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Gasdotto superato

di

Stefano Guerra
La dice lunga il fatto che l’Ufficio cantonale del risparmio energetico non sia nemmeno stato consultato nell’allestimento del messaggio – confezionato dal Dipartimento finanze ed economia da cui dipende l’Azienda elettrica ticinese (Aet) – con il quale il governo proponeva di autorizzare l’Aet a partecipare con 35 milioni di franchi all’iniziativa della Metanord Sa per la costruzione di un metanodotto nel Sopraceneri. Per chi oggi in Ticino tenta di giustificare l’immissione di soldi pubblici nel progetto Metanord invocando la “diversificazione” dell’approvvigionamento energetico, le considerazioni ambientali ed energetiche in realtà sono poco più di una cortina fumogena. Business first, altro che «gasdotto della ragione» (il direttore della Metanord Learco Rossi), opera improntata al «buon senso» (il direttore dell’Aet Paolo Rossi): di “ragione” e “buon senso” in un progetto del genere ve n’è ben poco. Siamo d’accordo, il metano è meglio della nafta: emissioni nocive ridotte, trasporto meno inquinante (tubazioni al posto di autobotti), approvvigionamento un po’ più sicuro, prezzo inferiore (benché ancorato a quello del petrolio). E considerati i grossi sforzi che restano da compiere nella promozione delle energie rinnovabili (in Ticino più che altrove) l’uso del gas naturale è effettivamente un passo avanti rispetto al petrolio. Ma ragionando in questi termini – sui singoli vettori energetici o sui loro vantaggi o svantaggi comparativi – si tralascia l’essenziale deviando dalla strada maestra: quella del risparmio energetico. L’unico approccio serio alla problematica energetica non può che partire da qui. Ciò che non dicono quelli della Metanord e dell’Aet è che la via della riduzione del consumo energetico è ormai tracciata e che, man mano che si avanzerà lungo la stessa, la relativa attrattività del metano rispetto al petrolio verrà meno, mentre quella delle energie rinnovabili è destinata a crescere. Dice ad area l’ingegner Claudio Caccia, delegato regionale del programma Svizzera Energia: «Non si può più separare il discorso riguardante il tipo di fonti energetiche che vogliamo utilizzare da quello su quanta energia consumiamo. Certo, non ha senso in questo momento pensare di convertire il consumo attuale in fonti energetiche rinnovabili, e non solo per questioni di economicità. Ha senso invece puntare sulla riduzione dei consumi, una tendenza in atto da un ventennio in Svizzera e che anche il Ticino conosce da qualche anno. E man mano che ridurremo il consumo energetico, le fonti energetiche rinnovabili che troviamo sul nostro territorio diverranno più attrattive. Allora solo la parte del fabbisogno che non potrà essere coperta con quest’ultime continuerà ad essere coperta con le fonti fossili, fonti che comunque presto o tardi dovranno essere sostituite». Anche se con ritardo rispetto al resto della Svizzera, il Ticino la strada della riduzione del consumo energetico l’ha ormai imboccata. Nel 2002, ad esempio, è stato varato il Decreto sui provvedimenti di risparmio energetico nell’edilizia che indirettamente spinge per le energie rinnovabili obbligando chi opta per nafta e gas ad isolare maggiormente. Da allora nel nostro cantone è in atto ciò che si era verificato anni prima nel resto della Svizzera: un progressivo abbandono dell’olio da riscaldamento. Il consumo energetico si è praticamente dimezzato nelle nuove costruzioni. E i bassi consumi rendono particolarmente attrattive le energie rinnovabili rispetto a quelle fossili. Nelle nuove costruzioni si è così registrato uno spostamento massiccio verso le energie pulite, soprattutto pompe di calore (più della metà dei nuovi edifici ne è equipaggiata) e in misura minore impianti solari e a legna. Insomma, il nuovo consuma e consumerà sempre meno, e con consumi contenuti sarà sempre più conveniente optare per fonti rinnovabili piuttosto che per il gas o la nafta. La via maestra è tracciata. Invece di fare un salto indietro nel tempo mettendo 35 milioni di franchi in un progetto (privato) che non tiene conto della realtà della riduzione dei consumi, che ha contorni finanziari e infrastrutturali poco chiari e che pare basato su previsioni di successo ottimistiche, il Ticino farebbe meglio a scommettere sul futuro: puntando allo sviluppo di fonti energetiche indigene e rinnovabili, fonti che tra l’altro producono un indotto che non si volatilizza nello spazio di un cantiere per la posa delle tubature...

Pubblicato

Venerdì 7 Aprile 2006

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