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Formazione e accompagnamento

di

Anna Biscossa

In Ticino il 12% dei ragazzi che concludono un percorso nella scuola dell’obbligo si ferma e non prosegue la sua formazione né in una scuola a tempo pieno, né in un apprendistato. Molti tra loro sono destinati a cadere in assistenza in tempi brevi. A conferma di ciò le cifre dell’assistenza ci raccontano come circa la metà dei suoi assistiti non abbia conseguito un titolo secondario. In tal senso proporre un prolungamento dell’obbligo scolastico (come ha fatto recentemente il consigliere di Stato Bertoli) mi sembra essere una saggia idea. Altri Cantoni, come Ginevra, hanno imboccato esperienze analoghe e le stanno sperimentando con esiti fin qui molto positivi.


Davvero una buona idea dunque, ma a una condizione. Non è infatti pensabile, come troppo spesso è accaduto nella scuola e nella formazione, che un simile progetto possa essere implementato tenendo conto principalmente del contenimento delle risorse necessarie, piuttosto che del buon esito del progetto.


Tutti dobbiamo infatti essere consapevoli che investire nella formazione dei giovani è davvero un buon investimento, anzi un ottimo investimento che, se raggiungerà gli obiettivi voluti, permetterà di risparmiare importantissime e sostanziose risorse all’assistenza, ma non solo.


Per realizzare un simile progetto servono prima di tutto le aziende pronte ad accogliere, sia in stage che in formazione, questi giovani. Ma perché questo sforzo formativo delle aziende sia fatto con convinzione, è necessario che sia le aziende sia i giovani vengano accompagnati quasi individualmente, perché i risultati possano essere positivi.


Non va infatti dimenticato che sono i giovani con maggiori difficoltà scolastiche o che non hanno ancora in chiaro quali scelte professionali imboccare per il loro futuro a entrare in questo percorso formativo. E se a questo si aggiunge che molto spesso questi giovani non hanno alle spalle forti punti di riferimento familiari o sociali, un accompagnamento importante è irrinunciabile! Servono quindi punti di riferimento forti dentro e/o a fianco della scuola.
Ma non basta ancora! Sarebbe infatti davvero un gran peccato non utilizzare questi tre anni aggiuntivi in un percorso formativo per non arricchire in modo significativo e mirato le competenze attitudinali, culturali e formative di questi giovani. Come non immaginare quindi di promuovere l’apprendimento, con approcci didattici e pedagogici legati più alla pratica che alla pura teoria, ad esempio delle lingue, della formazione allo studio e all’apprendimento, dell’acquisizione di competenze nella comunicazione, ma anche dell’etica del lavoro e del comportamento, per fare solo alcuni esempi?


Si tratta di un progetto ambizioso che ha bisogno di risorse sufficienti, oltre che di buone competenze formative a tutti i livelli.
Ci sarà, nella prossima legislatura, al di là e oltre le dichiarazioni di principio oggi declamate quasi da tutte le forze politiche, la volontà di far quadrato attorno a questi giovani e ai loro bisogni? Come docente non posso che augurarmelo di cuore!

Pubblicato

Mercoledì 3 Aprile 2019

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