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«Fu molto difficile all’inizio»

di

Claudio Carrer
Due anni fa, secondo i vertici delle Ffs, le Officine non avevano futuro. Oggi la situazione è radicalmente cambiata agli occhi di tutte le parti coinvolte. Il mediatore Franz Steinegger è soddisfatto dell'esito della tavola rotonda?
Sono molto contento, perché entrambe le parti traggono profitto dal risultato della tavola rotonda. In particolare le Officine, il cui futuro oggi è assicurato.
Quali elementi sono stati decisivi per raggiungere l'intesa?
[pensa a lungo] Credo sia stato decisivo interrogarsi sulle prospettive della manutenzione a Bellinzona del materiale rotabile delle Ferrovie federali svizzere nel suo complesso (dunque sia quello di Cargo sia quello per il trasporto delle persone) che ha poi portato le Officine a finire sotto il controllo della Divisione viaggiatori delle Ffs. Questo passaggio, in un primo tempo osteggiato dai lavoratori, è stato a mio avviso fondamentale. Insieme naturalmente all'accettazione da parte delle maestranze delle Officine di aumentare la produttività di circa il dieci per cento.
La ricerca di una soluzione è stata determinata più dal conflitto tra lavoratori e Ffs o da quello tra il Ticino e la Berna federale?
In Ticino la vicenda delle Officine è stata sicuramente vissuta come un doppio conflitto: la decisione delle Ffs veniva dunque interpretata come una nuova pretesa da parte della Berna federale, la quale  aveva però a sua volta dimostrato perlomeno scarsa attenzione. Le era in particolare "sfuggito" quanto era stato promesso al Ticino (e in Ticino) solo un paio di anni prima: la precedente dirigenza di Cargo era infatti scesa a Bellinzona per presentare al Municipio e al Consiglio di Stato grandi progetti per il futuro.
Il conflitto di carattere regionale ha aiutato a trovare la soluzione?
Credo che la volontà generale di risolvere il conflitto abbia accresciuto la disponibilità di entrambe le parti ad accantonare la protesta e a lavorare alla ricerca di soluzioni.
Quanto è stato difficile portare avanti una discussione tra manager d'impresa e lavoratori su un piano paritario?
In una prima fase è stato veramente difficile, anche perché andava ristabilito un rapporto di fiducia che si era completamente rotto. Inoltre bisognava garantire alle parti la possibilità di presentare le loro posizioni in modo chiaro e preciso e anche di ripeterle più volte, il che comportava disponibilità all'ascolto da parte dell'altro. Una disponibilità che a volte, complice magari l'utilizzo di un linguaggio molto sindacale e retorico, veniva meno. Insomma, non è stato facile, anche se devo dire che le cose sono molto migliorate quando le Ffs hanno intuito che a Bellinzona si facevano passi in avanti dal punto di vista industriale.
A questo punto si è giunti dopo uno storico sciopero, che in questo Paese non è uno strumento di lotta usuale...
(interrompe) «Giusto».
Se guarda a tutta la vicenda in modo retrospettivo, ritiene che quella decisione dei lavoratori delle Officine e dei sindacati fu giusta?
Non sono in grado di valutare se si sarebbe giunti a una soluzione anche senza lo sciopero. Ma sicuramente una reazione forte dei sindacati e della Commissione del personale si imponeva. Lo sciopero ha significato una violazione del Contratto collettivo di lavoro (che ne prevede il divieto). Contratto violato però anche dalla direzione delle Ffs che sui suoi piani di ristrutturazione non aveva consultato il personale. Durante la tavola rotonda ho dunque proposto e ottenuto che questa discussione inutile venisse messa da parte.
Il metodo della tavola rotonda è a suo avviso un modello esportabile per la risoluzione di altri conflitti nel mondo del lavoro?
Il confronto e la discussione sono sempre esportabili. Il caso delle Officine è però particolare nella misura in cui con una serie di misure di carattere organizzativo è stato possibile creare una nuova promettente base di partenza. È stata una grande opportunità.
Ora, la tavola rotonda ha ancora ragione di esistere?
Abbiamo stabilito che nel maggio 2011 si terrà ancora una riunione e che sarà l'ultima. In un certo senso oggi rappresenta una sorta di "assicurazione" per il personale delle Officine: se dovesse avere dei problemi nei contatti diretti con la dirigenza delle Ferrovie, avrà a disposizione una piattaforma di discussione, che ha già dato prova di saper riavvicinare le posizioni. In ogni caso il mio mandato terminerà nel maggio 2011.

Pubblicato

Venerdì 11 Giugno 2010

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