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Ginevra, "à la belle étoile"

di

Fabia Bottani
Sul finire della scorsa estate l'atmosfera ginevrina era contrassegnata da numerose manifestazioni di piazza per opporsi alle espulsioni forzate degli storici squats di Rhino, de la Tour e l'Arquebuse. Allora l'arrivo delle ruspe sembrava imminente, anzi, ineluttabile in particolare per motivi di sicurezza. Da allora, tranne qualche sporadico colpo di piccone e qualche timida impalcatura appoggiata ad alcune facciate degli edifici, nulla di concreto è stato compiuto da parte dei proprietari degli stabili. A sei mesi di distanza, quando all'orizzonte sembra inoltre comparire la minaccia di nuovi smantellamenti – che potrebbero coinvolgere, in parte, anche lo storico ritrovo dell'Usine – la cultura alternativa ginevrina ha scelto di incrociare le braccia durante un intero fine settimana e di lanciare una petizione in favore del mantenimento dei luoghi autogestiti della città e nel centro della città.

Un'iniziativa, quella della cultura alternativa, che ha raccolto grande appoggio nella popolazione tanto da spingere a nuove manifestazioni di piazza a inizio febbraio; una di queste "manif" avrebbe voluto occupare un nuovo edificio (quello di Chemin des falaises) ma le forze della polizia dispiegate hanno impedito l'intento; l'ultima, una decina di giorni fa, è invece riuscita a far emergere la vivacità, la gioia e la forza del movimento alternativo che si racchiude nell'Union des espaces culturels autogérés (Ueca), un'unione che raggruppa una ventina di associazioni  e che ha già raccolto oltre 3'500 firme per la sua petizione (per saperne di più, consultare il sito internet ueca.ch). A dare man forte all'Union, non soltanto giovani ma anche adulti e anziani che agli spazi alternativi ginevrini sono molto affezionati.
A fronte di questo "ribollire sociale", il partito dei Verdi e la sinistra hanno mostrato un certo – seppur timido – sostegno all'Ueca; il partito radicale, dal canto suo, ha invece proposto, "in cambio della quiete sociale", i locali dell'attuale Centre culturel de Saint-Gervais che in futuro dovrebbero liberarsi. L'intento è buono, dicono gli alternativi, il problema è che la proposta è vaga, non vi è un chiaro destinatario dei luoghi e tutto lascia pensare che il progetto non è certo per domani.
Nuovi ritardi, dunque altre notti all'addiaccio per la cultura, quella non istituzionale, ancora più carente dopo la morte di Rhino, de la Tour e l'Arquebuse la scorsa estate.
Un'intento, quello dei radicali, per giunta è visto dagli stessi promotori come "una soluzione ai problemi di creazione artistica locale in grado di provare, nel contempo, che la creazione artistica non ha affatto bisogno di squats per continuare a vivere….".
A questi problemi di fondo se ne aggiungerebbe un altro, non da poco: come riuscire a sistemare tutte le associazioni in un unico stabile come quello di Saint-Gervais? Perché infatti "ammassarle" in un unico luogo quando invece esistono locali, in particolare locali commerciali lasciati volutamente vuoti? Sono in molti a pensare che la "pace delle culture", come la intendono i radicali, sia piuttosto una strategia volta a garantire la "pace degli speculatori immobiliari" piuttosto che un futuro adeguato agli squatters…

"È ancora speculazione"

Le occupazioni di case lasciate libere erano infatti nate all'inizio degli anni '70 quando la carenza di alloggi , soprattutto di alloggi a pigione moderata, aveva spinto la popolazione a trovare una soluzione "dal basso" che aveva pian piano dato vita oltre che ad appartamenti occupati a centri di cultura alternativa, a caffè popolari, a luoghi di dibattito, a biblioteche. Progressivamente questi luoghi sono stati tollerati sia dalla popolazione, sia dal mondo politico tanto da trovare un loro spazio nel tessuto urbano. Questa tolleranza è tendenzialmente durata fino a quando il numero di alloggi lasciati vuoti era abbastanza elevato da permettere una "folle" speculazione immobiliare. Con il passare del tempo, sul finire degli anni novanta, il vento è cambiato: gli alloggi "liberi" si sono ridotti all'osso (lo scorso anno la percentuale di alloggi vacanti era dello 0,19 per cento). Nel contempo il procuratore del Canton Ginevra – prima Bernard Bertossa poi, con più forza, Daniel Zappelli – non si è fatto pregare e ha lanciato una dura lotta a tutti i locali occupati così da recuperare metri quadrati da rinnovare per dare vita a nuovi alloggi (o a nuova speculazione).
«Quello che sta accadendo oggi a Ginevra è una situazione che si ripete regolarmente da diversi anni», afferma Carlo Sommaruga a capo dell'Associazione svizzera degli inquilini, sezione Ginevra (Asloca). «Lo abbiamo visto qualche anno fa con le espulsioni dall'Hotel Carlton, e California. E più di recente da Rhino e de la Tour. In tutti i casi si tratta di una decisione di sgombero forzato che autorizza i lavori di ristrutturazione, ma non obbliga il proprietario a ristrutturare». Nel caso dell'Hotel California, racconta Carlo Sommaruga – che a nome dell'Asloca partecipò alle trattative – si era riusciti a ottenere dal proprietario un progetto in cui la superficie degli appartamenti era superiore a quella precedentemente occupata dall'Hotel, ma poi non ne fece più nulla. «Lo stesso è successo ancora quest'estate con Rhino: tutto sembrava pronto per dare il via ai lavori ma tranne qualche colpo di piccone dato a pochi giorni dallo scadere della licenza edilizia non vi è stato nulla di concreto», spiega Sommaruga.
Di chi è la colpa di questo immobilismo? «Non vi è la volontà politica di fare pressione: anche se nella legislazione ginevrina vi è l'obbligo del diritto d'uso in caso di esproprio, questo strumento non viene mai utilizzato. Il problema è ormai di tipo ideologico: la destra e il procuratore Zappelli hanno trasformato la lotta agli squats in una lotta in difesa della proprietà privata con il risultato (vedi tabella, ndr) che a Ginevra abbiamo le cifre sugli alloggi "liberi" più basse mai registrate dal 1984, ossia da quando l'ufficio cantonale di statistica registra questo dato», spiega il responsabile dell'associazione degli inquilini che nel corso degli anni ha cercato di fare pressione politica, di organizzare conferenze stampa, denunciare il problema «ma oggi la nostra associazione si trova confrontata con un muro contrario composto dalla maggioranza parlamentare e un Consiglio di Stato molto centrista incapace e poco volonteroso di mettere la giusta pressione agli attori in gioco e che si nasconde dietro un accordo sull'alloggio siglato nel 2006, ma privo di qualsiasi valore concreto». 
Il partito socialista e quello dei Verdi si trovano in una situazione di profondo disagio: l'accordo del 2006 – che oggi porta soltanto aumento dei prezzi degli alloggi – ha ottenuto il via libera anche dai due Consiglieri di Stato socialisti. In questo contesto il Ps oggi fa critiche puntuali sulle proposte della destra, ma non ha la capacità di leader e di pressione necessaria.

Poche soluzioni in vista

In questo contesto è nata, dal basso, l'Assemblea dei Mal-Logés che intende difendere i diritti di tutte le persone che non possono beneficiare di un tetto, adeguato e a prezzo abbordabile. Dal prossimo 29 febbraio l'associazione prevede tre giorni di dibatti sul tema sulla Plaine del Plainpalais. «Loro sono anche pronti a lanciare lo sciopero degli affitti», spiega Sommaruga. «Una soluzione non legale che noi come Asloca non possiamo sostenere: tuttavia speriamo che l'azione dei Mal-Logés porti a progressi nella giusta direzione».
Che ne è dell'idea di un grande progetto transfrontaliero degli alloggi di cui si parla da tempo? «È un bel progetto da sostenere certamente ma concretamente è privo di implicazioni». Dunque, nessuna soluzione in vista? «Fino a quando la sinistra rimarrà divisa e non assumerà quel ruolo che le spetta di leader nel settore degli alloggi ben poco potrà cambiare...», conclude Carlo Sommaruga.

Pubblicato

Venerdì 15 Febbraio 2008

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