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Giù le mani dal nostro oro blu

di

Fabia Bottani
«L'abbiamo scoperto per caso», affermano gli onsernonesi per bocca di Vasco Gamboni, presidente dell'Associazione Amici di Comologno, «grazie a un amico onsernonese che, lo scorso mese di maggio, leggendo il sito internet della provincia Verbano Cusio Ossola (Vco) si è accorto che la società italiana Cattaneo s.p.a. (gestita dalle nipoti di Oscar Luigi Scalfaro, ndr) aveva inoltrato alla provincia una richiesta di valutazione di impatto ambientale per un progetto di captazione delle acque del fiume Rio Bagni e del riale Isornia nella zona dei Bagni di Craveggia. Il tutto con l'intento di deviare le acque in valle Vigezzo per esser sfruttate in una centrale idroelettrica da costruire nella zona». Una scoperta casuale che ha lasciato tutti di stucco dato che nel '99 le autorità del Cantone e della Regione Piemonte firmarono una Dichiarazione ufficiale d'intenti  per rafforzare i rapporti di buon vicinato tra le due nazioni tramite il reciproco scambio d'informazioni.
Una scoperta casuale che grazie a una massiccia reazione  italo-svizzera – il progetto infatti non piace nemmeno a molti vigezzini – ha scongiurato l'arrivo delle ruspe già previsto per il 15 settembre scorso. La protesta è iniziata con una preoccupata interpellanza del parlamentare Cick Cavalli al Consiglio di Stato desideroso di conoscere le intenzioni del governo cantonale e un'interpellanza al Consiglio federale dal deputato Fabio Abate per coinvolgere Berna nella questione. Due atti politici seguiti da due manifestazioni nel piccolo comune di Spruga scandita a suon di «La centrale idroelettrica non s'ha da fare!», senza dimenticare poi riunioni, telefonate, lettere, articoli di giornale.... Con il passar delle settimane il tono è salito tanto che a metà luglio si è arrivati a una sorta di "ricatto all'elvetica": «L'unico accesso stradale ai Bagni di Craveggia è in territorio elvetico e da circa trent'anni è protetto da una barriera chiusa a chiave per limitare il transito e così salvaguardare l'ambiente. A seguito della scoperta del progetto di centrale idroelettrica abbiamo chiesto che la sola chiave in mano italiana ci venisse restituita dal suo proprietario, il sindaco di Craveggia. Ma fino ad ora abbiamo solo ricevuto una finta chiave simbolica. Vista la situazione, l'accesso è ora concesso unicamente ad "amici meritevoli". I promotori del progetto, i tecnici e chiunque venga sul nostro territorio unicamente per rubarci l'acqua, l'accesso ai Bagni dal territorio elvetico se lo possono anche scordare. Per arrivare dovranno ora percorrere un sentiero che sale dalla valle Vigezzo: e sono almeno 5 ore di cammino». A parlare così è Franco Remonda, a capo del Patriziato onsernonese deciso più che mai, insieme a tutta la valle ma anche a diversi vigezzini, a salvare il destino delle acque.
Il progetto di centrale idroelettrica ai Bagni di Craveggia non suona nuovo agli Onsernonesi. Già nel '96 un'idea simile fu portata avanti, e poi bloccata grazie alla ferma opposizione dei ticinesi, degli stessi vigezzini e anche della giunta municipale. Giunta che ora non c'è più e la nuova, dicono i ben informati, sembra decisa ad andare avanti fortemente attratta dal profumo degli affari. Per conoscere il "territorio conteso" area è andata in Valle Onsernone dove ha incontrato Franco Remonda.

La via che da Locarno porta all'altra valle Onsernone è lunga e tortuosa: si avanza su una strada avvolta in un bosco vastissimo qua e là interrotto dal comparire di un villaggio in pietra, e da balconi lunghissimi e stretti che si affacciano da grandi casolari. Questo è il paesaggio. Ma di fiume, nemmeno l'ombra. Perché ci tenete tanto a un fiume che nemmeno si vede? «Proprio perché è così nascosta che quest'acqua è un patrimonio da difendere – spiega Remonda –. E senza quest'acqua, tutta la vegetazione che oggi domina maestosa le regione ce la potremmo anche scordare».
Per vederlo, questo "oro blu" è necessario raggiungere Spruga, il villaggio in cui la "barriera incriminata" blocca il passaggio a veicoli non autorizzati . «Siamo in pochi ad avere la chiave, tra questi qualche famiglia che abita qui tutto l'anno in quelle case oltre la barriera», racconta il presidente del Patriziato.
La barriera è un limite che non ferma tuttavia numerosi turisti pedestri che ancora oggi, in queste giornate autunnali animano la valle. «Domenica erano tantissi. Al fiume erano ancora in costume e i più giovani sguazzavano nelle acque» racconta Remonda «cosa diremmo a questi turisti quando l'acqua non ci sarà più? Non vorranno più venir fin quassù…!».
Calato dietro la montagna anche l'ultimo raggio di sole, partono anche gli ultimi turisti della giornata. Il silenzio torna a dominare la scena; nemmeno l'acqua del fiume, troppo tranquillo, riesce a farsi realmente sentire. Una pietra, sul cammino, indica la frontiera: al di là, i Bagni di Craveggia, con le sue vasche di acqua tiepida ormai a cielo aperto, le antiche arcate e i soffitti cadenti avvolti qua e là da un manto di  muschio; tutti ricordi di un glorioso passato quando l'Hotel dei Bagni costruito nel 1823, richiamava in valle la borghesia meneghina. Una valanga di neve nel '51, poi una forte alluvione nel '78 hanno messo fine a un'epoca. «Da un giorno all'altro questo paesaggio divenne irriconoscibile» spiega Remonda che racconta come per anni la natura avesse evitato, quasi per timore, di venire fin qui. È solo da qualche anno che la vegetazione ha avuto il coraggio di tornare a crescere e ritinteggiare di verde la zona. La crescita è via via più rapida. «Costruire una centrale idroelettrica vorrebbe dire distruggere un'altra volta il paesaggio e questa volta in maniera definitiva. Costruire questa e le altre sei centrali previste si tradurrà certamente in un disastro ambientale non indifferente in una valle, l'Onsernone, che vuole vivere di turismo e non solo di frontalierato» ha affermato in più occasioni, durante l'estate Federico Cavalli, presidente della Comunità montana vigezzina e sindaco di Malesco, contrario al progetto. Secondo lui «occorre saper valutare gli effetti cumulativi di tutte queste centrali. Non bisogna solo vedere il danno su un tratto di fiume ma si deve fare un discorso più globale che tenga conto dell'intero bacino idrico e che coinvolga sia gli svizzeri, sia gli italiani».

"L'impatto sarà minimo"

«La centrale dei Bagni di Craveggia sarà la più redditizia della Valle Vigezzo e l'impatto ambientale a lavori terminati sarà minimo». A dirlo è la società Cattaneo spa promotrice del progetto spalleggiato dal municipio di Craveggia che respinge l'ipotesi di un impatto negativo per la Valle Onsernone: «Non è vero che verrà portata via tutta l'acqua del fiume perché il progetto prevede un rilascio minimo doppio rispetto a quello contemplato dalla legge italiana», afferma il vice sindaco Fabrizio Ramoni. La produzione annua della prevista centrale è stimata a 21 milioni e 500 mila kwh.
A titolo di confronto la centrale funzionante di Re ne produce solo 8 milioni e 300 mila. Le opere di presa delle acqua nella "valle dei Bagni" sono due e riguarderanno il Rio Bagni (l'Isorno in territorio italiano) e l'affluente Isornia.
Le acque saranno incanalate in una condotta di 3,16 metri di diametro, infossata in una galleria della lunghezza di circa tre chilometri così da esser poi portate in Valle Vigezzo. Sopra l'abitato di Olgia le acque saranno incanalate in una tubatura poi interrate fino a Isella dove sarà sorgerà la centrale.  Da qui le acque verranno poi convogliate nella Melezza fino al lago di Palagnedra. Un ritorno in patria senza però irrorare la valle Onsernone. Costo totale del progetto: circa 25 milioni di euro.
Gli utili previsti sono di circa 3 milioni e 400 mila euro all'anno. «Il problema è che quel diametro di 3 metri si parla già di allargarlo a 4 metri e 27 centimetri», afferma Franco Remonda. «E ve la immaginate una galleria simile ai Bagni? Uno sproposito visto l'afflusso di acqua. È chiaro che attraverso quel tunnel più che l'acqua gli italiani intendono trasportare materiale. Così come è chiaro che questo tipo di iniziative, con grandi centrali di captazione create appositamente per trasportare l'acqua da una valle all'altra, è legato al cosiddetto "mercato dei certificati verdi"». Secondo la legge italiana infatti, per ogni 2 per cento di energia rinnovabile, se ne può produrre il 98 per cento con metodi inquinanti, come le centrali a carbone. Inoltre in Italia la costruzione di impianti idroelettrici è sovvenzionata fino al 50 per cento con contributi pubblici e l'energia prodotta si può vendere al doppio del prezzo di mercato. «È solo grazie ai "certificati verdi" ed alle sovvenzioni che è possibile la realizzazione di un progetto come questo che non ha altrimenti alcun senso economico», dice Remonda, ma non è il solo. Senza dimenticare che secondo il catasto dei pericoli naturali del cantone la zona è ad alto pericolo valangario e dunque costruirci è tutt'altro che saggio, oltre che parecchio dannoso per l'ambiente «senz'acqua la Riserva forestale dell'Onsernone, la terza per grandezza in Svizzera, sarebbe del tutto compromessa» conclude il presidente del Patriziato.

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Venerdì 26 Ottobre 2007

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