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Giochi olimpici, no grazie

di

Antonio Bolzani
I Giochi Olimpici sono un ghiotto business da non lasciarsi sfuggire? Sì, ma non per la popolazione del canton Berna che, in votazione, ha pesantemente bocciato la candidatura di «Berna 2010» alle Olimpiadi invernali. I 22,5 milioni di crediti che il cantone intendeva stanziare per l’organizzazione della manifestazione sono stati nettamente respinti dal 78 per cento dell’elettorato. Claudio Meier, sul Corriere del Ticino di lunedì scorso, annotava, con arguzia, che «si possono dare molte ragioni per il clamoroso fallimento di Berna 2010: quelle contingenti si legano a quelle emotive, in un Paese che vede pian piano erodersi capisaldi della sua “cultura d’impresa” come la Swissair e gli istituti bancari, giù giù fino addirittura all’industria del latte». È indubbio che lo sport – e non solo in Svizzera – sta vivendo un periodo difficile sia sul piano finanziario sia su quello di un’immagine troppo spesso deteriorata da situazioni, fatti e personaggi che si sono rivelati dannosi per la credibilità di un mondo che necessita di trasparenza, di lealtà e di serietà di intenti. Questo massiccio rifiuto di Berna ad un evento che avrebbe comunque portato al cantone notevoli impulsi e probabili benefici economici, culturali e sportivi è quindi la logica risposta di chi non si fida più di iniziative che potrebbero anche sfuggire pericolosamente dalle mani. Secondo Meier, poi, «c’è forse anche una certa sufficienza da parte dei nostri uomini di sport nel far passare i messaggi a uno dei popoli probabilmente più sportivi del mondo (...)»: i messaggi passano e vengono recepiti, il problema è la congenita e costante diffidenza del popolo svizzero ad accettarli. E questo lo vediamo in occasione di parecchie votazioni su oggetti comunali, cantonali o nazionali. Si opta per un atteggiamento prudente e conservatore, una filosofia di pensiero che tende a frenare o a bloccare la promozione di nuove iniziative. Il “no” ai Giochi Olimpici di Berna 2010 può essere letto come la comprensibile paura a compiere un salto nel buio: si sa come si parte e non si sa come e se si arriva. A questo proposito, l’esempio di Expo. 02 è emblematico. Forse l’organizzazione di un’ Olimpiade non risponde a quelle che sono le esigenze e le possibilità del nostro Paese, tra l’altro ancora abbastanza allergico, nonostante tutto, all’apertura all’esterno. Dobbiamo insomma puntare su avvenimenti più contenuti e meno estesi sul piano organizzativo ed economico; il progetto dei campionati europei di calcio del 2008, creato e proposto insieme all’Austria, rappresenta una soluzione più consona alla realtà e mentalità elvetiche. Speriamo possa essere accolto dall’Uefa: recentemente abbiamo dimostrato di essere all’altezza di eventi alla nostra portata, come ad esempio i campionati mondiali di ciclismo e di hockey su ghiaccio e tante altre manifestazioni sportive che hanno riscosso ampi consensi e generali apprezzamenti, in Svizzera e all’estero.

Pubblicato

Venerdì 27 Settembre 2002

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