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Giovani italiani nel mondo, un patrimonio irrinunciabile

di

Dino Nardi
Con la Prima conferenza dei giovani italiani nel mondo, che si è tenuta recentemente a Roma ed alla quale hanno partecipato 424 giovani provenienti da ogni continente, si è avuto la conferma della variegata composizione della gioventù italiana residente fuori dai confini nazionali, ormai quasi tutta di seconda, terza ed anche quarta generazione.
Dai giovani provenienti dai Paesi d'oltreoceano che hanno poca dimestichezza con la lingua di Dante, a quelli residenti in Europa che hanno una buona padronanza dell'italiano. Dai giovani che solo recentemente hanno riscoperto le loro origini italiane, a quelli che si sono sempre sentiti italiani pur essendo nati e cresciuti all'estero. Dai giovani residenti in Paesi d'oltreoceano, che hanno riesumato le radici di un antenato per ottenere il passaporto italiano da utilizzare come passepartout per viaggiare più liberamente e cercarsi un lavoro nell'Unione Europea, ai giovani italiani di più recente emigrazione che ogni anno continuano ad andarsene all'estero (studenti, ricercatori, tecnici, dirigenti, ecc.) per cercare una migliore opportunità di vita. Dai giovani che in Italia non hanno alcun legame ad altri che vi hanno parenti ed una abitazione. Dai giovani che conoscono tutto dell'Italia ad altri che non ne sanno niente. Dai giovani ancora studenti, a quelli che già hanno un lavoro. Dai giovani con solo la scuola dell'obbligo, ad altri con qualifiche professionali di altissimo livello. Dai giovani-giovani, a quelli con famiglia e figli. Dai giovani attivi da tempo nell'associazionismo italiano ad altri che hanno conosciuto questo "mondo" delle comunità italiane all'estero solo grazie a questa Prima conferenza.
Una moltitudine variegata di giovani che hanno partecipato ai lavori della Conferenza da protagonisti e con un entusiasmo encomiabile. Una ricchezza inimmaginabile per l'Italia. Giovani che avrebbero meritato una migliore organizzazione di questa Conferenza e soprattutto del suo iter preparatorio, con assemblee di Paese e di Continente che tenessero conto di questa loro diversità così da affrontare e gestire meglio i lavori di gruppo nella Conferenza stessa e l'elaborazione dei documenti finali. Purtroppo ciò non è accaduto e non per volontà del Cgie, anzi, ma principalmente a causa del forte ridimensionamento del suo finanziamento: dai preventivati 2 milioni di euro della Finanziaria 2008, a solo 1,4 milioni di euro. Un taglio del 30 per cento apportato dall'attuale governo. Adesso si deve, comunque, non disperdere questo immenso patrimonio di giovani che l'Italia ha nel mondo, pena la fine dell'associazionismo italiano all'estero e di quanto l'emigrazione italiana è riuscita a costruire e ad ottenere nell'arco della sua storia, anche recente: dai corsi di lingua e cultura ai Comites; dal Cgie al voto all'estero. Tanto per citare alcuni esempi.

Pubblicato

Venerdì 30 Gennaio 2009

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