< Ritorna

Stampa

 

Gambe tese (e cervelli afflosciati)

di

Libano Zanolari
Lo sport e i suoi dirigenti sono sempre più sotto tutela, come si fa con i soggetti di scemata responsabilità. In Italia, di recente, la giustizia civile ha deciso chi doveva essere confermato, escluso o riammesso in serie A o B. L’italiano Mario Monti che gioca per l’Europa, dichiara illegale una legge inventata dal creativo (per gli affari suoi) Berlusconi: hai 100 milioni di debiti? Li metti a bilancio nei prossimi 10 anni; 10 per 10 = 100. Sarebbe a ben vedere anche un leggero falso (in bilancio) ma il genietto ha già provveduto (per legge). A partire dal 2006 i conti delle squadre saranno controllati da Bruxelles che deciderà chi avrà le carte in regola per iscriversi ai campionati nazionali. E da ultimo la sentenza della Suprema corte italiana che statuisce essere di rilevanza penale e punibile un gesto (entrata a gamba tesa nel gioco del calcio) «che supera i limiti dell’agonismo sportivo ed entra nella casistica della grave slealtà, della grave negligenza e del disprezzo dell'integrità altrui». Ben detto, poffarbacco. Ed era ora. I calciatori, in qualche caso pure drogati e con gli occhi fuori delle orbite, forse si daranno una calmata. È difficile trovare gente tanto ignorante e grossolana come nel mondo del calcio. C’è voluto un astuto chierichetto vallesano proveniente dall’hockey, Sepp Blatter, per insegnare ai grulli del calcio un paio di cose: il portiere che tarda per affari suoi il rinvio annoia e danneggia il gioco (e l’incasso…). I taglialegna che abbattono i vari Pelé e Van Basten con fallacci vili alle spalle devono essere espulsi: ohibò! Se i cagnacci sbranano gli artisti, il gioco sarà da cani, lo spettacolo avrà fine (e l’incasso pure…). I meschini del calcio non l’avevano capita. Ed eccoci arrivati alla gamba tesa, che può spaccare la faccia se alta, la tibia se bassa. Il confine fra l’agonismo e la pura cattiveria è conosciuto da tutti, anche da chi ha calciato la palla solo all’asilo o per strada. Perché prima o poi la voglia di spaccare in due qualche ruffiano o chi ti ha portato via la ragazza , è capitata a molti. Non ci ha capito nulla invece il Corriere della Sera che tratta la sentenza nr. 39 20 4 (per il lotto) come «la fine del difensore razza piave, la fine del calcio maschio». No: semmai la fine della razza Bruno (ex Juventus) detto “O’ Animale” o la fine di Materazzi (Inter), che ha detto «la sentenza è assurda. Il calcio non ha nulla a che vedere con la giustizia penale». Appunto. Appunto per questo certi giocatori non dovrebbero essere in campo, e se del caso, espulsi. La fine dello sport non è data dai giudici esterni ma dallo sport stesso, incapace di gestirsi.

Pubblicato

Venerdì 14 Novembre 2003

Edizione cartacea

Leggi altri articoli di

Rubrica

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 2 Dicembre 2021

Torna su

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 5561
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019