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Formazione in festa

di

Veronica Galster
Più formati per integrarsi meglio. Era questa l'idea di alcuni immigrati italiani che, quarant'anni fa, hanno dato avvio all'attività in Svizzera.

L'Ecap, è dal 1983 una fondazione di diritto svizzero, ed è nel tempo divenuta per numero di allievi (oltre 25.000 all'anno) e ore di formazione organizzate (oltre 120 mila) la terza forza nel panorama della formazione continua in Svizzera. Da 40 anni l'Ecap ha per missione principale il sostegno all'integrazione sociale e professionale degli immigrati, si batte per dare loro opportunità di inclusione sociale e cittadinanza. Nata nei primi anni settanta come risposta della comunità italiana in Svizzera a un bisogno di formazione e integrazione, l'Ecap ha una storia che può insegnare, ad esempio, come l'integrazione sia un processo lungo, che richiede l'impegno di tutta la società, ma che può anche partire dal basso. Per capire la sua nascita, occorre fare qualche passo in dietro nella storia dell'immigrazione.
Già negli anni cinquanta, la richiesta di manodopera straniera in Svizzera era alta. Molto spesso capitava che i lavoratori stranieri che arrivavano non avessero finito la scuola dell'obbligo nel loro paese d'origine, cosa che poteva trasformarsi in un ostacolo quando si trovavano confrontati con l'organizzazione del lavoro industriale. L'esigenza di una formazione maggiore da parte di questi lavoratori cominciò così a prendere forma finché, negli anni sessanta, le varie associazioni d'immigrati e le organizzazioni sindacali iniziarono a promuovere corsi di qualificazione di base. L'obiettivo era permettere a queste persone di ottenere gli attestati professionali normalmente rilasciati dai paesi d'origine, ma anche di acquisire le competenze necessarie a svolgere professioni più specializzate nell'industria. Inizialmente i corsi erano organizzati sulla base del volontariato (alcuni lavoratori specializzati e studenti che, la sera, insegnavano ai propri colleghi a fare i calcoli professionali, a manovrare le macchine, a leggere i disegni, ecc.) ed erano in gran parte finanziati dai paesi d'origine.
La politica svizzera d'immigrazione mirava all'integrazione professionale degli stranieri, più che a quella sociale, e la loro permanenza sul territorio elvetico era considerata limitata nel tempo. Per questo, anche i corsi di formazione organizzati in quegli anni si concentravano sulle competenze professionali ed erano tenuti nella lingua del paese di provenienza (solo più tardi è nata la necessità di corsi di lingua locale). È in questo contesto che, da una collaborazione con la Cgil e la Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera, inizia a Zurigo la storia di "Ecap sede svizzera", nel 1970.
Nel corso degli anni l'immigrazione cambia, i ricongiungimenti famigliari portano in Svizzera più donne e bambini rispetto al passato e, accanto ai corsi di qualificazione di base, nasce l'esigenza della formazione delle seconde generazioni. Al contempo, cresce anche la necessità d'imparare la lingua locale per migliorare l'integrazione sociale di queste famiglie. L'offerta formativa evolve assieme alle esigenze dei migranti, spesso dettate dalla politica d'immigrazione (a sua volta influenzata dalle esigenze del mercato del lavoro).
Nel 1984, Ecap diventa una fondazione ai sensi del Codice Civile svizzero e poco a poco la sua attività si estende anche ai migranti di altre nazionalità. Soprattutto dagli anni novanta, l'offerta formativa cambia radicalmente e si amplia. Questo anche come conseguenza di due elementi: le politiche d'integrazione messe in atto dalla Confederazione e dai Cantoni, in particolare il finanziamento di corsi d'integrazione per i nuovi arrivati; e le misure attive per il mercato del lavoro, che permettono a Ecap di lavorare su mandato degli Uffici cantonali del lavoro.
Negli ultimi vent'anni, la Fondazione Ecap si è quindi ridefinita: cambiando il pubblico di riferimento, passando da collaboratori volontari a formatori professionisti e dando maggiore importanza all'apprendimento della lingua della regione ospitante, oltre ad aumentare le regioni nelle quali opera. Infatti, oggi Ecap è presente in quindici cantoni, con nove centri di formazione continua.
I festeggiamenti per i 40 anni della Fondazione Ecap sono già in corso dal mese di settembre (un po'in tutta la Svizzera) e culmineranno con la festa di compleanno nella sede di Zurigo il 17 di dicembre.


Un'organizzazione che evolve

Nata per rispondere alle esigenze di qualifica professionale degli immigrati italiani, oggi Ecap estende la sua offerta formativa a tutte le persone poco qualificate, indipendentemente dal paese di provenienza. Un'evoluzione che è avvenuta poco a poco, come spiega ad area il suo presidente, Furio Bednarz.
Signor Bednarz, in questi anni Ecap è cambiata parecchio rispetto a quello che era negli anni settanta, quando il suo lavoro si concentrava sull'integrazione della comunità italiana in Svizzera. Che importanza ha oggi l'integrazione degli stranieri per Ecap?
Quello dell'integrazione è un ruolo che è rimasto fondamentale per la Fondazione. Il cambiamento essenziale di Ecap è che siamo partiti come un soggetto che lavorava nella comunità degli italiani (quindi con un'organizzazione legata alla rete comunitaria) e con un pubblico ben preciso (lavoratori maschi, italiani, generalmente attivi nei settori industriali e delle costruzioni), a un'organizzazione che si occupa d'integrazione degli stranieri, rivolgendosi all'insieme delle comunità di immigrati. Oggi, gli italiani che frequentano i nostri corsi rappresentano circa il 10 per cento del totale.
In quarant'anni Ecap ha saputo cambiare, adattandosi alle esigenze del proprio pubblico e della società. Quali sono le sfide che si potranno presentare in futuro?
Il nostro obiettivo resta sempre quello di lavorare per trovare tutte le opportunità possibili per sviluppare questo tipo di offerta formativa, rivolta ai pubblici meno qualificati. Siamo per la costruzione di una società accogliente e integrata, nella quale ognuno possa seguire la sua traiettoria, senza che le differenze di origine (che di per sé sono una ricchezza) diventino un ostacolo allo sviluppo personale e alla cittadinanza. Il futuro di Ecap è quello di continuare a battersi per questo modello di società. Poi ci sono anche delle incognite che ci preoccupano, ad esempio il fatto che in questo momento manchino degli strumenti chiari, anche da parte della Confederazione, per intervenire nel contesto della formazione continua. Un'altra preoccupazione è la nuova revisione della legge Ladi, che determinerà dei tagli di prestazioni, e questo sarà un problema per il nostro pubblico.
Signor Bednarz, c'è chi sostiene che con questa espansione e professionalizzazione, Ecap abbia un po' perso quel "calore" iniziale che la contraddistingueva. Cosa ne pensa?
Oggi siamo un'organizzazione che da lavoro a 500 persone in Svizzera, quindi abbiamo anche un grande senso di responsabilità, una struttura organizzativa molto solida e meno volontariato. Oggi il volontariato è sostituito da una professionalizzazione dei nostri formatori, ai quali cerchiamo di offrire delle buone condizioni di lavoro. Questo va anche a vantaggio del pubblico, al quale garantiamo una maggior professionalità, che significa anche qualità nelle risposte formative. Ma non vogliamo perdere la nostra capacità di fare cultura, di provocare riflessioni e lottare per i nostri ideali; perciò promuoviamo anche l'innovazione nella formazione e costruiamo alleanze strategiche, come quella realizzata con il sindacato.

Pubblicato

Venerdì 22 Ottobre 2010

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