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Galmiz come Besazio, anzi molto peggio

di

Tita Carloni
Molti ricordano come alcuni mesi or sono la ditta tedesca Hugo Boss volesse costruire in piena campagna a Besazio un nuovo stabilimento per circa 250 addetti. Il Consiglio comunale aveva già provveduto alle necessarie modifiche del piano regolatore ed il Governo era pronto a correggere il piano direttore cantonale per rendere possibile l’operazione. Poi alcuni ricorsi, la campagna contraria delle associazioni ambientaliste ed una larga opposizione popolare indussero la Hugo Boss ad abbandonare l’idea e a costruire nella zona industriale di Coldrerio (non in Cina!). Qualcosa di simile sta avvenendo, ma in forma molto più grande, a Galmiz, nel Canton Friburgo. Un colosso farmaceutico americano non dichiarato (ma si dice che sia la Amgen) ha chiesto ed ottenuto dal Canton Friburgo il dezonamento di 55 ettari, cioè 550 mila metri quadrati di zona agricola nel Grosses Moos, per realizzare uno stabilimento con 1’200 posti di lavoro. Cos’è il Grosses Moos? È il piano agricolo più vasto della Svizzera (più di 100 chilometri quadrati), la più grande zona di produzione di ortaggi, con un’estesissima rete di percorsi ciclabili. Nel suo centro sorge il famigerato penitenziario di Bellechasse, che in tempi ormai lontani alcuni ticinesi avevano ben conosciuto (come l’ancor più famigerato Savatàn, nel Vallese) per avervi scontato pene militari a seguito di grave insubordinazione. Uno che era stato a Savatàn, anche se sregolato e facile agli eccessi, incuteva comunque sempre rispetto. Ma non divaghiamo. Il caso Galmiz ha assunto in questo momento una dimensione nazionale. Le questioni più dibattute sono le seguenti. Che senso ha ancora la pianificazione del territorio se davanti a un gigante dell’economia si cambiano anche i piani direttori cantonali senza che la stessa Confederazione abbia la possibilità di opporvisi? Non c’è forse un difetto addirittura sul piano costituzionale? E perché sacrificare 55 ettari di ottima terra agricola quando in Svizzera ci sono 1’700 ettari di aree industriali dismesse che attendono solo di essere reimpiegate per funzioni analoghe? Come mai non esiste in Svizzera una disposizione come quella adottata recentemente in Europa, che obbliga a sottoporre ad un esame di sopportabilità ambientale, non solo i progetti concreti di costruzione, ma addirittura, in via preliminare, i programmi ed i piani generali di sistemazione territoriale? I sostenitori dell’operazione di Galmiz rispondono: La pianificazione non deve più essere normativa come è stata sinora. Essa dev’essere flessibile, sapersi adattare rapidamente alle esigenze del mercato, non lasciarsi scappare le nuove occasioni di crescita. E le aree industriali dismesse sono troppo complicate: ci sono vincoli fondiari, confini da correggere, strade e infrastrutture da risistemare, terreni da bonificare, piani regolatori da rispettare. Molto meglio un bel prato vergine dove si può fare tutto (o quasi tutto) quello che si vuole. Poco importa se il Canton Friburgo ha già predisposto la bellezza di 588 ettari di zone industriali di importanza cantonale. I nuovi giganti dell’economia vogliono scegliere i luoghi dove insediarsi di testa loro, o meglio, secondo i gusti dei loro Ceo (chief economic officers) che di solito preferiscono siti ameni dove poter costruire anche le loro ville con piscina e almeno un campo da golf e qualche maneggio. E poi è ora che si metta mano finalmente ai processi di densificazione e di metropolizzazione della Svizzera, o vogliamo proprio restare in eterno un Heidiland? Devo dire che queste musiche non mi suonano del tutto nuove. Ma devo anche aggiungere che se dovessi essere della partita farei come Ulisse quando passò tra Scilla e Cariddi. Mi farei legare all’albero della nave e riempirei di cera gli orecchi per non sentire l’irresistibile canto allettante delle sirene.

Pubblicato

Venerdì 8 Aprile 2005

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