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Gli attrezzi dimenticati

di

Giuseppe Dunghi
In una delle conferenze tenute all'Accademia di Mendrisio all'inizio di quest'anno, Riccardo Petrella, parlando del modo di abitare nel nostro tempo, ha affermato che l'abitare oggi sta diventando un fatto eminentemente urbano: entro quarant'anni l'80 per cento della popolazione mondiale sarà urbana, e con questo verrà tolta alla campagna ogni legittimità di futuro. Il professor Petrella non è un nostalgico della vita rurale: voleva dire che il nostro futuro verrà sempre più organizzato dalla città, cioè dal terziario e dalla finanza.
Il mestiere di informare fa parte del terziario. Dopo il terremoto che ha devastato l'Abruzzo, Michele Santoro è stato il giornalista più coraggioso nel denunciare gli affari dei costruttori sulla pelle della popolazione, le inadempienze di chi avrebbe dovuto controllare e il cinismo del piano-casa governativo che dà la possibilità di ampliare del 20 per cento con procedura semplificata le volumetrie esistenti e, sempre in nome della "semplificazione", abolisce anche nelle zone sismiche l'obbligo di chiedere l'autorizzazione a costruire. Ma stranamente, quando si trattava di entrare nei particolari tecnici il corrispondente di Annozero dall'Aquila annaspava. Confondeva il calcestruzzo col cemento, parlava di staffe mancanti nei pilastri dando l'impressione di non capire a che cosa servono, mostrava una trave che doveva legare in alto i muri perimetrali di una chiesa e che invece si era spezzata non si sa se per una giunzione imperfetta dei ferri d'armatura o per la cattiva qualità del calcestruzzo. Uno non è obbligato a essere competente nel campo delle costruzioni. Ma perché non dare la parola a un muratore, perché non far parlare un carpentiere, un ferraiolo, il manovale che fa girare la betoniera, il gruista, l'autista del camion che porta la sabbia?
Perché non esistono. O meglio, esistono ma parlano una lingua straniera, o lavorano in nero e la sera si nascondono. E poi, se l'incaricato del getto si accorge che nel calcestruzzo c'è troppa acqua in modo da fare a meno del vibratore per costiparlo, lo dice al capocantiere amico della ditta che fabbrica il calcestruzzo? Verrebbe licenziato. E se il ferraiolo che applica i distanziatori di plastica tra le staffe e la casseratura fa con coscienza il suo lavoro impiegando più tempo rispetto a un altro operaio meno scrupoloso? Licenziato.
Il disprezzo per gli uomini porta al disprezzo delle regole. Se un pilastro è stato tirato su durante un'ora di straordinario pagata fuori busta, la data segnata sul diario di cantiere non corrisponde alla realtà e il controllo a posteriori sarà necessariamente impreciso. E se la cava di sabbia fa la ricevuta fiscale a un camion sì e tre no, come si fa a risalire a quel dato carico per sapere se si trattava di sabbia buona o mescolata con argilla?
Per comprimere i costi di costruzione, i lavoratori dell'edilizia sono stati espulsi dal discorso economico e poi anche dal linguaggio. Intanto ci cadono in testa le case e non sappiamo perché. Forse bisogna essere più pessimisti del professor Petrella: già oggi il settore finanziario ha divorato il mondo del lavoro. È riuscito a far dimenticare anche gli attrezzi del carpentiere e del contadino. 

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Venerdì 15 Maggio 2009

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