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Formazione degli interinali, sì e no

di

Stefano Guerra
Le agenzie di collocamento private devono contribuire alla formazione dei lavoratori “a prestito”? Sulla questione la Commissione speciale scolastica del Gran consiglio è divisa. Lunedì i commissari hanno infatti sottoscritto due rapporti sull’iniziativa parlamentare presentata il 23 giugno 2003 dai deputati Saverio Lurati e Marina Carobbio a nome del gruppo socialista: uno di maggioranza (che pur riconoscendone il fondamento invita il Gran consiglio a respingere l’iniziativa) e uno di minoranza (che invita il parlamento ad accoglierla). I deputati si chineranno sull’iniziativa nella seduta del Gran consiglio che prenderà il via lunedì 21 giugno. L’atto parlamentare fa parte di un pacchetto di cinque iniziative e una mozione presentate nel giugno del 2003 dal Partito socialista, che per l’occasione aveva pure reso pubblico il documento “Lavoro e occupazione – Documento del Ps ticinese per migliorare la situazione sul fronte dell’aiuto ai disoccupati e il sostegno alle imprese”. Il grosso degli atti parlamentari (incentrati su misure di aiuto mirate alle persone disoccupate: giovani con formazione insufficiente, giovani neolaureati, disoccupati fra i 30 e i 50 anni di età, disoccupati ultracinquantenni) era stato demandato alla Commissione della gestione, mentre dell’iniziativa che propone la creazione di un fondo cantonale finanziato dalle imprese interinali e destinato alla formazione dei lavoratori “a prestito” si è occupata la Commissione scolastica. Dall’esame dei documenti e dalle audizioni di funzionari non è scaturita una posizione unanime. Due, pertanto, i rapporti sul tavolo ad inizio settimana: uno di minoranza, sottoscritto dai socialisti Francesco Cavalli, Chiara Orelli e Mario Ferrari, da Jacques Ducry (Plrt) e Rodolfo Pantani (Lega), e uno di maggioranza firmato dagli altri commissari Plrt e leghisti, dai commissari del Ppd e da quello dell’Udc. Il rapporto di monoranza prende spunto dalla ricerca “Forme del lavoro e qualità della vita in Ticino” condotta un paio di anni fa da Christian Marazzi e Angelica Lepori del Dipartimento di lavoro sociale della Supsi. Lo studio aveva fra le altre cose fotografato la realtà del lavoro interinale in Ticino, gestito da una quarantina di agenzie (le agenzie private che si occupano in generale di collocamento sono 84) che nel 2000 avevano collocato 4’520 persone, l’89 per cento in più rispetto al ‘95. Nel suo rapporto il relatore della minoranza commissionale Francesco Cavalli porta a sostegno dell’iniziativa ragioni di equità e legate alla prevenzione degli infortuni. «Si può affermare che [le agenzie di collocamento interinale] “profittano” della formazione già data da altri», scrive Cavalli secondo cui anch’esse devono dare «un loro contributo alla formazione e alla riqualificazione dei lavoratori, al pari di altri datori di lavoro». Inoltre, prosegue Cavalli, «nemmeno la quota ipotizzata dello 0,5 per cento sulla massa salariale [che dovrebbe essere alimentato il fondo, ndr] può considerarsi penalizzante nei confronti delle agenzie interinali, tenuto conto dei margini di guadagno da esse realizzati con il collocamento temporaneo». Altra ragione per accogliere l’iniziativa è la necessità di prevenire gli infortuni (i dati Suva dicono che la frequenza degli infortuni di persone collocate tramite agenzie di lavoro interinale è «di parecchio superiore alla media»): «la prevenzione degli infortuni è una componente importante della formazione professionale, per cui anche le stesse agenzie interinali dovrebbero avere interesse per la creazione di corsi destinati ai loro iscritti», si legge nel rapporto. Di parere contrario è però la maggioranza della Scolastica. Il suo relatore Yasar Ravi (Ppd), da noi interpellato, afferma che il problema principale è costitutito «dalla tassa che le agenzie di collocamento finirebbero per caricare sulle spalle dei lavoratori». I commissari contrari all’iniziativa dicono comprenderne «la bontà», ma ritengono che essa sia «di difficile attuazione e praticabilità». Ricordano inoltre che le persone disoccupate che si rivolgono alle agenzie di collocamento «non sono necessariamente non formate o poco formate», temono una perdita di concorrenzialità di quelle che hanno sede in Ticino e propendono piuttosto per un potenziamento delle misure previste dalla Legge disoccupazione. Invitano pertanto il Consiglio di Stato a mettere in atto entro breve termine «delle strategie volte a meglio favorire la formazione o una nuova formazione di disoccupati, evitando di indirizzare queste persone verso la più comoda e disimpegnata via dell’agenzia di collocamento». Al Gran consiglio, fra poco più di una settimana, l’ultima parola.

Pubblicato

Venerdì 11 Giugno 2004

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