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Girata di spalle per George W.

di

Anna Luisa Ferro Mäder
“Girate le spalle quando passa il presidente”: è così che gli oppositori di George Bush intendono protestare il 20 di gennaio, quanto a Washington si terrà la famosa parata e la cerimonia di giuramento del presidente davanti al parlamento. Altri manifestanti saranno in giro per la città ad inscenare teatri, ad ostacolare il traffico in bicicletta e a ricordare con azioni simboliche i soldati americani morti in Iraq. C’è chi protesterà per le irregolarità delle operazioni di voti in Ohio e chi per chiedere la fine della guerra in Iraq. Tutti dovranno fare i conti con estreme misure di sicurezza, che rendono sempre più costosa questa cerimonia ormai quasi blindata. Gli amici del presidente stanno preparando una festa che costerà 40 milioni di dollari. Solo alla parata prenderanno parte 11 mila persone, che giungeranno da ogni angolo del paese. Poi ci saranno gli immancabili balli (molti si terranno quest’anno al centro dei congressi per facilitare le operazioni di sicurezza) e i fuochi d’artificio. Questa è la prima cerimonia d’inaugurazione dopo l’attacco dell’11 di settembre. Per questo la città ha messo in atto un dispositivo di sicurezza senza precedenti. Tutto sarà monitorato da un centro di comando situato a chilometri di distanza dalla famosa strada che dal parlamento porta alla Casa Bianca. Chi vuole assistere alla parata deve munirsi di pazienza e accettare meticolosi controlli. Il percorso della sfilata sarà accessibile da 22 checkpoint muniti di metal detector. Chi entra non deve portare con sé grandi zaini, borse fotografiche, thermos, cestini da pic-nic e neppure ombrelli, precisava in questi giorni il “Washington post”. Ciò significa che i manifestanti non potranno entrare nella zona con striscioni attaccati a dei bastoni o con manifesti. Cani addestrati per fiutare esplosivi pedineranno la zona, mentre speciali apparecchiature mobili o fisse misureranno le sostanze chimiche o biologiche presenti nell’aria nelle stazioni e la Mall. La città ha messo in servizio tutte le sue forze dell’ordine e altre 2 mila persone (agenti speciali ecc.) stanno arrivando da altre parti del paese. In tutto saranno 6 mila agenti. Saranno muniti di sistemi elettronici sofisticatissimi. E tutto questo costa. Se 4 anni fa per la cerimonia d’inaugurazione si sono spesi 8 milioni di dollari, quest’anno la fattura sarà di oltre 17 milioni di dollari, e, per la prima volta, sarà totalmente a carico dell’amministrazione locale. È una decisione federale, che costerà cara ai contribuenti di Washington e per questo il sindaco democratico ha inviato una nota di protesta al ministero per la sicurezza. Come 4 anni fa, anche quest’anno Bush dovrà fare i conti con migliaia di persone che giungeranno a Washington non per festeggiarlo, ma per contestarlo. Se 4 anni fa il motore della protesta era stato il voto in Florida, quest’anno invece le ragioni per protestare saranno molte di più e in queste settimane si è creata una coalizione di decine di gruppi e movimenti. L’elezione di novembre ha rimesso in luce il difettoso sistema elettorale americano. L’attenzione si è concentrata sull’Ohio, dove molte persone non hanno potuto votare per una ragione o per un’altra e questo ha reso la sconfitta ancora più amara. Altre irregolarità sono state denunciate in Florida e nel New Mexico. Questo sarà sicuramente un tema della protesta, che si farà sentire soprattutto nelle azioni organizzate dal comitato ReDefeatBush (sconfiggi di nuovo Bush) presso il monumento dedicato a Thomas Jefferson, uno dei padri degli Stati Uniti. I pacifisti del movimento Answer, che si oppongono alla guerra in Iraq e chiedono il ritiro delle truppe, hanno in programma azioni di protesta lungo la sfilata. Altri organizzeranno una veglia per ricordare i quasi 1’400 caduti della guerra in Iraq. Il bilancio dei morti e feriti si fa sempre più pesante. I filmati che arrivano da Bagdad mostrano poi agli americani in quali difficili e pericolose condizioni operano le truppe e questo ha fatto passare a molti la voglia di arruolarsi. Altre persone invece vogliono manifestare contro il presidente perché non approvano la politica che ha condotto finora in campo sociale, economico e ambientale. C’è chi ha lanciato l’idea di boicottare i consumi il 20 di gennaio, battezzato il giovedì nero, per far capire al presidente che in futuro le cose devono cambiare. A New Orleans la giornata sarà festeggiata con un funerale jazz per Democrazia. Altre manifestazioni sono in programma in altre città del paese. Questa amministrazione è stata bravissima nel tenere lontano da Bush le voci del dissenso. I manifestanti hanno escogitato un modo semplice per superare gli ostacoli. Non abbiamo bisogni di striscioni; quello di cui abbiamo bisogno, affermano gli organizzatori, sono persone disposte ad andare alla parata e di girare le spalle al corteo in un determinato momento. «Questo semplice messaggio è universalmente capito come un messaggio di sfiducia» afferma Jet Heiko un promotore della protesta. Secondo gli organizzatori 10 mila persone potrebbero girare le spalle al presidente il 20 di gennaio. Gli organizzatori della azioni di protesta contano sull’arrivo in città di decine di migliaia di persone. Sperano di fare meglio di 4 anni fa, quando i manifestanti hanno saputo creare momenti di nervosismo tra i responsabili del corteo. Quei famosi momenti sono stati ben documentati nel film di Michael Moore Fahrenheit 9/11. Non resta che aspettare per vedere.

Pubblicato

Venerdì 14 Gennaio 2005

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