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Germania, la voce perduta dell’italiano

di

Tommaso Pedicini
L’informazione in lingua italiana in Germania si presenta oggi come una galassia composita di piccole pubblicazioni periodiche che lottano accanitamente per la sopravvivenza, di bollettini di patronati e associazioni diffusi in abbonamento o in modo semiclandestino, di qualche pagina on-line di nuova concezione e di alcuni spazi, sempre meno per la verità, ritagliati nei palinsesti di piccole e grandi emittenti radiofoniche. Ma non è stato sempre così, quella che oggi si presenta come una realtà in piena crisi, ha vissuto nei decenni passati momenti decisamente migliori. Il tutto ha avuto un inizio ben preciso: il 20 dicembre 1955, data della firma del trattato italo-tedesco per l’invio di manodopera italiana in Germania. Qualcosa, per la verità, veniva pubblicato già prima di quella data. È il caso del “Corriere d’Italia”, quello che in seguito diventerà il più importante settimanale in lingua italiana diffuso in Germania. Con il nome de “La Squilla” il giornale, organo della missione cattolica italiana di Francoforte, iniziò le sue pubblicazioni già nel 1950, col compito di informare i primi italiani giunti in Germania per lavorare nel settore agricolo, prima dell’accordo ufficiale tra i governi di Roma e Bonn. I “Gastarbeiter”, i lavoratori ospiti italiani, che iniziarono ad affluire nelle città tedesche in modo sempre più massiccio dopo il 1955, non conoscevano né la società, né la lingua del paese ospitante e per loro era praticamente impossibile districarsi nella giungla burocratica tedesca. Un po’ per garantire loro il diritto all’informazione sancito dalla Costituzione federale, ma soprattutto per creare un’alternativa alle trasmissioni della comunista Radio Praga, unica stazione con una programmazione in lingua italiana che i “Gastarbeiter” riuscivano a ricevere, le autorità tedesche decisero di istituire degli spazi in italiano nei palinsesti delle radio pubbliche dei diversi Länder. Nel 1961, nel giro di poche settimane l’uno dall’altro, il “Saarländischer Rundfunk” di Saarbrücken, il “Bayerischer Rundfunk” (Br) di Monaco ed il “Westdeutscher Rundfunk” (Wdr) di Colonia iniziano a trasmettere dei programmi in lingua italiana. Questi programmi, cui negli anni seguenti se ne aggiungeranno anche degli altri, diventano immediatamente popolari tra gli italiani di Germania e, nel caso del Br e del Wdr, rappresenteranno per anni un appuntamento quotidiano per centinaia di migliaia di “Gastarbeiter” e le loro famiglie. Alle trasmissioni in italiano seguono ben presto anche quelle in spagnolo, greco, turco e serbo-croato, le lingue degli altri “Gastarbeiter”. Tutti i programmi sono concepiti secondo la formula del “doppio binario”. Da un lato si punta all’integrazione dei lavoratori italiani nella società tedesca, attraverso le informazioni sui temi sociali ed i notiziari che contengono anche le principali notizie sulla Germania. Dall’altro si cerca di creare un “ponte con la madrepatria”, grazie ai servizi dall’Italia forniti dalla Rai. Ma anche la carta stampata in lingua italiana conosce tra gli anni ’60 e ’80 un periodo di notevole sviluppo. Accanto al già citato “Corriere d’Italia”, nascono una serie di pubblicazioni periodiche, spesso d’uscita irregolare, in molti casi vicine o direttamente finanziate dai partiti politici italiani. Il voto degli emigrati fa gola a molti. La crisi per l’informazione italiana arriva con gli anni ’90. Le autorità tedesche, per ridurre i costi, prima ridimensionano e poi, con la sola eccezione del Wdr, chiudono i programmi in lingua italiana. La motivazione ufficiale è che: “gli italiani ormai sono integrati e quindi non hanno più bisogno di essere informati nella loro madrelingua”. D’altro canto va ricordato che con la possibilità di ricevere la televisione italiana a casa propria, grazie alle nuove antenne satellitari, i vecchi programmi radiofonici hanno perso il fascino d’un tempo. Sul versante della carta stampata la crisi economica viene a far mancare i già miseri fondi con cui associazioni, patronati e partiti finanziavano le loro pubblicazioni. Persino la Chiesa chiude i rubinetti e così il “Corriere d’Italia” è costretto a trasformarsi in mensile. Oggi a sopravvivere sono quelle realtà che hanno saputo compiere scelte difficili, ma vincenti, inserendosi in un contesto multiculturale (è il caso di Radio Colonia del Wdr: si veda articolo sotto), oppure puntando sul pubblico tedesco interessato alla lingua e ai fatti italiani, oppure ancora trasformandosi in agenzia d’informazione della comunità o in cassa di risonanza della seconda e terza generazione. Per tutto il resto non c’è futuro. Sulle onde “lunghe” di Radio Colonia Quest’anno “Radio Colonia”, la redazione italiana del Westdeutscher Rundfunk (l’ente radiotelevisivo di diritto pubblico del Land Nord Reno - Vestfalia), compie 45 anni. Le sue trasmissioni cominciarono nel 1961 per informare i “Gastarbeiter” italiani che in quegli anni arrivavano sempre più numerosi in Germania. Oggi “Radio Colonia”, unico esempio di spazio radiofonico giornaliero in lingua italiana nel panorama tedesco, è parte di “Funkhaus Europa”, la frequenza multiculturale del Westdeutscher Rundfunk (Wdr), assieme alle altre trasmissioni in lingua straniera e ad una serie di spazi in tedesco dedicati ai temi dell’integrazione e della convivenza. Lilia Bevilacqua, redattrice responsabile di “Radio Colonia” vive e lavora in Germania dagli anni Settanta e ha potuto quindi seguire in prima persona gli sviluppi dell’informazione in lingua italiana nella Repubblica federale. Radio Colonia è rimasto l’unico programma quotidiano in lingua italiana nel panorama radiofonico tedesco. Cosa vi ha permesso di sopravvivere così a lungo? In questi 45 anni ci sono state, soprattutto nei momenti di crisi economica, voci che hanno chiesto la cessazione delle trasmissioni in lingua straniera, motivando tale richiesta con l’affermazione che gli stranieri avevano ormai imparato il tedesco e si erano ben inseriti nella società. Questo non è stato mai del tutto vero. Erano, infatti, moltissimi gli italiani che arrivavano con contratti a termine e spesso non avevano né il tempo, né l’interesse di imparare il tedesco. Pensavano: ’Tanto tra un anno o due ritorno a casa’. Ma più spesso la difficoltà era costituita dal fatto che, essendo il loro livello di scolarizzazione troppo basso, per loro era quasi impossibile imparare il tedesco. A questo va aggiunto che, grazie alla mobilità all’interno dell’Unione europea, hanno continuato ad arrivare in Germania sempre nuovi emigrati dai paesi europei. Questi nuovi emigrati hanno bisogno di orientarsi nel nuovo paese e un programma come il nostro rappresenta per loro un importante punto di riferimento. “Gastarbeiter” ormai è un termine fuori moda, anche il vostro pubblico si è trasformato con il passare dei decenni. Qual è l’identikit dell’ascoltatore di Radio Colonia oggi? In generale si tratta di un target molto vasto e costituito soprattutto da italiani. Accanto alla comunità italiana, di cui desideriamo essere portavoce privilegiato, abbiamo tanti ascoltatori tedeschi che conoscono la nostra lingua e vogliono essere informati sull’Italia. Gli italiani che ci ascoltano appartengono a tutte le generazioni, il loro livello d’istruzione va dalla licenza elementare alla laurea. Per i nostri ascoltatori tedeschi, invece, l’identikit è più focalizzato. Lo deduciamo dalle telefonate di coloro che ci ascoltano. Si tratta di persone dall’istruzione medio-alta, la loro età va dai 20 ai 50/60 anni. Si tratta soprattutto di persone che studiano l’italiano. In che modo un programma radiofonico come il vostro può contribuire al processo d’integrazione della comunità italiana? Questo può avvenire se i nostri ascoltatori italiani continueranno a percepirci come la loro trasmissione, come la radio che dà voce a ciò che succede nella comunità, ai problemi che la riguardano e ai successi raggiunti. L’integrazione passa, innanzi tutto, attraverso l’accettazione della propria identità d’origine. Un’identità che deve venire riconosciuta anche dal paese ospitante, se si vuole che l’integrazione non diventi mera assimilazione. La nostra trasmissione, avendo la fortuna di venire ascoltata anche dai tedeschi, svolge un compito anche nei loro confronti, mettendoli al corrente della realtà della nostra comunità in Germania. C’è un futuro per l’informazione in lingua italiana in Germania e a quali condizioni? Oggi comunicare è diventato facilissimo e velocissimo, le distanze non creano più barriere. Quando si emigrava cent’anni fa, si faceva un passo che poteva significare l’allontanamento permanente dalla propria patria. Adesso, invece, con le trasmissioni via satellite e internet, si possono avere immediatamente tutte le informazioni richieste sul proprio paese d’origine. Le persone che vivono tra due culture, come noi italiani qui in Germania, possono continuare a coltivare la propria doppia identità. Ma possono farlo al meglio se usufruiscono di uno strumento – sia esso un giornale, una trasmissione radiofonica o televisiva – concepito e realizzato nel paese di emigrazione per una determinata comunità straniera. Come, ad esempio, il nostro programma radiofonico in lingua italiana all’interno del “Funkhaus Europa” del Wdr.

Pubblicato

Venerdì 17 Marzo 2006

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