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La storia

Giro di giostra con un precario ticinese

Un lavoretto dopo l’altro, poi il contratto a tempo determinato che alimenta la speranza in un impiego duraturo e infine la delusione: il caso di Mosè

di

Francesco Bonsaver

Il precariato ha mille volti nella vita quotidiana delle persone. A volte assume le sembianze del lavoro interinale, altre della sotto-occupazione, o ancora dall’incertezza di non sapere quando lavorerai perché impiegato su chiamata. Il tempo scorre lento in attesa di una svolta che dia la serenità necessaria per guardare al futuro. Nella storia di Mosè che raccontiamo, quando il traguardo sembra a portata di mano, la speranza alimentata nei mesi s’infrange nel benservito. E la giostra del precariato riprende il suo giro.  

La perdita di un lavoro all’estero legata al fallimento dell’azienda, a cui segue un periodo dove si alternano vari lavoretti di breve durata e iscrizioni in disoccupazione alla ricerca disperata di un impiego duraturo. Un ciclo finalmente interrotto da una proposta concreta. È solo un contratto a tempo determinato, ma sufficiente a riaccendere la speranza di potersi reinserire nel mondo professionale. È la storia di Mosè*, una storia comune a molte persone.
A Mosè l’impiego è stato segnalato dal servizio comunale di Lugano per il reinserimento nel mondo del lavoro. Il colloquio va a buon fine e Mosè viene assunto il 1° luglio dello scorso anno quale responsabile del parcheggio alla Tamaro e Splash and Spa. Mosè dovrà svolgere anche l’attività di tuttofare nella vicina area Camper sul Monte Ceneri della medesima proprietà. Il contratto stipulato fissa la durata determinata di sei mesi e un impiego a ore su chiamata.


In realtà Mosè lavora con regolarità cinque giorni la settimana, dal mercoledì alla domenica, con una media giornaliera di quasi 9 ore. La sua paga oraria è di 21 franchi lordi, comprensiva delle indennità festiva, vacanze e tredicesima. Ciò vuol dire attorno ai 3.000 franchi mensili. Non di certo una paga faraonica, ma Mosè, felicissimo di aver trovato un lavoro, non si lamenta e svolge le sue mansioni con impegno. I sei mesi sono quasi trascorsi quando la direzione lo convoca. Si dicono contenti di come abbia svolto le sue mansioni e gli propongono un nuovo contratto a termine, questa volta di soli tre mesi, invece dei precedenti sei.
La corta durata contrattuale viene giustificata dai responsabili della Tamaro col fatto che alla sua scadenza, il 1° aprile, ricomincerà l’alta stagione con l’afflusso di turisti che saliranno in vetta al Tamaro. E a quel momento, stando al racconto di Mosè, gli confidano che potrebbero esserci nuove prospettive interessanti per lui.
A Mosè viene pure spiegato che per quei tre mesi invernali di relativa fiacca, dovrà ridurre le sue ore lavorando al solo mattino. Per compensare la paga dimezzata, gli suggeriscono di far capo all’assicurazione disoccupazione quale guadagno intermedio. Mosè segue il consiglio e si iscrive in disoccupazione parziale, mentre tutte le mattine dal mercoledì alla domenica lavora al posteggio della Tamaro. Trascorso un mese, l’ufficio giuridico della disoccupazione lo convoca per dei chiarimenti. Una funzionaria per quasi un’ora gli pone domande sul suo rapporto di lavoro con la Tamaro Sa e i motivi che lo hanno spinto a chiedere la disoccupazione parziale. Mosè vive quel colloquio quasi fosse  un interrogatorio di polizia, dove lui è il colpevole sul banco degli accusati. Una settimana dopo arriva il responso: la sua domanda di disoccupazione parziale è bocciata perché ritenuto non collocabile in altri impieghi.


Per essere collocabile, scrive la Sezione del lavoro nella sua decisione negativa, «non può restringere oltremodo la possibilità di collocamento, ponendo ad esempio condizioni di orario». A fregarlo dunque, sarebbe il fatto che lavora regolarmente le mattine alla Tamaro Sa. Una decisione di difficile comprensione, poiché snaturerebbe il senso dell’assicurazione disoccupazione parziale. Se ti viene rifiutata quando hai un orario regolare, di certo ti sarà negata quando sei sottoposto alla decantata flessibilità con orari su chiamata imprevisti. Tanto varrebbe abolirla.
Sostenuto da Unia, inoltra ricorso contro la decisione dell’Ufficio giuridico del lavoro. Si tenga presente che da marzo, da quando Mosè è stato “interrogato”, il versamento della sua indennità disoccupazione è stato sospeso. Ciò vuol dire che lungo questo periodo, Mosè ha vissuto con i 1’500 franchi percepiti dalla Tamaro nei due mesi di febbraio e marzo. Pochi giorni fa, la buona notizia: il ricorso è stato accolto. Questo consentirà di sbloccare le indennità arretrate.


Purtroppo le buone notizie si fermano qui.  
Il ventilato contratto a tempo pieno e a durata indeterminata da aprile si è rivelato una falsa speranza. Convocato dalla direzione poco prima della scadenza dei tre mesi contrattuali, lo informano che non avranno più bisogno di lui. Tanti ringraziamenti e tanti saluti. Alla domanda su chi svolgerà le sue mansioni, gli avrebbero risposto che sarebbero ricorsi a un collaboratore dell’impianto di risalita. A Mosè la cosa appare strana, perché è necessaria la presenza costante nel parcheggio, tempo che gli impiegati degli impianti non hanno. Infatti, dopo il suo benservito scopre che al suo posto hanno ingaggiato un’altra persona, reclutata tempo prima da una stazione di sci ticinese dove lavorava per la stagione invernale. Marco si sente ingannato, sfruttato e abbandonato.
Ci sperava in quel posto, sebbene la paga fosse appena sufficiente per sopravvivere in Ticino. Una speranza di poter costruire con un minimo di progettualità il futuro, oggi andata distrutta. «Dopo 10 anni all’estero, al rientro mi sono trovato un disastro che mai mi sarei aspettato. È triste» conclude uno sconsolato Mosè.



*nome di fantasia

Pubblicato

Mercoledì 7 Giugno 2017

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