Giuseppe Dunghi

L'autore ha scritto 16 articoli
Lavoro
20.10.2016

di 

Giuseppe Dunghi
27.08.2015

di 

Giuseppe Dunghi
23.11.2014

di 

Giuseppe Dunghi
23.10.2014

di 

Giuseppe Dunghi
27.08.2014

di 

Giuseppe Dunghi
22.05.2014

di 

Giuseppe Dunghi
10.04.2014

di 

Giuseppe Dunghi
05.02.2014

di 

Giuseppe Dunghi
25.09.2013

di 

Giuseppe Dunghi
02.09.2013

di 

Giuseppe Dunghi
20.06.2013

di 

Giuseppe Dunghi

Le parole cambiano senso a seconda di chi le pronuncia. Dopo le bordate negli anni scorsi del direttore della Ssic Edo Bobbià sugli ostacoli burocratici che impedirebbero alle imprese ticinesi di partecipare agli appalti pubblici in Lombardia, oggi è un senatore italiano a puntare il dito contro quello che viene definito un mostro burocratico della vicina penisola: la legislazione del lavoro. Pietro Ichino, giuslavorista vicino alla Cgil, deputato alla camera per il Pci dal 1979 al 1983, tra i fondatori del Pd nel 2007 e senatore di questo partito dal 2008 al 2013, nelle elezioni dello scorso febbraio è stato eletto al Senato nella lista di Mario Monti. A suo avviso il diritto del lavoro italiano sarebbe un unicum in Europa, inadeguato, vecchio, generatore di ineguaglianze e... intraducibile in inglese.

23.05.2013

di 

Giuseppe Dunghi
19.04.2013

di 

Giuseppe Dunghi

Le imprese che stanno progettando lo svincolo di Mendrisio e quelle che poi lo realizzeranno, per un investimento complessivo di circa 100 milioni, sono da classificare fra coloro che producono ricchezza o fra coloro che ricevono la ricchezza redistribuita dallo Stato? E un insegnante di scuola media è uno che vive grazie alla redistribuzione operata dallo Stato o è un produttore di ricchezza? Dipende da che cosa si intende per ricchezza.

 

La Camera di commercio, dell'industria e dell'artigianato del Canton Ticino sembra convinta che la ricchezza consista nell'utile che gli imprenditori riescono ad estrarre dal lavoro. Un verbo francese quasi intraducibile in italiano, ponctionner, rende bene l'idea, ma di solito viene sostituito da un eufemismo: creare posti di lavoro. Per altri la ricchezza consiste invece nei beni che già esistono nella società – come le risorse naturali, la disponibilità a lavorare, l'ottimismo riguardo al futuro, la fiducia reciproca, la speranza, la cultura, l'arte –, beni che l'economia ha il compito di distribuire correttamente. Dunque da questo punto di vista un insegnante che diffonde cultura, o un monaco cistercense che passa la giornata cantando lodi al Signore sono creatori di ricchezza perché rendono la società più colta, più capace di lavorare, più vivibile, più degna di farvi parte.


Purtroppo è la prima concezione quella più diffusa. Ma non è questo il punto. La cosa più grave è che da tale premessa discendono ragionamenti che involgariscono la politica. Ad esempio le tasse: sempre la Camera di commercio sostiene che è giusto evaderle nel caso in cui lo Stato si dimostri esoso nell'imporle e inadempiente nei campi della sicurezza, della scuola, della salute, della giustizia. Si scambia la causa con l'effetto: è l'evasione fiscale che impedisce allo Stato di assolvere i suoi compiti, non il contrario. Gli ospedali pubblici non funzionano perché le cliniche private occupano il terreno della salute succhiando dividendi per i loro azionisti. E così la posta, così le ferrovie, così le aziende elettriche.


Per poter buttare via il bambino, cioè la possibilità di un'economia non governata dal capitale e dalle banche, hanno eliminato anche l'acqua sporca, cioè il principio liberale che le tasse vanno pagate e devono essere progressive, e che il lavoro va in qualche modo retribuito: in tutta Europa la disoccupazione massiccia e contemporaneamente il ricorso a lavoratori a basso costo mostrano che l'economia di mercato sta tornando a poco a poco al lavoro servile, mentre la ricchezza prodotta dalla società viene ripartita in proporzione sempre maggiore al capitale. Intanto si insulta il lavoro: in questo cantone i frontalieri sono stati chiamati topi, gli impiegati pubblici fuchi, gli stranieri in cerca di lavoro corvi.


A Cuba alcuni elementi dell’economia di mercato introdotti recentemente hanno permesso ai privati di aprire un ristorante in casa: invece di lavorare per lo Stato con un salario basso, si fanno lavorare senza stipendio la moglie, la sorella, la nonna e la zia: sono le delizie del lavoro por cuenta propria. I creatori di ricchezza di cui parla la Camera di commercio hanno qualcosa in comune con questi cuentapropisti.

07.02.2013

di 

Giuseppe Dunghi

Perché occorre un secondo tubo autostradale sotto il San Gottardo? Per eliminare una pericolosa strozzatura nel più importante asse stradale nord-sud d'Europa. Ma risolto questo problema il traffico aumenterebbe: non si formerebbero altre strozzature? Certamente, quindi dobbiamo adeguare le infrastrutture al volume del traffico. Perché il traffico dovrebbe aumentare? Per trasportare le merci che giungono da tutto il mondo, le fragole dalla Spagna, le melanzane dalla Romania, i peperoncini dal Marocco, i cetrioli dall'India, le scarpe dal Vietnam, i vestiti e tutto il resto dalla Cina. Per il granito della Riviera si è diverso: si trasporta in blocchi fino al porto di Carrara, là è imbarcato alla volta della Cina dove viene segato in lastre; poi, sempre via mare, a Rotterdam e infine ai clienti in Germania. Ma sono veramente necessari tutti questi movimenti? Come sarebbe a dire? Vorresti limitare la libera concorrenza a favore dei consumatori? Vorresti che la Svizzera rimanga un'isola dei prezzi alti?


Sul numero di novembre 2012 il periodico “La borsa della spesa” informava sulle sanzioni inflitte dalla Commissione della concorrenza alle aziende che si accordano per imporre i prezzi e limitare la libera concorrenza a favore dei consumatori. Come è noto, la Comco si batte contro i cartelli che, fissando i prezzi di vendita, contribuiscono all'esistenza di un'isola dei prezzi elevati in Svizzera. Non si parlerà mai bene a sufficienza di riviste come “La borsa della spesa” o “Spendere meglio” e della trasmissione Rsi “Patti chiari” che sanno smascherare in modo eccellente il linguaggio falso della pubblicità. Ma l'impressione è che nello stesso tempo trasmettano un messaggio di questo tipo: la ricchezza già l'abbiamo, occorre solo conservarla. Se la concorrenza serve a mantenere il nostro potere d'acquisto, allora è una cosa positiva.


Sono riusciti a mettere in concorrenza a livello mondiale i produttori delle merci, che stranamente coincidono sempre più con i poveri. Il 3 gennaio scorso il presidente del Consiglio italiano Mario Monti nel corso di una trasmissione televisiva ha chiesto a Bersani di silenziare Vendola e Fassina perché sarebbero «conservatori» ed espressione, insieme con la Cgil, del «blocco più tradizionale della sinistra». Ferma la risposta di Bersani: «Chiedo il rispetto per tutto il Pd. Siamo un partito liberale che non chiuderà la bocca mai a nessuno». Liberale? Chiaramente il segretario del Pd ha utilizzato il termine nel suo significato più ampio di “tollerante”. Ma sarebbe ora di smettere di usare deferenza verso questa parola. La liberaldemocrazia è quel sistema politico che ha promosso e imposto la concorrenza fra poveri di tutto il mondo.


Parlando delle macchine stampanti a tre dimensioni e delle prospettive socioeconomiche che si aprirebbero con questa tecnologia, un docente dell'università di Paris-Est ha scritto (Le Monde diplomatique, gennaio 2013): «La contestazione della ripartizione delle ricchezze si sposta dal mondo dei produttori al mondo dei consumatori». I consumatori come eredi del movimento operaio? Intanto lo stanno sotterrando.

 

26.08.2011

di 

Giuseppe Dunghi

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 5561
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019