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Futuro incerto per Swissmetal

di

Veronica Galster
Dopo i 182 licenziamenti annunciati ad agosto dalla direzione di Swissmetal, a Dornach si continua a vivere nell'incertezza riguardo al futuro della fabbrica. E con Dornach rischia anche la sede di Reconvilier, già duramente colpita negli anni scorsi.

Sono passate quasi tre settimane dall'annuncio definitivo dei 182 licenziamenti alla Swissmetal di Dornach, le lettere sono state scritte e inviate ai diretti interessati e gran parte di quello che poteva essere discusso è stato discusso. Area ha fatto il punto della situazione con Patrick Krey, presidente della Commissione aziendale.
«So che tra i 182 licenziati ci sono due colleghi della Commissione, che cercheremo di salvare. Girava voce che avrebbero licenziato anche il presidente, cioè me, ma per ora non ho ricevuto nessuna notizia in tal senso», spiega Patrick Krey. Attualmente le 124 persone risparmiate dal licenziamento lavorano su chiamata perché manca lavoro, sono solo tra i 30 e i 40 gli operai che si recano in fabbrica ogni giorno, gli altri restano a casa ad aspettare che squilli il telefono per dir loro di rientrare.
Almeno una questione è stata sciolta: i lavoratori riceveranno il salario di agosto (chi è stato licenziato lo riceverà fino alla data effettiva del licenziamento, vedi box). «Il salario non dovrebbe più essere in forse. A chi è a casa ad aspettare di essere richiamato al lavoro vengono scontati i giorni in più fatti in precedenza e i giorni di vacanza che rimangono. Io ad esempio ho ancora circa 100 giorni supplementari da recuperare e 45 giorni di vacanza (15 ancora dall'anno scorso)», prosegue Krey, che si lamenta per le poche informazioni date dalla direzione. «Fanno una riunione a settimana tra la direzione e la trentina di operai che sono effettivamente attivi, ma sempre per dire che non c'è niente di nuovo». Per ora, l'unica novità risale a martedì 6 settembre, quando la direzione ha annunciato di aver fatto domanda per la disoccupazione parziale a partire dalla prossima settimana.
I 124 lavoratori rimasti a Dornach stanno quindi vivendo una situazione di quotidiana incertezza, che a lungo andare diventa logorante, come spiega Krey: «Siamo tutti in attesa di sapere se continueremo a lavorare o no, questo è difficile da sopportare, soprattutto per chi è a casa in "vacanza forzata". Non è facile passare il tempo così, settimana dopo settimana. Io oggi ho chiamato la banca, il salario è entrato, quindi per il momento va bene, ma poi?».
A Dornach i "superstiti" sperano, o meglio si augurano, che Swissmetal possa evitare il fallimento, ma attualmente c'è poco lavoro e secondo Krey «se davvero volessero salvare qualcosa dovrebbero muoversi molto più velocemente perché così le spese si accumulano e se non ci sono entrate...». Al momento la produzione è ridotta, ma secondo il presidente della Commissione aziendale non è sufficiente e anche a Reconvilier si inizia a soffrire un calo di produzione: «a Dornach produciamo anche per Reconvilier, gli forniamo materiale che dev'essere finalizzato da loro. Quindi se noi lavoriamo poco anche i colleghi del Giura subiscono il contraccolpo».
Oggi, infatti, dopo gli smantellamenti dell'inizio degli anni 2000 (che hanno dato luogo a un lungo sciopero nel 2006), la fabbrica di Reconvilier non è più autonoma. Se Dornach dovesse chiudere, anche la sede giurassiana sarebbe destinata alla stessa fine «a meno che non mettano in atto il piano 1», spiega Krey. Il piano 1 consisterebbe nel mantenere una quarantina di lavoratori a Dornach che lavorerebbero unicamente per Reconvilier «ma tener aperta una fabbrica così grande per una produzione così ridotta è quasi impraticabile», commenta scettico.
Krey non lavora dal mese di luglio, ma dice che il clima in fabbrica è piuttosto teso a causa dell'incertezza che regna: «quest'estate hanno interrotto il lavoro per un giorno, dicendo che fintanto che il destino di Dornach non fosse stato chiaro, non avrebbero lavorato, ma poi la direzione li ha un po' tranquillizzati e hanno ripreso».
Quanto ai legami che ci sono tra quello che sta succedendo oggi nel Canton Soletta e quanto successo nel 2006 nel Canton Berna, sicuramente lo smantellamento di Reconvilier e la sua mancata autonomia attuale hanno un peso, ma non per Dornach, che altrimenti avrebbe dovuto far fronte a questo genere di problemi con qualche anno d'anticipo (vedi area del 26 agosto). All'epoca Reconvilier non ricevette una grande solidarietà dai colleghi di Dornach: «nel 2006 come Commissione aziendale non avevamo molti contatti con quelli di Reconvilier, ricevevamo solo alcune eco contraddittorie e non sapevamo se credere alla direzione o ai ragazzi di Reconvilier», spiega Krey. Oggi le cose sono diverse, le due Commissioni sono in contatto, si telefonano e si riuniscono, quindi conoscono molto meglio le reciproche situazioni e c'è più solidarietà tra i due siti (prima molto più autonomi l'uno dall'altro anche a livello di produzione).

Meno soldi per i frontalieri licenziati

Swissmetal verserà gli stipendi di agosto grazie all'accordo raggiunto tra l'azienda, la banca creditrice Bnp Paribas e Fritz Rothenbüler (commissario incaricato di sorvegliare il mantenimento degli attivi da parte dell'azienda debitrice). Alle 182 persone licenziate sarà versato il salario fino al 22 agosto (data del licenziamento) dopodiché avranno diritto alla disoccupazione: chi è sposato riceverà l'80 per cento del salario, mentre chi non è sposato ne riceverà il 70 per cento. «Al momento della vendita o del fallimento di Swissmetal, avranno diritto a recuperare il restante 20 o 30 per cento in quanto creditori di prima classe», spiega Fritz Rothenbüler.
Non la fa così semplice Jean-Luc Johaneck, presidente del Comitato per la difesa dei lavoratori frontalieri dell'Alto Reno: «l'80 per cento dei lavoratori di Swissmetal è frontaliere, il 75 per cento di loro vive in Francia, dove il sistema dell'assicurazione disoccupazione è molto diverso che in Svizzera. In questo caso, infatti, i frontalieri francesi licenziati da Swissmetal potrebbero ricevere delle indennità di disoccupazione che corrispondono solo al 57,4 per cento del loro salario lordo», ha spiegato nei giorni scorsi a Le Jurnal du Jura.
Il 20 settembre dovrà esser presa la decisione riguardo al fallimento o alla possibile ristrutturazione del debito di Swissmetal.



Pubblicato

Venerdì 9 Settembre 2011

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