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Fuitina a cornaredo, forse matrimonio

di

Libano Zanolari
Di solito il giovanotto rapisce la ragazza inscenando una fuga, la famosa “fuitina”, e poi la sposa. Per forza, si dirà, sennò rischia la “lupara”. In realtà si tratta sovente di un gioco delle parti; la notte d’amore e il susseguente matrimonio riparatore stanno bene a tutti. La vicenda può sconfinare nel folclore regionale, retaggio di un passato in cui il maschio doveva dare dimostrazione di audacia. Ma ora? I contorni non sono più netti: chi è di fatto il maschio e chi la femmina? Chi forza, almeno formalmente, l’evento e chi lo subisce? Se dalle nostre parti, per esempio, una ragazza della “Chiodenda” di Agno originaria di Cademario desidera andare in sposa a un signore che ha la villa con vista sul Lago di Lugano e su Cornaredo, che accade? I ruoli possono essere rovesciati; la promessa sposa, varcata come Coppi la Crespera, si presenta in casa del fidanzato portandosi dietro parte del corredo su cui ha già ricamato le iniziali sue e del futuro marito. La famiglia, in seguito a certe malversazioni di qualche pecora nera e in seguito a certi “impedimenti dirimenti”, sta ricostruendo la sua fortuna partendo da zero o quasi; qualche compromesso si deve fare, ma non al punto da sbagliare completamente mossa. Quella della ragazza malcantonese, nel frattempo, grazie a certi vitigni riscoperti e a certe ricette della nonna, ha fatto progressi in pecunio e status sociale, e con un po’ di fortuna potrebbe presto entrare nei salotti che contano; dai quali i luganesi sono stati tolti non per censo ma per disposizioni legali. Che fare? La zia Ersilia dubita della ricchezza della pretesa sposa che definisce «più che promossa, autopromossa». Un’altra, la Santina, dice che la ricchezza, a quanto le ha confidato la Domenica, c’è tutta, ma non si sa da dove venga. La signora Lilin di Aranno, famosa per i formaggini e i prodotti dell’orto, afferma che questa fretta è sospetta: era vecchia norma per un “toson” malcantonese essere molto riservata e umile nei costumi e nelle parole. Romilde invece sostiene che la ricchezza persa va ricostituita da soli, pagliuzza su pagliuzza, come le formiche. Una bella storia, che oltretutto promette ancora molto. Anche perché c’è chi comincia a dire o a pensare “mogli e buoi dei paesi tuoi”. Anzi, c’è chi parla di tradimento. Che la ragazza si rimetta le zoccole e la gonna alla caviglia. Per la gioia dell’Ersilia che aveva già espresso i suoi dubbi: «in società non farà mica fare brutta figura al nostro Giulietto, così fine, così educato…».

Pubblicato

Venerdì 10 Ottobre 2003

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