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Dolce casa

Frenare l’aumento delle pigioni

di

Adriano Venuti

Sono trascorsi oltre due anni da quando l’iniziativa popolare “No alle pigioni abusive, Sì alla trasparenza: per l’introduzione del formulario ufficiale a inizio locazione” è stata consegnata alla Cancelleria dello Stato. Promossa dall’Associazione Svizzera Inquilini - Sezione della Svizzera italiana e appoggiata da un grande numero di associazioni e partiti politici, con le sue 7.606 firme, chiede di introdurre un formulario da compilare all’inizio di ogni nuova locazione, sul quale riportare la pigione versata dal precedente locatario, gli eventuali aumenti e la loro motivazione. È uno strumento che permette all’inquilino di verificare la correttezza della pigione iniziale così da poterla eventualmente contestare, in modo da porre un freno agli aumenti ingiustificati. È una realtà in sette cantoni che ne hanno introdotto l’obbligo.


La scelta di lanciare un’iniziativa popolare, si è resa necessaria dopo che il Gran Consiglio ha respinto una simile proposta parlamentare.
Attualmente l’iniziativa è al vaglio della Commissione costituzione e leggi, la quale sta provvedendo a redigere un testo conforme che permetta di rendere realtà la nostra proposta. Purtroppo, però, dalla Commissione non stanno arrivando segnali incoraggianti. La proposta che ci è giunta, non rispecchia pienamente lo spirito e l’intenzione che ci hanno spinti a raccogliere le firme. Il testo commissionale prevede di introdurre il formulario ufficiale nel caso in cui il tasso di penuria di alloggi disponibili sia inferiore all’1,5% e che lo sia per almeno due anni.

 

Noi, invece, riteniamo che il tasso minimo di sfitto debba essere del 2% e che nel calcolare questo tasso si tenga conto unicamente degli alloggi vuoti posti in locazione, escludendo quindi quelli in vendita o liberi per altri motivi.


Aspetti ancora più importanti oggi con il mercato dell’alloggio fuori da ogni controllo e anche da ogni logica. La speculazione edilizia ha sì fatto aumentare la disponibilità di alloggi nuovi, ma si tratta di abitazioni che la maggior parte della popolazione, delle lavoratrici e dei lavoratori, non possono permettersi. Appartamenti di alto standing offerti a prezzi impossibili.


È ora che la politica, la finanza e il mondo economico si schierino apertamente dalla parte delle fasce più deboli della nostra società, comprendendone i bisogni reali e offrendo soluzioni.

Pubblicato

Giovedì 3 Dicembre 2020

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