«Il Cantone promuove le pari opportunità per i cittadini», questo il capoverso che Governo e Parlamento auspicano di poter introdurre nella Costituzione cantonale dopo il voto del 5 giugno.

Tutte le persone hanno diritto a pari opportunità, per questo nel 2007 l'allora parlamentare Jacques Ducry (Plr) ha presentato un'iniziativa per modificare l'articolo 4 della Costituzione cantonale e inserire una norma specifica in tal senso (vedi box). Il popolo ticinese sarà chiamato a votare su questa modifica della Costituzione il prossimo 5 giugno, assieme all'iniziativa popolare "per un Aet senza carbone".
Quando si parla di pari opportunità, la prima cosa che solitamente viene in mente è la parità fra i sessi. Il concetto di pari opportunità non è però legato solo alle discriminazioni subite in quanto donne o uomini, in questo caso è da intendere in un senso più ampio e si estende a tutte le persone residenti sul territorio cantonale. Quindi, pari opportunità come uguaglianza dei punti di partenza: le regole del gioco devono essere le stesse per tutti e chiunque deve essere messo in condizione di poter partecipare.
Secondo Governo e Parlamento, la nuova norma avrebbe come obiettivo intrinseco quello di evitare le discriminazioni, pur riconoscendo le differenze che oggettivamente esistono fra le persone. Ad esempio, una persona con un handicap va riconosciuta nella sua diversità, ma non va per questo discriminata e le devono essere garantiti gli strumenti per avere le stesse chances (le stesse opportunità, appunto) che hanno tutti gli altri.
Gli oppositori alla modifica della Costituzione però ne contestano l'aspetto "declamatorio" e "programmatico". Secondo loro si tratterebbe di una norma con principi seducenti, ma senza nessuna portata pratica perché, rivolgendosi essenzialmente a chi fa le leggi, non darebbe alcun diritto concreto ai singoli cittadini. Inoltre, a loro avviso questa nuova norma sarebbe superflua, dato che esistono già leggi federali che proteggono dalle discriminazioni.
«Nelle Costituzioni cantonali sono inserite molte norme a tutela di diritti già garantiti dalla Costituzione federale, ma non per questo qualcuno si sogna di toglierle», ribatte Guido Corti, consulente giuridico del Consiglio di Stato e membro del gruppo di lavoro che ha esaminato l'iniziativa parlamentare. «La Costituzione è un contratto sociale dello Stato, quindi è giusto che contenga i grandi principi, come l'elenco delle libertà individuali, l'elenco dei diritti sociali e quindi anche il principio delle pari opportunità», prosegue Corti.
Pur non trattandosi di una norma con un'efficacia giuridica immediata, quella sulle pari opportunità avrebbe quindi la sua ragion d'essere all'interno della Costituzione cantonale, poiché si tratta di un principio fondamentale nella garanzia di giustizia ed equità, a loro volta alla base di una buona convivenza sociale. «Il Cantone Ticino non cambierà immediatamente dopo l'adozione di questa norma sulle pari opportunità  – conclude Corti – ma non per questo si tratta di una norma superflua».

Pubblicato il 

19.05.11..

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