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Ginevra, sinistra divisa

di

Stefano Guerra
Da un mese Christiane Brunner e il Partito socialista ginevrino non dormono sonni tranquilli. «Votate socialista, votate compatto: ogni voto conta», avverte il partito dal suo sito internet. «È impensabile restare presidente [del Pss, ndr] senza essere eletti in parlamento», aveva detto Christiane Brunner alla Tribune de Genève a metà agosto. «Era già difficile prima, adesso è ancora più complicato», afferma dal canto suo ad area un inquieto Dominique Hausser, presidente dei socialisti ginevrini. Hausser e il suo partito hanno tutte le ragioni per guardare con poca fiducia alle elezioni federali del 19 ottobre: Christiane Brunner – candidata al Consiglio degli Stati su una lista che comprende pure David Hiler dei Verdi – rischia grosso. La decisione dell’estrema sinistra di non sostenerla ha dato un grosso colpo di mano al Partito liberale che da otto anni sogna di riconquistare il seggio che il Ps con Christiane Brunner gli carpì nel 1995. L’attuale consigliere nazionale liberale Jacques-Simon Eggly – uno dei due candidati agli Stati dell’Entente bourgeoise (Intesa borghese) senza i democristiani – ha ottime possibilità di ritrovarsi fra poco meno di un mese nella Camera alta al posto della presidente del Pss e a fianco della senatrice radicale uscente Françoise Saudan. Christiane Brunner potrebbe essere la vittima eccellente del sisma politico provocato a inizio agosto dalla decisione dell’Alliance de gauche (Adg, comprendente SolidaritéS, Partito del lavoro-Pdt e Indipendenti) di presentare per il Consiglio degli Stati una lista con due candidati propri: il deputato al parlamento cantonale Pierre Vanek di SolidaritéS e il consigliere nazionale e granconsigliere Jean Spielmann del Pdt. La decisione rientra in un cambiamento strategico impresso all’Adg da SolidaritéS, intenzionata a federare i partiti di estrema sinistra di tutta la Svizzera allo scopo di conquistare cinque seggi al Nazionale e poter così costituire un gruppo parlamentare autonomo. «Per noi esiste un potenziale per costituire un polo parlamentare a sinistra del Ps, un po’ sul modello di quanto fatto qui a Ginevra dove – quando il Partito socialista slitta a destra – noi dell’Alliance de gauche occupiamo lo spazio», spiega ad area il segretario generale e candidato di punta di SolidaritéS Pierre Vanek. A coagulare partiti quali Solidarités e il Parti ouvrier populaire (Pop) nei cantoni romandi, l’Alternative Liste di Zurigo, la Sozialistische Grüne Alternative di Zugo e altre formazioni di estrema sinistra della Svizzera tedesca è un appello nazionale denominato “A gauche toute!”, piattaforma politica che rivendica fra le altre cose il rispetto dei diritti democratici, l’uguaglianza uomo-donna, un salario minimo di 3’500 franchi, l’integrazione del secondo pilastro nell’Avs, il mantenimento del servizio pubblico, una politica fiscale ridistributiva, il rifiuto della politica d’asilo attuale e la regolarizzazione dei sans-papiers. La decisione di non sostenere Christiane Brunner è una sorta di effetto collaterale del cambiamento di strategia voluto da SolidaritéS (un cambiamento costato fra l’altro – al termine di una lotta intestina all’Adg – la candidatura al controverso consigliere nazionale Christian Grobet degli Indipendenti). Per questo motivo il suo segretario Pierre Vanek si rifiuta di definire la presidente del Pss una “vittima”: «Non è una vittima – dice –: Christian Brunner ha beneficiato del nostro sostegno nelle ultime due elezioni federali. Non stiamo facendo campagna contro di lei, semplicemente ora non possiamo più continuare a sostenere la presidente di un partito che si è contraddistinto per aver assunto delle posizioni di “destra” su svariati temi. Sarebbe incoerente da parte nostra, significherebbe sacrificare i nostri principi». Lanciando bordate al Pss e alla sua presidente, l’Adg si è attirata gli strali dei socialisti ginevrini e dei loro alleati ecologisti (David Hiler ha definito «un sabotaggio» la scelta dell’Alliance) che, per ritorsione, si sono rifiutati di entrare in materia su una congiunzione delle liste a sinistra per il Consiglio nazionale. Il Pss, dal canto suo, ha risposto il 21 agosto con un duro comunicato alla «propaganda insidiosa» e alle «manipolazioni spudorate» dell’Adg in merito alle posizioni assunte da Christiane Brunner su svariati dossiers nel corso dell’ultima legislatura (la liberalizzazione del mercato elettrico, gli sgravi fiscali, la trasformazione dei servizi pubblici, l’Avs e il secondo pilastro). Il messaggio del Pss lo ribadisce Dominique Hausser, convinto che da quando Christiane Brunner ne ha assunto la presidenza nel 2001 il Partito socialista svizzero si è posizionato «in modo chiaro a sinistra»: «L’Adg racconta menzogne – dice ad area il presidente dei socialisti ginevrini –: non bisogna confondere il dibattito interno al partito su temi di diversa natura e le posizioni assunte da Christiane Brunner». Per Dominique Hausser quella dell’Adg «è una decisione radicale che purtroppo va contro i valori che SolidaritéS e il Partito del lavoro dicono di difendere. Quando si fanno questi giochetti si finisce col favorire l’avversario invece di offrire una vera alternativa a sinistra di Christiane Brunner». «Spero – prosegue Hausser – che elettrici ed elettori, in particolare quelli di SolidaritéS e del Pdt, non seguano le decisioni dei loro cacicchi. Se vogliamo fare una politica di sinistra dobbiamo essere rappresentati anche al Consiglio degli Stati». Un’idea non condivisa da SolidaritéS e dal suo capofila Pierre Vanek secondo cui «con o senza elezione di Brunner, i rapporti di forza agli Stati non cambiano».

Pubblicato

Venerdì 12 Settembre 2003

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