Per due anni ha tenuto duro, confidando nella ripresa congiunturale. Ora il gruppo industriale Georg Fischer di Sciaffusa ha deciso che non ce la fa più ad aspettare e ha dato via alla ristrutturazione. Una decisione certo non inattesa, ma che sorprende per almeno due ragioni: perché arriva relativamente tardi, forse già alle porte della sperata ripresa; e perché annuncia la soppressione di mille posti di lavoro, ma ne indica con certezza solo 400. Dei rimanenti 600 non viene ancora detto nulla. La Georg Fischer è una delle più antiche imprese industriali svizzere. Fondata nel 1802 e da sempre attiva nel campo della metallurgia e della meccanica, negli ultimi decenni è evoluta in un potente gruppo internazionale acquisendo imprese a tecnologia avanzata. Oggi le società affiliate alla Georg Fischer sono oltre 150, operanti in tre settori: la costruzione di macchine utensili, la componentistica per autoveicoli e i sistemi di condutture idrauliche. Alla fine del 2002 il gruppo poteva contare su 13.737 dipendenti e un fatturato di 3,4 miliardi di franchi. Ambedue questi dati erano però in calo: l’anno prima il personale sfiorava i 15 mila dipendenti e la cifra d’affari i 4 miliardi di franchi. Anche la produttività era diminuita: il rendimento per lavoratore era sceso dai 107 mila franchi del 2000 ai 93 mila del 2002, mentre di pari passo il gruppo riduceva il dividendo agli azionisti: 15 franchi per azione nel 2000, 7 franchi nel 2001, zero nel 2002. Sono i segni evidenti di una crisi acuta provocata dal calo degli investimenti industriali, che a sua volta è nel contempo causa ed effetto del rallentamento dell’economia mondiale. Con una certa dose di ottimismo, i dirigenti della Georg Fischer avevano sperato di riuscire a superare il difficile momento con misure tampone, quali la riduzione dell’orario di lavoro. Ma la ripresa si fa attendere e, nonostante i primi segnali positivi in arrivo dagli Usa, il portafoglio ordinazioni non mostra ancora sintomi di crescita. Il nuovo direttore generale del gruppo, Kurt Stirnemann, ha quindi deciso di agire in modo più incisivo. Stirnemann ha detto che, sopprimendo un migliaio di posti di lavoro, intende operare dei cambiamenti strutturali e che tutti e tre i settori d’attività del gruppo saranno colpiti. Le misure da lui annunciate concernono 12 progetti di ristrutturazione, di cui però soltanto 7 sono stati resi noti, per complessivi 400 posti di lavoro in meno. Di questi, 190 saranno soppressi in Germania, dove il gruppo possiede aziende specializzate nella componentistica per autoveicoli e rifornisce diversi grandi produttori di automobili. Altri 25 posti saranno eliminati in Italia, con la soppressione di fatto di un’azienda per la realizzazione di condutture idrauliche. Il colpo più duro è però quello inferto al settore della costruzione di macchine utensili, nel quale è leader la Agie Charmille di Zugo. Si tratta di un gruppo d’aziende di tecnologia avanzata, del quale la Georg Fischer è azionista di maggioranza. La Agie Charmille dovrà eliminare 100 posti di lavoro negli Stati Uniti, dove saranno chiuse due unità di produzione. Altri complessivi 85 posti di lavoro saranno soppressi negli stabilimenti Agie svizzeri di Ginevra (39), Losone (34) e Sciaffusa (12). Dove saranno colpiti i rimanenti 600 posti di lavoro relativi agli altri 5 progetti di ristrutturazione, Stirnemann non l’ha voluto rivelare. Sembra infatti che siano ancora in corso contatti e consultazioni all’estero, nei paesi che ospitano stabilimenti facenti capo al gruppo Georg Fischer. Qualcosa di certo si dovrebbe sapere verso la fine dell’anno, ma Stirnemann ha comunque assicurato che in Svizzera non vi saranno altri tagli: «I rimanenti 2.900 posti di lavoro in Svizzera non sono in pericolo», ha detto in un’intervista il massimo responsabile del gruppo. Anzi, per gli stabilimenti di Nidau (Berna) e Losone è previsto persino un potenziamento: la federazione degli impiegati Vsam ha definito «lodevole che per una volta il lavoro non venga delocalizzato, ma riportato in Svizzera». Il sindacato Flmo si è detto invece «scioccato» dalle misure di ristrutturazione annunciate. In passato, l’Agie Charmille «cercava di superare le difficili situazioni economiche riducendo l’orario di lavoro». Ora si annunciano provvedimenti drastici con un preavviso di 14 giorni, che la Flmo ritiene «troppo corto» e chiede venga prolungato a un mese: «In questo periodo si tratta di esplorare tutte le alternative possibili, come per esempio il pensionamento anticipato, la riduzione volontaria del “pensum” di lavoro, la messa a riposo graduale a partire dai 55 anni d’età, la riduzione dell’orario di lavoro con una diminuzione del salario socialmente sopportabile e con il sostegno delle autorità cantonali». Inoltre, la Flmo chiede di poter negoziare un piano sociale per tutte le aziende del gruppo in Svizzera. Secondo la Georg Fischer, con queste misure il gruppo ridurrà i propri costi di circa 100 milioni di franchi l’anno a partire dal 2005. Quale punto di riferimento vengono presi i conti del 2002, chiusi con un utile di 80 milioni di franchi che di conseguenza dovrebbe aumentare a 180 milioni. Un risultato difficile da conseguire se la ripresa si farà ancora attendere, e considerato che per quest’anno la Georg Fischer prevede di chiudere i conti con un deficit di 100 milioni e che la ristrutturazione avrà un costo unico di 130 milioni di franchi. L’impressione è che comunque le misure annunciate siano state facilitate dalla nomina di Kurt Stirnemann, ex-capo dell’Agie Charmille, alla guida dell’intero gruppo; e che l’incisività e le ripercussioni della ristrutturazione vadano ben al di là del momento congiunturale. Agie di Losone, chiesto il pre-pensionamento di Generoso Chiaradonna Nuova crisi occupazionale alla Agie di Losone. Nei giorni scorsi sono stati annunciati 34 nuovi licenziamenti. L’ultimo taglio occupazionale nell’azienda con sede in Ticino risale al 1998, ma da tempo l’azienda ha difficoltà di mercato. Per tamponare questa crisi è ricorsa al lavoro ridotto e quindi alle norme per la disoccupazione parziale. Ricordiamo che l’Agie fa parte della Agie Charmilles, il gruppo imprenditoriale di tecnologie per la produzione industriale che fa capo a sua volta alla Georg Fischer. (cfr. articolo sopra). Con le sue macchine per l’elettroerosione e i suoi centri per la lavorazione ad alta velocità, Agie Charmille è leader nella fornitura di sistemi per la costruzione di stampi e utensili. In pratica opera come “industria” per l’industria manifatturiera. Il suo fatturato, infatti, non è realizzato solo all’estero, ma grazie al suo buon posizionamento sul mercato nazionale, riesce a occupare una buona fetta di mercato. Il Gruppo Agie Charmilles, di cui l’Agie di Losone fa parte, è una vera e propria impresa globale. Conta 50 filiali in tutto il mondo e un organico di circa 3 mila dipendenti. Grazie ai suoi marchi più noti (Agie, Charmilles, Mikron e Bostomatic) il gruppo realizza un fatturato di oltre 1 miliardo di franchi svizzeri l’anno. La scorsa settimana il gruppo industriale Georg Fischer aveva annunciato un pesante ridimensionamento del suo organico: un migliaio di licenziamenti in tutto il mondo di cui 85 in Svizzera. In Ticino, come accennato prima, sono 34 gli impieghi a rischio e tutti alla Agie di Losone. All’annuncio della ristrutturazione del gruppo (un eufemismo per dire che si licenzia) si è riunita la Commissione d’azienda, di cui fanno parte rappresentanti dei sindacati Flmo e Ocst, per iniziare le discussioni con la direzione. Sul tavolo delle trattative che dovrebbero concludersi nei prossimi giorni, è stata calata, da parte della Commissione aziendale, la richiesta di un piano sociale che nelle intenzioni dovrebbe attenuare il più possibile gli effetti dei tagli. Infatti fra le richieste vi è quella di considerare la possibilità dei pre-pensionamenti. «Già nel 1998 – ricorda Rolando Lepori, segretario cantonale della Flmo – quando ci furono più di 50 licenziamenti, si fece uso massicciamente di pre-pensionamenti. La nostra richiesta ricalca in linea di massima il piano sociale di quegli anni. In pratica chiediamo alla direzione dell’industria di non far capo a nessun licenziamento». Sull’accettazione o meno da parte della direzione il rappresentante sindacale non si sbilancia anche se non dovrebbero esserci preclusioni di principio da parte dell’industria losonese. «Ovviamente tutto dipenderà dal costo che l’azienda sarà disposta ad assumersi.Comunque entro la fine della settimana avremo una risposta», ci risponde Lepori. Il dettaglio della proposta non è ancora noto, ma consiste nella richiesta di concedere il pensionamento anticipato ai lavoratori fra i 63 e i 64 anni d’età. In pratica solo a chi è già sulla soglia della pensione. «Per gli altri lavoratori con età comprese tra i 61 e i 62 anni d’età chiediamo la possibilità di usufruire della disoccupazione per i prossimi 2 anni e dopo di che far beneficiare anche a essi della pensione anticipata. Se invece non dovessero sussistere le condizioni per il pre-pensionamento, chiediamo che si continui con il lavoro ridotto», conclude il segretario cantonale della Flmo. L’Agie non è la sola azienda presente nel Locarnese a versare in situazioni di crisi. C’è anche la Diamond, sempre di Losone, azienda attiva nel settore delle fibre ottiche che non è ancora uscita dalle secche della crisi che la attanaglia da anni. Il numero dei sui dipendenti, a causa delle peggiorate condizioni della congiuntura mondiale, in pochi anni si è praticamente dimezzato. Gli ultimi licenziamenti collettivi si sono avuti l’autunno dello scorso anno.

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17.10.03

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