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Già in crisi le misure anticrisi

di

Francesco Bonsaver
Misure paravento? Il dubbio esiste. Stiamo parlando dei fondi destinati al mercato del lavoro contenute nel terzo pacchetto di provvedimenti anti crisi, definite misure di stabilizzazione. Ad oggi, oltre la metà dei fondi sono ancora "virtuali".

Il pacchetto elaborato dal Dipartimento federale dell'economia di Doris Leuthard, e approvato dal parlamento lo scorso autunno, prevede fondi per interventi a sostegno del mercato del lavoro per un totale di 247 milioni di franchi. Di questi, 150 milioni servono a finanziare impieghi temporanei di 6 mesi in enti pubblici a persone disoccupate da almeno sei mesi. Aiuti finanziari che però non sono ancora entrati in vigore. Lo saranno solo quando il tasso nazionale di disoccupazione raggiungerà il 5 per cento.
A fine gennaio, il tasso si situa al 4,5 per cento (oltre 175 mila disoccupati). Un dato nazionale che offusca le realtà cantonali. Sono sette i cantoni, Ticino compreso, che ormai da qualche mese registrano un tasso cantonale superiore al 5 per cento, ma che non possono beneficiare di questa misura. 150 milioni di franchi ad oggi dunque ancora virtuali.
Altri 30 milioni del pacchetto erano destinati a sovvenzionare corsi di formazione ai dipendenti colpiti dal lavoro ridotto. Un'altra misura virtuale, stando alle informazioni da noi raccolte.
Entrata in vigore al primo gennaio, la sovvenzione non sembra godere di grande interesse dai possibili fruitori. area ha contattato i responsabili dell'applicazione di questa misura di sette cantoni. «Fino ad ora, nessun interesse» – spiega Paul Schwendener, capo dell'Ufficio per l'industria, arti e mestieri e lavoro dei Grigioni «Abbiamo anche investito in inserzioni sui media per pubblicizzare la misura, ma non c'è stata nessuna reazione. Personalmente non credo sia così attrattiva. Per l'applicazione della misura c'è un problema pratico. Nessuno è al 100 per cento a lavoro ridotto. Diventa quindi molto difficile conciliare l'orario di  lavoro e il tempo di formazione».
Una prima obiezione pratica sull'adozione della misura che ritroviamo anche in altri cantoni. «Nel Canton Zurigo, una sola impresa ha approfittato di questa misura, considerandola un valore aggiunto. Le imprese in difficoltà economica fanno fatica a finanziare, e organizzare, dei corsi di formazione» dice Irene Tschopp, responsabile della comunicazione del dipartimento Economia e lavoro del Canton Zurigo.
Scarso interesse lo si constata anche nei cantoni di Ginevra, Basilea campagna e Ticino. Sergio Montorfani, direttore della sezione del lavoro del Canton Ticino, ammette che la misura difficilmente può godere di un grande interesse tra gli imprenditori: «Si tratta di casi isolati. Difficilmente delle ditte già confrontate a difficoltà finanziarie, trovano dei fondi per una formazione ai collaboratori» conclude Montorfani, dichiarandosi piuttosto scettico sull'efficacia di una tale iniziativa. L'ufficio delle misure attive, referente in Ticino della legge Stabilizzazione, ci fa sapere che «le misure sono state attuate molto recentemente e quindi ci sono pochi dati. In Ticino per le ditte in lavoro ridotto abbiamo avuto un paio di richieste d'informazioni sulle misure in generale e abbiamo emesso un'autorizzazione per impieghi in progetti di ricerca e d'insegnamento».
In verità, un entusiasta del provvedimento lo abbiamo trovato. Oscar Sallmann, dell'ufficio cantonale del lavoro di San Gallo, definisce molto utile la misura della formazione in tempo ridotto. «A fine gennaio, abbiamo autorizzato la formazione continua a 12 persone in disoccupazione parziale. Ad oggi abbiamo oltre 100 richieste di dipendenti ancora da evadere». Secondo Sallmann, l'interesse proviene soprattutto da imprese situate nella Valle del Reno, «una regione in cui il tessuto economico è costituito in maniera molto importante da industrie orientate all'esportazione». Malgrado le buone notizie (per quel che concerne la misura) provenienti da San Gallo, dal nostro giro dei cantoni, delle circa 3'400 imprese ad orario ridotto (ultimo dato disponibile risale a novembre 2009), sono poche le ditte intenzionate ad istituire corsi di formazione ai propri dipendenti, seppure a metà finanziati dalla Confederazione.
Riassumendo, dei 247 milioni stanziati per il mercato del lavoro, ad oggi 150 milioni sono ancora virtuali perché non si è (ancora) raggiunto il 5 per cento di disoccupazione nazionale e altrettanto virtuali risultano essere i 30 milioni per la formazione a dipendenti a orario ridotto.
A fine agosto, la ministra Doris Leuthard aveva invitato datori di lavoro, sindacati e partiti alla "giornata dell'impiego", per informarli dei finanziamenti dei corsi di formazione in caso di lavoro ridotto.
Il sindacato Unia aveva declinato l'invito, definendo la giornata una semplice operazione d'immagine e i risultati "aria fritta". Per la cronaca, Unia chiedeva al suo posto un pacchetto da 5 miliardi d'investimenti.
Quando invece il governo annunciò all'opinione pubblica il terzo pacchetto di misure, Daniel Lampart, capo economista dell'Unione sindacale svizzera, le commentò così: «Di fronte all'ampiezza della crisi, questo pacchetto è pura cosmetica». Parole profetiche?

Pubblicato

Venerdì 12 Febbraio 2010

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