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Glarona, ore 18: ecco i neonazi

di

Silvano De Pietro
Glarona, storica cittadina capitale dell'omonimo cantone, conta appena 5 mila 500 abitanti. Eppure qui si annida un piccolo ma brutale gruppetto di estremisti di destra, che ha già fatto parlare di sé in diverse occasioni con aggressioni mirate e intimidazioni di stampo razzista. A farne le spese sono anzitutto i giovani che voglion fare politica di sinistra ed ovviamente gli stranieri. L'ultima di queste aggressioni è avvenuta sabato scorso, sul tardi pomeriggio. Un gruppo di giovani della locale sezione della Gioventù socialista (Giso, Juso in tedesco) si era radunato nei giardini pubblici per dar vita ad una manifestazione autorizzata dalle autorità comunali. Il tema era "per un canton Glarona senza razzismo". All'improvviso, poco prima dell'inizio delle manifestazione alle 18, sono apparsi da 30 a 40 estremisti di destra, mascherati con cappucci, occhiali scuri e scialli, ed armati di bottiglie, palloncini pieni di sostanze irritanti e guantoni imbottiti di sabbia si sono scagliati sui manifestanti.

Diverse persone colpite sono cadute a terra, ma gli aggressori hanno infierito su di loro a pugni e calci. Alla manifestazione erano presenti anche quattro poliziotti in abiti civili, che sono subito intervenuti per fermare gli aggressori, facendo uso di spray al pepe. Sono stati però facilmente sopraffatti dagli estremisti che erano in numero chiaramente superiore. Tre poliziotti sono rimasti feriti (due sono stati portati in ospedale) insieme ad una manifestante. C'erano anche diversi giornalisti presenti, e della scena è stato girato un breve filmato che i giovani socialisti glaronesi hanno reso pubblico sul loro sito Internet.
Gli stessi giovani della Giso hanno poi ringraziato i poliziotti per il loro coraggioso comportamento. Successivamente, un comunicato della polizia ha specificato che con questo deciso intervento i quattro agenti hanno evitato «un tumulto di dimensioni maggiori ed ulteriori scontri». Ed anche se si sono dileguati subito dopo l'attacco, comunque due degli aggressori sono stati fermati. La protezione di pattuglie di polizia in uniforme ha poi consentito che il concerto in programma dopo la manifestazione si svolgesse senza ulteriori disturbi.
«L'attacco – ha scritto la Giso glaronese in un suo comunicato – mostra che anche nel canton Glarona l'estrema destra è pronta alla violenza». L'impressione dei giovani socialisti è che tra gli aggressori vi fossero sia glaronesi che persone provenienti da altri cantoni: «Apparentemente i glaronesi hanno mobilitato i "camerati" di altre parti della Svizzera a sostegno della loro violenta aggressione». L'accaduto dimostrerebbe – sempre secondo i giovani della Giso – che analoghi interventi della polizia «saranno sempre più necessari in futuro. Non è possibile che nel canton Glarona non si possa più annunciare ed attuare un'azione per la solidarietà e contro il razzismo, senza essere aggrediti. L'estrema destra diffonde un clima di paura tra la popolazione e soprattutto tra i giovani glaronesi».
Marco Kistler, membro del comitato direttivo della Gioventù socialista di Glarona, mette decisamente a fuoco il problema: «L'estrema destra considera chiaramente il "Glarnerland" come il proprio territorio e non sopporta che qualcuno vi si opponga». C'è stato anche chi ha fatto notare a Kistler che, organizzando manifestazioni contro il razzismo, la Giso finisce per provocare queste azioni di disturbo da parte degli estremisti di destra. Ma il dirigente Giso non ci sta, e spiega che a lungo in passato hanno segnalato ad autorità e partiti il problema dell'estrema destra. Inutilmente. E quando nella primavera dell'anno scorso, i giovani socialisti hanno proposto ai partiti glaronesi la costituzione di una "rete antirazzista", la reazione è stata modesta.
Così, dopo che in giugno 2006 nella località di Schwanden un quindicenne venne picchiato da estremisti di destra, e dopo che in settembre un gruppo di neonazisti andò a disturbare una festa popolare a Ennenda (vicino a Glarona) ed aggredire i dipendenti di una ditta di servizi di sicurezza, «ci siamo decisi a scuotere l'opinione pubblica, poiché non si può ignorare il problema, che non scompare da sé», dice Kistler. Viene quindi organizzata una prima manifestazione, il 4 novembre scorso, contro il "dormire davanti all'estremismo di destra". Fece subito l'apparizione un gruppetto di una dozzina di neonazisti, che cercarono di provocare i dimostranti strappando e bruciando uno striscione. L'intervento della polizia impedì che l'aggressione andasse oltre.
Ma dopo i fatti di sabato scorso, «ora dobbiamo pensare anche alla nostra sicurezza – aggiunge Kistler –, visto che non si può più tenere una manifestazione se non con la protezione di un grosso spiegamento di polizia».

Il primo episiodio nel 2005
Il canton Glarona non è un'isola di estremismo di destra. Il fenomeno è ampiamente diffuso nei piccoli cantoni limitrofi, quali Svitto e Zugo, e un po' in tutta la Svizzera centrale. Se ne ha prova scorrendo la cronologia dei fatti di razzismo accaduti e che continuano ad accadere in Svizzera dal 1992, pubblicata in Internet dalla Fondazione contro il razzismo e l'antisemitismo (www.gra.ch).
In particolare, le apparizioni violente di gruppi di neonazisti, che negli anni Novanta avvenivano soprattutto tra Sciaffusa, Winterthur e San Gallo, ora si sono estese verso l'Argovia, a Zurigo e, appunto, a Zugo, Svitto e Glarona.
Nel Glaronese, una prima apparizione è stata quella dell'11 giugno 2005 nel centro culturale "Holenstein" di Glarona, dove durante un concerto con 300 giovani un gruppetto di picchiatori di destra ha scatenato una rissa. Altri episodi gravi si sono verificati nel 2006, il 2 settembre a Ennenda e il 4 novembre a Glarona. Ma il fatto più grave è sicuramente l'ultimo, quello accaduto sabato scorso.
Ora, chiedono i giovani socialisti, le autorità devono reagire. La Giso propone di creare un gruppo di lavoro, con degli specialisti, che ufficialmente e con competenza studi il problema dell'estremismo di destra e proponga strategie e progetti per allontanarne il potenziale di violenza di cui esso è portatore.


Gira una lista di nomi: c'è paura

Ma come è possibile che un fenomeno come quello dei neonazisti, che solitamente si sviluppa nelle aree periferiche urbane, attecchisca  in un piccolo centro come Glarona, dove tutti si conoscono? «Sì, è un fenomeno simile – risponde Marco Kistler, uno dei dirigenti della Giso glaronese –. Naturalmente noi li conosciamo, dato che il cantone è piccolo».
Una spiegazione, secondo Kistler, «è difficile da dare. Credo che in gran parte il fenomeno sia motivato dall'odio per gli stranieri. E naturalmente è la sinistra che offre protezione agli immigrati ed a chi è socialmente debole, attirandosi l'ostilità dell'estrema destra. Credo che nel canton Glarona vi siano un paio di capoccia e molti seguaci, che in qualche misura hanno fatto nascere nel frattempo una certa cultura giovanile di estrema destra».
Questo significa anche che in un piccolo centro come Glarona non vi è sicurezza o protezione per chi è preso di mira dall'estrema destra? «Non credo che questi estremisti glaronesi avrebbero potuto condurre un'aggressione in pubblico, senza ricevere un determinante sostegno dal nord della Svizzera. Altrimenti il problema per il canton Glarona sarebbe minore».
Anche per il portavoce della polizia cantonale, Hannes Murer, non vi sarebbe nel glaronese un gruppo di estremisti di destra bene organizzato come se ne vedono altrove. Ciò che però le autorità di polizia, secondo Murer, notano grazie alla loro visione complessiva della realtà del cantone, è che vi è «senza dubbio una schiera di simpatizzanti» dell'estrema destra. E questi gruppetti mantengono e curano intensi rapporti con i "camerati" di altri cantoni. Il loro numero e la loro pericolosità non va però esagerata: «Solo perché uno si rade i capelli e veste volentieri di nero, non deve essere per forza di estrema destra». La polizia, assicura Murer, tiene comunque «un occhio vigile» su questo scenario.
Per Kistler, invece, il pericolo per molta gente è reale: «Vi sono persone che, andando per strada, dovrebbero aver paura dei neonazisti», perché pare che tra questi circoli una lista di nomi con indirizzo e numero di telefono. Organizzare una nuova manifestazione? «Dobbiamo pensarci», dice Kistler, «dobbiamo prima vedere come reagisce la politica, visto che adesso anche la quotidianità diventa pericolosa se noi facciamo qualcosa. I nostri stessi compagni non si sentono più sicuri; e non basta per noi tenere una manifestazione quando tutti gli altri solitamente preferiscono dormirci sopra».


Pubblicato

Venerdì 29 Giugno 2007

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