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L'editoriale

Gli Svizzeri vogliono bene all'AVS

di

Claudio Carrer

Il 65 per cento di cittadini votanti che domenica scorsa ha approvato la riforma fiscale Rffa ha fatto un regalo miliardario ai padroni delle grandi aziende, a un 1 per cento di super ricchi. Tenuto conto che la maggioranza della popolazione rischia oltretutto di pagarne un prezzo elevato in seguito ai tagli al servizio pubblico cui Cantoni e Comuni ricorreranno per compensare i mancati introiti fiscali, può nascere il sospetto di tendenze autolesioniste dell’elettorato elvetico. In realtà, a far pendere la bilancia in favore del “sì” è stato sicuramente il previsto finanziamento supplementare in favore dell’Avs di 2 miliardi all’anno, che il Parlamento ha abilmente inserito nella medesima legge come contropartita ai privilegi concessi a pochi. In questo senso, il risultato della votazione è positivo nella misura in cui riafferma il forte attaccamento all’Avs dei cittadini svizzeri. È un segnale incoraggiante in vista delle battaglie contro i progetti di smantellamento a venire: si pensi in particolare a quello di Avs21 con cui il Consiglio federale riproverà per l’ennesima volta a innalzare l’età pensionabile delle donne e a chiamare alla cassa i salariati con aumenti dell’Iva.


Dunque, se gli artefici della Riforma sulla fiscalità e sul finanziamento dell’Avs (Rffa) hanno vinto la partita, le forze politiche, sociali e sindacali contrarie non sono uscite del tutto sconfitte. Anche per il risultato percentuale, se si considera che la Rffa godeva del sostegno di quasi tutti i partiti e delle potenti organizzazioni padronali che hanno tappezzato il paese e inondato le nostre case con la loro propaganda.


Ma al di là della lettura del voto, è certo che la battaglia per la giustizia fiscale proseguirà anche nei prossimi mesi e anni, in particolare a livello cantonale, dove la corsa all’abbassamento dell’imposizione delle imprese è già iniziata da tempo, proprio in previsione della Rffa. Una corsa che porterà inevitabilmente a un’esasperazione della concorrenza fiscale tra cantoni, dunque a meno entrate per lo stato, ad uno smantellamento dei servizi pubblici, al taglio della spesa sociale e all’aumento delle imposte per i normali cittadini. Il Partito socialista, definendo un proprio «successo storico» il sì alla Rffa, preannuncia un’iniziativa per imporre ai Cantoni un’imposta minima sull’utile delle imprese. Ma chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati non ha un gran senso.


Resta infine, ma non da ultimo, il problema democratico. Perché con la Rffa, che ha unito in un unico pacchetto due questioni (la politica fiscale e il finanziamento dell’Avs) estranee l’una all’altra, si è intaccato il diritto costituzionale del cittadino di poter esprimere liberamente la sua vera volontà. Della questione potrebbe essere investito presto il Tribunale federale visto che (nel Canton Vaud) è già stato presentato un primo ricorso che chiede l’annullamento del voto. Ma comunque vada è auspicabile che il Parlamento la smetta con questo genere di ricatti.

Pubblicato

Martedì 21 Maggio 2019

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