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Fuori Blocher, dentro noi

di

Can Tutumlu
Intervista a 360 gradi con Ruth Genner – presidente dei Verdi svizzeri – che non nasconde che i ranghi del suo partito sono pronti per il Consiglio federale. Forti del crescente consenso popolare (7,4 per cento nelle ultime elezioni) si dichiarano disposti ad entrare nel gruppo dei “sette saggi”. A una condizione però : «fuori il signor Christoph Blocher, con lui non siamo disposti a lavorare». Abbiamo incontrato Ruth Genner nella suggestiva cornice della regione del Malcantone, più precisamente a Sessa, località che aveva scelto per una salutare gita mattutina per boschi e sentieri rinviata a causa della pioggia. Si può ancora fare politica usando come cavallo di battaglia l’ecologismo? Esiste una frattura interna fra la corrente “idealista” e quella “realista” nei Verdi svizzeri? Ruth Genner dopo le elezioni del 2003 i Verdi svizzeri sono diventati ancora più forti di prima. I consensi sono al 7,4 per cento. Siete pronti per entrare in Consiglio federale? Certo, però ad una condizione: vogliamo un programma comune sul quale ci sia un accordo di fondo su cui lavorare. Anche con Christoph Blocher in governo? No, questo è uno di quegli accordi di base di cui le parlavo. I Verdi non entreranno in governo se c’è Blocher, né con lui né con un altro democentrista. Non vogliamo una concordanza quantitativa come quella attuale, ma una qualitativa fatta di obiettivi comuni. Ci sono parecchi liberali che cominciano a pentirsi di aver fatto entrare Blocher in governo. Mi può fare altri esempi di condizioni “sine qua non”? L’Udc non vuole sentir parlare dell’Unione europea… con un governo del genere non si può lavorare. Cosa ne pensa di Joschka Fischer – ministro degli esteri verde al governo tedesco – che ha mandato truppe militari in Afghanistan? È qualcosa che ci ha inquietato molto. A tal punto che avevamo scritto una lettera ai Verdi del Parlamento tedesco. Se per stare nell’esecutivo di un governo ci si deve piegare alla logica della guerra allora forse è meglio stare all’opposizione. Per i Verdi svizzeri la pace non si può contrattare col potere politico. Non trova che questo fatto mette in evidenza una spaccatura all’interno del suo partito fra quelli che vengono chiamati “realisti” e gli “idealisti”? Riprendiamo l’esempio di Fischer, era veramente combattuto quando ha dovuto prendere una decisione. Pensi al discorso che ha fatto sull’entrata della Turchia nell’Ue, per lui è un processo di pace. Ma allora come interpreta il caso di Verena Diener uscita in malo modo dai Verdi svizzeri per fondare un proprio “Partito verde liberale”? È una spaccatura per tutte le persone che sono in un Governo. Non è possibile essere sempre d’accordo con le file del proprio partito e allo stesso tempo mantenere il principio della collegialità. Un principio che presuppone uno scopo comune. Per Verena Diener si è trattato di questo. Chi invece non ha lotte interne, nel senso che non ha voluto mai scegliere, è il signor Blocher. È entrato nel Consiglio federale ma è rimasto di fatto sul trono del leader provocatore dell’Udc. Lui continua a fare ciò che conviene al suo partito senza pensare al bene del popolo svizzero. Ruth Genner, lei è considerata un’idealista all’interno del suo partito. Mi sembra di capire che se entra in Consiglio federale diventerà una “realista”… Credo che esistono due ruoli diversi che si deve essere in grado di saper giocare. Un partito non può essere già realista all’inizio, ci vuole discussione politica. Questo vuol dire che ci si deve saper profilare, avere una linea chiara e degli obiettivi da perseguire. In Svizzera invece l’azione politica è frutto della concordanza fra diverse idee politiche. Verena Diener non può dire di fare una politica verde nel Consiglio di Stato zurighese. Quella è la politica del canton Zurigo e basta. Questa è la difficoltà che lei ha vissuto. Le hanno chiesto di fare risparmi in ambiti che lei non si sentiva di fare, eppure ha difeso la linea dell’esecutivo. Una bella rottura interna che un politico in Svizzera deve essere in grado di gestire. Un’alternativa a questo sforzo potrebbe essere quella di avere anche in Svizzera 4 anni consecutivi guidati con il principio della maggioranza politica. Cosa ne pensa? Quando le ho parlato di un programma comune fra i partiti al Governo intendevo proprio questo: una maggioranza di intenzioni che non significa per forza una maggioranza di partito al governo. Oggi in Svizzera non c’è né l’una né l’altra cosa. C’è solo una legislatura in cui periodicamente il “blocherismo” vuole fare di testa sua, come se avesse una missione divina da portare avanti. Il Ticino è uno dei cantoni in cui i problemi ambientali sono più forti, eppure i Verdi non hanno molto peso politico. Come mai? I Verdi sono innanzitutto attenti ai problemi dell’ambiente, ma per poter veicolare queste idee devono poter usufruire dei canali mediatici. Forse nel Ticino dei media non si è ancora arrivati al giusto grado di sensibilità in questo senso. Noto che c’è una forte spaccatura fra l’alta sensibilità ecologica nelle grandi città della Svizzera tedesca e il resto del paese ma le cose stanno evolvendo anche in questo senso. I maligni dicono che quando i verdi maturano diventano rossi. È vero? Non sono d’accordo. I Verdi hanno un profilo ben distinto. Ciò non toglie il fatto che a livello di obiettivi politici spesso ci troviamo a combattere sulla stessa linea dei socialisti e questo non è certo un male. Quali sono le differenze coi socialisti? Quella più forte si vede quando c’è di mezzo il lavoro. I socialisti perorano le cause di insediamenti industriali purché offrano posti di lavoro, anche se da un punto di vista dello sviluppo sostenibile non c’è niente che si può difendere. Pensi alle baruffe che abbiamo avuto coi socialisti sull’aeroporto di Zurigo…2 miliardi di franchi alla Swiss gli hanno voluti dare anche i socialisti. Ne valeva la pena? Anche sul fronte del turismo “a tutti i costi” non andiamo mica sempre così d’accordo. Non basta pensare ai posti di lavoro per giustificare tutto, ci vuole una visione più ampia… Mi può fare il bilancio di un anno di Consiglio federale di destra? È un anno di insuccessi, finora hanno perso 8 votazioni su 10 e non hanno varato progetti per il futuro della Svizzera. Litigano fra di loro senza pensare al domani. Il mio giudizio è negativo. Cosa voterà il 28 novembre sulle cellule staminali? I Verdi non sono contro la ricerca ma con le cellule staminali si oltrepassa una frontiera etica dalla quale non si può fare ritorno. Voterò di no perché non si possono manipolare gli embrioni umani. È contrario anche alla costituzione elvetica. In questi tipi di ricerca noi non vediamo un limite chiaro che viene posto ma notiamo piuttosto la creazione di una montagna di false speranze di malati e dei loro famigliari. Non si può giocare coi loro sentimenti. Al giorno d’oggi si può fare ancora politica usando come cavallo di battaglia l’ambiente? Che ci siano problemi ambientali non solo in Svizzera ma a livello mondiale è sotto agli occhi di tutti. E noi facciamo parte dell’ambiente, volenti o nolenti è qualcosa che ci riguarda tutti. L’ambiente si impone a noi. Ed è qualcosa che sarà sempre più all’ordine dell’attualità e che dovrà essere oggetto di discussione a livello globale. In questo senso è un cavallo di battaglia ancora valido.

Pubblicato

Venerdì 19 Novembre 2004

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