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Gli abusi non c’entrano

di

Can Tutumlu
Nuova rendita uguale abuso. Più o meno questo è il messaggio che l'Udc martella tramite i suoi manifesti per convincere la popolazione a votare a favore della 5a revisione. Ma sulle revisioni di rendita che vengono effettuate annualmente quale è la percentuale di soppressioni di rendita? Il 10 per cento, il 20 per cento? «No, no, molto meno». Questo un breve stralcio della discussione che abbiamo avuto con Monica Maestri Crivelli, capoufficio dell'assicurazione invalidità del canton Ticino. Ma allora quanti sono questi "finti invalidi" che beneficiano di una rendita? Già, perché la campagna per la 5a revisione punta ancora una volta il dito sui presunti abusi in materia di Assicurazione invalidità (Ai). Su quali basi? Nessuna, perché finora nessuno è stato in grado di quantificare il fenomeno. E gli abusi c'entrano veramente molto poco con questa revisione. In questo articolo area presenta la situazione ticinese. E, questa volta dati alla mano, gli abusi risultano più una costruzione fittizia che una realtà.

La settimana scorsa la signora Eliana Ghirlanda ci avevo detto indignata: «Vada a Lugano-Cornaredo. La strada è tappezzata di manifesti. C'è scritto "Stop agli abusi". Quelle scritte mi mandano su tutte le furie, mio marito non abusa di nulla. Ma dove sono allora tutti questi finti invalidi? Perché non ci dicono quanti sono? Con questi slogan si toglie dignità agli invalidi. Li si colpevolizza, sono i nuovi capri espiatori della società».
Buona domanda: "quanti sono i finti invalidi?". Se provate a girare questa domanda ai fautori della 5a revisione dell'Assicurazione invalidità – in votazione il prossimo 17 giugno – li vedrete probabilmente cadere dal mirtillo. Già, perché nessuno di loro sa in realtà quanti sono. Vi racconteranno di quell'invalido che… faceva legna quando si era dichiarato inabile al lavoro a causa della schiena. Oppure di quell'altro che… D'accordo, due casi. Ma quanti sono? Scena muta.
«Al momento sono pochi i casi in cui chiediamo indietro la rendita che è stata concessa», ci ha detto Monica Maestri Crivelli, a capo dell'Ufficio dell'assicurazione invalidità del canton Ticino. Ma non ci accontentiamo neppure di questa risposta.  Anche se, detta da molti degli addetti ai lavori, servirebbe già di per sé a sfatare il mito di un abuso sistematico impugnata per la campagna dall'Udc e accettata dal resto del fronte borghese.
Il funzionario cantonale ci spiega che non è possibile ottenere il numero esatto di rendite ritirate poiché è compito delle moltissime casse di compensazione elvetiche esigere la restituzione qualora venga riscontrato un abuso. E non esiste alcuna statistica centralizzata che raccoglie questi dati. Ma c'è un altro indicatore, quello delle riduzioni e soppressioni di rendita (che presentiamo nella tabella a lato), che la dice lunga sull'ampiezza del fenomeno. «Le riduzioni e/o soppressioni di rendita sono il risultato di una valutazione del grado di invalidità che è evoluto, in questi casi diminuito, rispetto alla decisione di concessione di rendita precedente. L'Ufficio Ai è obbligato, infatti, a svolgere revisioni di prestazioni durevoli periodicamente. Tra queste vi è il caso di danno alla salute che migliora e casi in cui l'assicurato ha potuto riprendere un'attività lavorativa di cui il relativo reddito porta ad una diminuzione del grado di invalidità. L'assicurato è obbligato ad annunciare qualsiasi cambiamento sia medico sia economico. Qualora non lo facesse, l'ufficio Ai è obbligato a chiedere il rimborso delle prestazioni indebitamente versate, fino a cinque anni di arretrati», ci spiega Monica Maestri Crivelli. E fra questi casi di soppressioni di rendita sono contenuti anche i casi di abuso.
Le soppressioni di rendita per rapporto al numero di revisioni effettuate sono costantemente sotto al 3 per cento. Cosa significa? Che su 100 rendite al massimo 3 potevano essere state soppresse perché frutto della richiesta di "finti invalidi". Ma è ragionevole pensare che il numero è ancora più basso poiché le rendite possono essere eliminate per motivi quali la guarigione dell'invalido o il ritorno alla vita professionale.
Ritorniamo alla domanda di Eliana Ghirlanda. Quanti sono i falsi invalidi? Questa volta – cifre alla mano – possiamo dire che neppure una rendita su cento è frutto di un sopruso da parte degli assicurati.

Invalidità, all'appello mancano le imprese

Fa fatica il direttore dell'Istituto delle assicurazioni sociali a trattenere le critiche verso il mancato impegno del parlamento su due punti cruciali in materia di Assicurazione invalidità. Cioè da una parte il mancato riconoscimento e la conseguente presa a carico delle responsabilità – anche finanziarie – dell'economia in merito all'aumento dei beneficiari di rendite e la distorsione dei compiti dell'Ai. Dall'altra il rifiuto di discutere del rifinanziamento dell'assicurazione. Carlo Marazza ci ha detto che comunque vuole «vedere il bicchiere mezzo pieno».

Carlo Marazza quanto pesano gli abusi sull'assicurazione invalidità?
La sua è una domanda a cui è difficile rispondere (si veda l'articolo sopra, ndr). In realtà secondo me bisogna chiedersi se è corretto parlare di abusi in merito all'invalidità.
In quale senso?
Come fai a dire ad una persona che ha un "disagio sociale" che sta abusando se è arrivata ad ottenere una rendita? Non l'ha fatto falsificando carte. Ci sono medici che hanno riconosciuto il suo stare male. L'Ai è stata costretta, in particolare a partire dagli anni '90, ad assumersi un ruolo che non è il suo. È un'assicurazione che per missione doveva rispondere ad un'invalidità di tipo sanitario, ma sulla quale si sono però riversati dei casi che io definirei di "invalidità sociale". Questo processo è stato particolarmente acuto a seguito dei grossi cambiamenti del mercato del lavoro a partire dagli anni Novanta. Le grosse ristrutturazioni delle imprese hanno pesato sull'Ai. Sono esplosi i casi di invalidità e conseguentemente i suoi costi. Va detto chiaramente: per fortuna che c'era l'Ai che ha fatto da ammortizzatore sociale. Siamo fortunati ad avere questa assicurazione, è una buona assicurazione e va difesa. Ha svolto un ruolo fondamentale, ma che bisogna però riconoscere che non può più essere il suo. Con la 5a revisione si definisce quali sono i suoi compiti.
Chi è responsabile di questa situazione?
Non cercherei colpe e colpevoli. È il nostro sistema di sicurezza sociale che è costruito a compartimenti stagni. Si va avanti con degli interventi che riguardano la singola assicurazione mentre ci vorrebbe un approccio più intersettoriale e sistemico. È chiaro che i mutamenti in atto sull'Ai vanno a toccare altre assicurazioni sociali. Come l'assistenza, la malattia e la disoccupazione. Non risolveremo mai i problemi di questa società con ragionamenti limitati ad un singolo settore.
Dove andranno a finire quelle "persone con disagio sociale" che non verranno più accettate dall'Ai?
Capisco le legittime preoccupazioni di chi è contrario alla 5a revisione. Ma dopo anni che lavoro in questo ambito vedo che purtroppo l'unica via possibile è quella dei piccoli passi. La 5a revisione introduce degli elementi interessanti come il rilevamento precoce  e l'intervento tempestivo. Chiaro che dall'altra parte il parlamento ha fatto delle scelte  opinabili . In particolare non  ha voluto  dei vincoli per i datori di lavoro e non  ha   ancora parlato di come andrà rifinanziata l'Ai.
Lei li vorrebbe questi vincoli?
Mettiamola così: io vedo il bicchiere mezzo pieno. Se ci saranno delle debolezze confido che in futuro verranno precisati quali sono i doveri dell'economia.  Aspettiamo di vedere come andranno realmente le cose con la sfida lanciata dalla 5a revisione. Se questi  nodi verranno al pettine,  il parlamento dovrà  ridiscuterne, rimboccarsi le maniche e non potrà  in futuro esimersi dal discutere questi aspetti cruciali; tutto questo fa parte del nostro sistema democratico.
Quali dovrebbero essere i vincoli legali per le imprese?
La 5a revisione fa dei buoni ragionamenti dal punto di vista concettuale. Il rilevamento tempestivo, l'intervento tempestivo e il conseguente reinserimento professionale sono delle ottime cose. Vanno però realizzate e contestualizzate al mercato del lavoro elvetico e confrontati alle realtà regionali. Bisognerà poi vedere i risultati.
Cosa intende?
Bisogna rendersi conto che il mercato del lavoro di oggi non è quello di una volta. Chiede flessibilità alle persone e ha delle nuove esigenze.  La 5a revisione rappresenta una bella sfida. Lo sforzo degli organi dell'Ai nel cercare fiducia e collaborazione dai datori di lavoro dovrà essere molto importante. A questo proposito ci si è già attivati negli ultimi tempi.
Trova corretto associare la parola abuso alla campagna per la 5a revisione?
No. E mi dispiace perché parlando di abusi si banalizza quello che c'è di buono in questa revisione. Le polarizzazioni non aiutano alla comprensione del problema.
Dare carta bianca alla 5a revisione non è una cambiale in bianco ai datori di lavoro, alla loro buona volontà e alle capacità dei funzionari dell'Ai? È un atto di fede. Anche alcuni dei suoi collaboratori ci hanno detto che non credono in questa reintegrazione…
Qualcosa va pur fatto. Il Ticino già 10-15 anni fa ha provato a  proporre in sede federale l'intervento preventivo per l'Ai . È vero, ci si sarebbe dovuti attivare prima e agire in maniera più preventiva. Io difendo l'Ai, in Svizzera facciamo delle cose buone per gli invalidi. Lei mi dirà che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. È vero, sarà una grossa sfida la 5a revisione. Le assicurazioni sociali, non solo l'Ai, sono confrontate con delle realtà che sono parecchio mutate. Come è mutato il mondo del lavoro… non è di moda parlare di "responsabilità sociale delle imprese". Ma è un concetto che a me è molto caro. E se le imprese non saranno responsabili bisognerà renderle tali. Io confido che lo saranno.
Insomma lei ha simpatia per chi è contro la 5a revisione…
Capisco le loro ragioni. Ma io voglio vedere il bicchiere mezzo pieno. Il problema più grosso messo sul tavolo da chi è contrario alla revisione è secondo me la mancanza di vincoli legali per  i datori di lavoro.

Pubblicato

Venerdì 1 Giugno 2007

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