra si darà da fare per eliminare la progressività dell’aliquota di imposta sui redditi dei ricchi, mentre la sinistra difenderà lo statu quo. Allora il PD(C) proporrà di diminuirgliela... un pochettino.


   Anche il PLR sembra far parte degli accecati. A parte l’idiosincrasia per la R di radicale, il partito che ha la responsabilità dell’economia nel Canton Ticino si sta condannando da solo a recitare la triste cantilena del pareggio di bilancio, il rientro dal debito, la collaborazione pubblico-privato, le piccole imprese da soccorrere, le start-up da accudire, i mastri birrai da coccolare, il ceto medio da non lasciar impoverire se no diventa ceto basso, i capitali stranieri da venerare, il moltiplicatore da non toccare, le mani da non mettere nelle tasche dei signori. Invece di domandarsi come mai l’economia di questo piccolo cantone ha bisogno di 70.000 operai che la sera devono andare a dormire all’estero. E, parlando dell’Italia, come mai per riempire le pance degli italiani occorrono 400.000 schiavi tunisini, rumeni, nigeriani e indiani chini ogni giorno sulla terra a seminare, piantare, zappare e raccogliere. Che siano tutti uomini sacri da consegnare ai progetti reazionari dei Mussolini di turno?

Pubblicato il 

24.09.20..
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